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8 marzo: il perchè di un sì e il perchè di un no

Camusso: sì anche per rilanciare lavoro. Dall'Olio: orribile celebrare una tragedia

07 marzo, 12:58
Una ragazza con la mimosa
Una ragazza con la mimosa
8 marzo: il perchè di un sì e il perchè di un no

CAMUSSO, FESTEGGIARLO ANCHE PER RILANCIARE LAVORO - IL PERCHE' DI UN SI'
L'8 marzo sia l'occasione anche per rilanciare il lavoro femminile. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, alla vigilia della Festa delle donne, che quest'anno compie 100 anni, rimarca tutto il suo valore. Sulla cui attualità, ancora oggi dopo un secolo, non ha dubbi: "Certo che ha senso festeggiarla" risponde in un'intervista ad ANSA.IT. "Sapendo - aggiunge - che è un festeggiamento finalizzato a rendere questa giornata la vetrina di una serie di rivendicazioni". Lei, prima donna a guidare la Cgil, celebrerà l'8 marzo partecipando ad un saluto istituzionale del presidente della Repubblica. "Credo - osserva - che sia giusto valorizzare il fatto che il Quirinale dedichi quella mattina ad una riflessione sulla condizione delle donne". Poi volerà a Bruxelles per l'esecutivo della Ces (la confederazione dei sindacati europei) che si riunisce per discutere sulle prospettive della politica economica. Una festa, quella di martedì, che quest'anno assume anche un significato in più: "Cade dentro una stagione di mobilitazione delle donne per la loro dignità - sottolinea ancora Camusso - ed è questo un fatto molto importante". Dunque, un'occasione per rilanciare le parole d'ordine che hanno portato lo scorso mese tante donne in piazza. "Articolare maggiormente quelle parole - afferma - declinando la dignità non solo come riconoscimento delle persone, ma anche come 'lavoro', 'cittadinanza', 'funzionamento del Paese'".

Dunque, una festa anche per rilanciare il lavoro delle donne. Perché, se la crisi ha avuto effetti pesanti per tutti, li ha avuti ancor di più su di loro. "Una crisi - rileva - che nel nostro Paese si è voluta nascondere e si continua a farlo, visto che ogni volta che ci sono i dati sulla cassa integrazione o la disoccupazione, si prosegue a raccontarli come fossero miglioramenti. La verità è che durante la crisi, l'occupazione femminile è ulteriormente diminuita e che, di fronte ad una disoccupazione in aumento tra le donne, è ormai impressionante la quota che riguarda quelle giovani". Per questo la sua convinzione è che l'8 marzo non deve essere un giorno dedicato genericamente alle donne. Piuttosto un giorno dedicato sì a loro, ma per costruire soluzioni e proposte, anche e soprattutto sul fronte del lavoro. Come agire? "Ormai - risponde la sindacalista - tutti gli studi economici sostengono che l'occupazione femminile abbia un'efficacia di crescita superiore, perché genera non solo reddito ma anche altro lavoro. Per questo servono politiche di incentivazione del lavoro, perché sia stabile e per le assunzioni. E perché ci siano i servizi".

DALL'OLIO, ORRIBILE FESTEGGIARE UNA TRAGEDIA - IL PERCHE' DI UN NO
"Non mi è mai piaciuta l'idea di festeggiare la tragedia di 150 persone morte in un incendio nelle fabbriche nel 1911: è orribile". Anselma Dall'Olio, scrittrice e giornalista, è tranchant nel bocciare l'8 marzo. Festeggiarlo, è la sua tesi, non è ora d'attualità, così come non lo è stato in passato: "Non si festeggia un giorno solo l'anno. Non c'é un giorno dell'uomo, perché tutti i giorni devono appartenere alle donne". La sua convinzione è che ormai sia un anniversario senza più colore politico. "Anche se - sottolinea - questo tipo di festeggiamento, quello di una tragedia, non è nel dna della destra, almeno di una destra moderna". Così come non ha dubbi sul fatto che non siamo agli albori di un nuovo movimento femminista, dopo la manifestazione di febbraio delle donne 'Se non ora quando'.

"Dubito fortemente - dice a questo proposito - già scendere in piazza per conto di qualcun'altro non è una cosa femminista. E poi il moralismo non è femminista". Battaglie femministe che la giornalista rivendica: "Io appartengo alle lotte degli anni sessanta e settanta. Ma erano per la fine del moralismo, del dividere le donne in 'perbene' e in 'permale' e del criticare i comportamenti sessuali anche degli uomini". Tutto ciò, invece, "appartiene al moralismo".

 

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