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Nel 2010 127 donne uccise in Italia (+6,7%)

Indagine, in gran parte italiane, vittime compagni, ex o familiari

03 marzo, 13:44

BOLOGNA - Nel 2010 sono state 127, il 6,7% in più rispetto all'anno precedente, le donne uccise in Italia. "Sono dati allarmanti ed esponenziali, se consideriamo la crescita ininterrotta di questo tipo di eventi dal 2005 ad oggi", commenta la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, che l'8 marzo presenterà la ricerca 'Il costo di essere donna. Indagine sul femicidio in Italia', che indaga il fenomeno delle uccisioni legate alla violenza di genere. L'insieme dei dati quantitativi e qualitativi, che saranno disponibili anche sul sito www.casadonne.it, "ci restituisce - commentano le curatrici dell'indagine - un quadro allarmante, che mette in rilievo aspetti che ci si ostina ad ignorare e sottostimare".

La maggior parte delle vittime sono donne italiane (78%), così come la maggior parte degli uomini che le hanno uccise (79%). Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di mariti (22%), compagni, conviventi (9%) o ex (23%), ma anche figli (11%) e padri (2%); uomini con i quali le donne avevano una relazione molto stretta.

I motivi che hanno armato le loro mani apparentemente sembrano i più svariati. Spiccano un'incapacità di accettare le separazioni (19%), gelosie (10%) e conflittualità (12%), ma i delitti hanno, come sostrato culturale, "il pensare la donna quale oggetto di proprietà, privandola violentemente di uno spazio decisionale, individuale ed attivo". E "contrariamente a quanto i mezzi giornalistici spesso facciano trapelare - rileva la ricerca - il femicidio non è il frutto di un'azione improvvisa ed imprevedibile, bensì l'epilogo di un crescendo di violenza, a senso unico". Questi dati, per quanto sottostimati (si tratta infatti di una indagine solo sulla stampa nazionale e non dà conto delle molte donne scomparse, dei ritrovamenti di donne senza nome o dei casi non ancora risolti a livello processuale), confermano che "la violenza intrafamiliare è una altissima causa di morte: ma essa deve esser considerata solo l'apice di altre violenze subite e taciute, spesso per moltissimi anni".

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