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Addio a Walter Bonatti, alpinista e scrittore

E' morto improvvisamente, ieri sera, a Roma, per una malattia

14 settembre, 12:48
Una recente immagine dei due alpinisti Reinhold Messner e Walter Bonatti
Una recente immagine dei due alpinisti Reinhold Messner e Walter Bonatti
Addio a Walter Bonatti, alpinista e scrittore

ROMA  - Il grande alpinista, giornalista e scrittore Walter Bonatti, leggenda dell'alpinismo italiano, è morto improvvisamente, ieri sera, a Roma, per una malattia. Lo riferisce in una nota l'editore Baldini Castoldi Dalai. La salma sarà trasportata a Lecco dove sabato e domenica verrà allestita la camera ardente.

La notizia della morte di Bonatti è stata anticipata dal sito lastampa.it. Nato a Bergamo il 22 giugno 1930, Walter Bonatti è stato uno dei più grandi alpinisti a livello nazionale e internazionale, firmando alcune delle più audaci e complesse ascensioni tra gli anni '50 e '60. Inoltre è stato un apprezzato esploratore e autore di reportage sulle sue imprese in tutto il mondo. Iniziò a scalare sulle Prealpi lombarde subito dopo la guerra per poi cimentarsi sulle Dolomiti e sul Monte bianco. Nel 1951 compì la prima grande impresa: la prima scalata della parete est del Grand Capucin sul Monte Bianco. Seguirono altre ascensioni di assoluto valore nella stessa zona. Nel 1954 fece parte della spedizione italiana che conquistò il K2: per anni fu al centro di polemiche per il ruolo ricoperto durante la scalata, nella quale fu costretto a bivaccare a oltre 8.000 metri di quota e si salvò miracolosamente. Dopo un lungo caso giudiziario, sia i Tribunali sia lo stesso Cai riconobbero la sua versione come l'unica vera. Negli anni seguenti compì altre imprese sul Monte Bianco (pilastro sud-ovest del Petit Dru, la Poire, il Pilone centrale del freney) prima di chiudere la carriera con la prima scalata invernale in solitaria del Cervino nel 1965. Successivamente si dedicò alle attività di esploratore e reporter. Bonatti era stato insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce, Ordine al Merito della Repubblica Italiana e di Ufficiale della Legion d'onore francese.

ALL'ANSA GLI ULTIMI RICORDI DELL'ALPINISTA 
- Appena un anno fa lo scalatore Walter Bonatti aveva festeggiato il suo 80/o compleanno. Era ancora perfettamente in forma e aveva ricordato, con l'ANSA, le sue imprese assieme all'amico di sempre Reinhold Messner. "Non mi sento - aveva detto un vulcanico Bonatti - di avere 80 anni se penso all'intensità con la quale ho vissuto, credo di averne 200, per il resto mi sento come un quarantenne". "Non sono un figlio della montagna, ma del fiume Po che sognava le terre lontane di Jack London e Ernest Hemingway", aveva raccontato il bergamasco. "Sono un uomo fortunato - aveva aggiunto - perché queste terre ho avuto modo di vederle di persona, prima come alpinista e poi come inviato di Epoca". Bonatti non stava mai fermo, sembrava instancabile, di tanto in tanto si toccava i suoi capelli bianchissimi. "Ho abbandonato l'alpinismo estremo nel '65 perche' - aveva detto - con i mezzi tradizionali, ai quali avevo giurato fedeltà, potevo ormai solo più ripetermi. Ancora oggi vado in montagna e sono felice come lo ero quando scalavo le montagne più alte del mondo". Secondo Bonatti, "la corsa verso i record ha portato l'alpinismo, come gli altri sport, ai trucchetti. Né io né Reinhold abbiamo inseguito i record". Come giornalista - aveva ricordato Bonatti - "ho semplicemente riverso in parole il mio modo di essere".

MESSNER, UNO DEGLI ALPINISTI PIU' GRANDI  - "Bonatti è stato uno degli alpinisti più grandi della storia, l'ultimo alpinista tradizionale, fortissimo in tutte le discipline. Walter era però soprattutto una bellissima persona, tollerante e amorevole". Reinhold Messner ricorda così il suo amico, per il quale nel giugno di un anno fa aveva organizzato una festa per l'80/o compleanno. "Mi è stato detto - racconta Messner - che Bonatti fino all'ultimo non era a conoscenza della grave malattia che lo affliggeva e forse questo è stato un bene". "Walter - aggiunge - ci lascia un grande testamento spirituale, quello di un uomo pulito che per le vicende accadute sul K2 è stato calunniato per 50 anni, ma alla fine tutti gli hanno dovuto dare ragione".
 

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