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Iraq, ex ostaggi; Frattini e D'Alema: c'erano contractor

Ministro ed ex ministro degli Esteri depongono per il processo Stefio-Spinelli

25 marzo, 18:02
Iraq, ex ostaggi; Frattini e D'Alema: c'erano contractor
Iraq, ex ostaggi; Frattini e D'Alema: c'erano contractor
Iraq, ex ostaggi; Frattini e D'Alema: c'erano contractor

(di Roberto Buonavoglia)

BARI - "Non esprimo giudizi sull'attività dei contractor perché ho appena deposto ad un processo che è in corso: sono attività che si sono svolte, che si svolgono e che probabilmente si svolgeranno". Se la difesa degli imputati cercava conferme, seppur indirette, dalle parole del ministro degli Esteri, Franco Frattini, sull'utilizzo di società di security private in Iraq, quella conferma l'ha avuta oggi.

Ma quell'avallo per la procura è irrilevante perché il processo a carico di Giampiero Spinelli e Salvatore Stefio, in corso davanti alla Corte d'assise di Bari, non vuole verificare se in Iraq operassero o meno società di sicurezza private, ma se i due italiani imputati abbiano 'arruolato' tre loro connazionali al fine di far loro svolgere operazioni di sicurezza e scorta armata privata, fatto questo che è proibito e sanzionato dall'articolo 288 del Codice penale: 'arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero'. Oggi al processo a carico di Stefio e Spinelli hanno deposto tre testimoni eccellenti: il responsabile della Farnesina, Franco Frattini, nella sua precedente qualità di ministro degli Esteri dal novembre 2002 al novembre 2004, Massimo D'Alema, che ha ricoperto lo stesso incarico nel governo Prodi dal 2006 al 2008, e l'ex direttore del Sismi, Nicolò Pollari. Tutti e tre hanno risposto alle domande degli avvocati Francesco Maria Colonna e Antonello Patané, difensori di Spinelli e Stefio, accusati di aver arruolato Didri Forese e gli ex ostaggi italiani Umberto Cupertino e Maurizio Agliana. Questi ultimi due, insieme a Stefio e Fabrizio Quattrocchi, furono catturati in Iraq il 12 aprile 2004 e liberati dopo 56 giorni. Quattrocchi fu invece ucciso. Dai testimoni la difesa ha voluto sapere se il governo italiano in passato ha stanziato fondi per utilizzare i contractor per garantire sicurezza agli imprenditori e funzionari italiani presenti in Iraq. Fatto questo che il pm Manfredi Dini Ciacci ritiene irrilevante ai fini processuali e, per questo, non ha rivolto alcuna domanda ai testimoni. "Sapevo certamente - ha detto Frattini rispondendo ai legali - che in Iraq vi erano società di contractor e vi lavoravano anche degli italiani". "Qualche giorno prima del rapimento, il 9 aprile 2004, il nostro ambasciatore in Iraq, De Martino - ha aggiunto Frattini - trasmise a Roma un elenco con i nomi di 9-10 italiani presenti in Iraq nel quale erano inseriti anche i nominativi di coloro che furono poi sequestrati; per questi ultimi c'era l'indicazione dell'attività che essi svolgevano: 'servizi di protezione personale e di sicurezza privata in favore di manager di societa' di telecomunicazioni americanà". L'elenco con i nominativi dei sequestrati - ha ricordato il ministro - fu consegnato all'ambasciatore De Martino dal direttore amministrativo della 'Dts limited secured'", società per la quale i sequestrati lavoravano come body-guard. "Tutti sanno - ha confermato D'Alema - che in Iraq operavano società di vigilanza e di protezione, alcune delle quali erano autorizzate dalle forze alleate ad operare sul terreno". L'ex ministro ha spiegato che "il governo Prodi, sino a fine 2006, fu presente con un proprio contingente in Iraq. Nel momento in cui furono ritirate le nostre forze armate si pose il problema della protezione del personale italiano, imprenditori e funzionari, che rimanevano in Iraq: chi si trovava nella capitale e viveva nell'ambito dell'ambasciata era protetto da personale militare dell'ambasciata; per chi operava a Nassiriya fu prevista, con decreto legislativo 4/2007, una posta finanziaria per proteggere con servizio di guardiania e di scorta i tecnici che dovevano controllare opere infrastrutturali. Lo stanziamento avvenne anche negli anni successivi dal governo successivo". Sicuramente irrilevante - secondo le parti - ai fini processuali la testimonianza di Nicolò Pollari che ha detto che i servizi segreti italiani hanno "saputo dei rapporti tra il governo provvisorio iracheno (Cpa) e i contractor da un servizio trasmesso alla tv svizzera nel quale gli stessi contractor parlavano dell'attività che svolgevano". L'udienza è stata aggiornata al 20 aprile.

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