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Denise, indagato D'Assaro ritratta: 'Non l'ho vista morta'

25 maggio, 17:54

MARSALA (TRAPANI)  - "Non so dov'é Denise, quello che ho detto oggi è la verità, come quello che ho detto fino al 2005. Quello che invece ho detto nel 2007 sono tutte fesserie. Non è vero niente. Ho detto che la bambina era morta perché mi volevo accattivare gli inquirenti. Chiedo perdono alla signora Piera Maggio per quello che ho detto. Mia moglie Rosalba Pulizzi mi ha detto che è stata lei a portare la bambina a Palermo assieme a Jessica". E' quanto ha dichiarato, rispondendo alle domande dell'avvocato di parte civile Giacomo Frazzitta, il pluriomicida Giuseppe D'Assaro davanti il Tribunale di Marsala nel corso del processo per il sequestro della piccola Denise Pipitone, la bambina rapita a Mazara del Vallo (Tp) l'1 settembre 2004, quando aveva poco meno di quattro anni.

D'Assaro alla fine del 2007 raccontò di essere stato chiamato dalla ex moglie, Rosalba Pulizzi, che gli consegnò, nel marzo 2007, una borsa estratta da un congelatore col corpo di Denise che lui gettò in mare a Palermo. L'uomo, nel giugno 1985, uccise a colpi di bastone Antonio Signorelli, 75 anni, per centomila lire. Per questo venne condannato e uscì dal carcere definitivamente alla fine del 2005. Il suo nome tornò tristemente alla ribalta nel luglio 2010 quando si costituì ai carabinieri per l'omicidio di Sabine Maccarrone, 39 anni, una donna di origine elvetica trovata morta il 16 aprile in un pozzo in un terreno di D'Assaro a Mazara del Vallo. D'Assero raccontò che Gianni Melluso, il pentito che accusò Enzo Tortora, era il mandante dell' omicidio di Maccarrone.

INDAGATO IN INCHIESTA BIS ACCUSA LA ZIA DELLA BAMBINA  - "Quando Denise sparì ero in carcere a Catania. La notizia l'ho appresa in tv e poi me ne parlò mia moglie, Rosaria Pulizzi, in un colloquio. In una lettera, inoltre, mia moglie mi disse 'ti parlero' dopò. Poi, durante un permesso dal carcere, mia moglie mi disse che la 'bambina si trovava a Palermo' e che 'l'aveva presa Jessicà. Non mi disse chi l'aveva portata a Palermo. Quando ho cercato di saperne di più, mi ha detto: 'mica posso rovinare mio fratello' riferendosi a Piero Pulizzi (padre naturale di Denise, ndr)". Lo ha detto  D'Assaro davanti il Tribunale di Marsala nel corso del processo per il sequestro della piccola Denise Pipitone, la bambina rapita a Mazara del Vallo (Tp) l'1 settembre 2004, quando aveva poco meno di quattro anni. Imputati sono Jessica Pulizzi, 24 anni, sorella (per parte di padre) della bambina rapita, accusata di concorso in sequestro di minorenne, e il suo ex fidanzato Gaspare Ghaleb, 26 anni, italo-tunisino, accusato di false dichiarazioni al pubblico ministero. "Vedevo che mia moglie - ha proseguito D'Assaro, rispondendo alle domande del pm Giacomo Brandini - aveva paura di parlare, anche se mi diceva che poi mi avrebbe detto come erano andate le cose, ma poi non me lo disse. Sempre mia moglie, nel 2003, mi aveva detto della relazione tra Piero Pulizzi e Piera Maggio e che Piero diceva a Piera 'lascia tuo marito e vieni con me, altrimenti mi prendo la bambina'. I rapporti con la mia ex moglie si sono interrotti quando ho raccontato queste cose". D'Assaro, nel dicembre 2007 aveva dichiarato che "Denise era morta dopo la somministrazione di tranquillanti" e poi sarebbe stata "gettata in mare al largo di Palermo". Una versione che non ha trovato riscontri e alla quale non ha mai creduto Piera Maggio, madre di Denise. Proprio in base a queste rivelazioni, però, D'Assaro è indagato (per occultamento di cadavere, calunnia e autocalunnia) in un secondo filone d'inchiesta assieme alla figlia Giovanna D'Assaro, al marito di questa, Antonino Cinà, e ad Anna Corona, ex moglie di Piero Pulizzi e madre di Jessica Pulizzi, a Maria Silvana Costa e a Giuseppe Lo Bono, tutti tirati in ballo dal D'Assaro che li ha accusati di avere avuto un ruolo nel sequestro della bambina.

NON TESTIMONIO ANZI SI' - "In carcere sono stato minacciato per le mie dichiarazioni sulla scomparsa di Denise. Alcuni detenuti mi hanno detto: tu parli troppo", afferma D'Assaro, che inizialmente, dopo avere fatto ingresso in aula, aveva detto di non volere rispondere ad alcuna domanda. E ciò nonostante il presidente Riccardo Alcamo gli abbia più volte ripetuto che essendo testimone, sia pure "assistito", in quanto indagato di reato connesso, non poteva rifiutarsi di rispondere o avrebbe commesso un reato (falsa o reticente testimonianza) e per questo sarebbe stato perseguito dalla legge. Prospettiva che, però, non gli ha fatto cambiare idea, che sta scontando una condanna all'ergastolo per l'omicidio di una ragazza elvetica, Sabine Maccarrone. A far breccia è stato l'avvocato Giacomo Frazzitta, legale di parte civile che assiste Piera Maggio, madre di Denise. "C'é una mamma che soffre." ha detto Frazzitta. "Allora parlo" ha risposto D'Assaro, che poco prima aveva detto: "Non voglio rispondere a nessuno. Tanto dicono che sono inattendibile".

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