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Fiducia al Senato. Ok definitivo a legge Stabilità

167 s' e 110 no. Palazzo Madama approva anche ddl di Bilancio

02 gennaio, 10:46
Protesta nell'Aula del Senato del M5S Protesta nell'Aula del Senato del M5S
Fiducia al Senato. Ok definitivo a legge Stabilità

di Chiara Scalise

La manovra del governo Letta incassa il voto di fiducia in Senato con 168 sì e 110 no e diventa Legge dello Stato. Un'operazione da 14 miliardi e mezzo, di cui dopo il passaggio parlamentare, tra sconti fiscali e aggravi tributari, il saldo segna 2,1 miliardi di tasse in più. L'ok definitivo arriva in mezzo a molti dubbi, anche nel Pd: l'area più critica è quella vicina al neo segretario. Critiche anche da Scelta civica, che approfitta del palcoscenico per annunciare un ultimatum al governo intimando modifiche sul tema delle liberalizzazioni e della Pubblica amministrazione. Ma il premier, in occasione della conferenza stampa di fine anno, fa spallucce e invita gli scettici a guardare avanti, al 2014 quando - assicura - ci sarà la ripresa e "i tanti San Tommaso" si ricrederanno.

Il terzo passaggio parlamentare della manovra, come è prassi, è sostanzialmente burocratico: non c'è infatti il tempo per modificare ulteriormente il testo (a maggior ragione quest'anno con altri decreti legge che attendono di essere approvati dal Parlamento tra Natale e Capodanno) e così le polemiche sono tutte politiche e qualcuno si concede anche una protesta 'colorata' in Aula: il M5S in mattinata tira fuori tanti cartelli con la scritta "Restituite anche voi!" , poi prontamente rimossi dagli assistenti parlamentari su richiesta del presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso. E in serata prova a manifestare il proprio dissenso non rispondendo alla prima chiama al voto di fiducia ma solo alla seconda con l'obiettivo di rallentare almeno un pò le votazioni. Il leit-motiv delle critiche si può riassumere nella richiesta al governo di "maggiore coraggio" come sottolineano gli stessi esponenti Dem renziani. "Il senso di responsabilità - afferma la senatrice del Pd Rosa Maria Di Giorgi - ci obbliga a un sì molto sofferto, ma non sono più tollerabili interventi spot, legati a particolarismi e interessi lobbistici, che minano la coerenza e l'unitarietà della legge di stabilità".

La più battagliera appare comunque Scelta civica: il governo deve cancellare la misura relativa alla mobilità del personale in esubero delle partecipate e riscrivere il dl Salva Roma, mette in guardia il segretario politico Stefania Giannini: "altrimenti - aggiunge - valuteremo molto seriamente il nostro ruolo all'interno del governo a cominciare". Nel mirino una misura che prevede che le società controllate direttamente o indirettamente dalle società partecipate "possano, sulla base di un accordo tra di esse, realizzare, senza consenso del lavoratore, processi di mobilità di personale, previa informativa alle rappresentanze sindacali". Non è ancora legge dello Stato dunque che già la Manovra dell'Esecutivo Letta e firmata dal ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni è pronta per essere modificata: sul tavolo non solo le norme indicate dai partiti ma uno dei due assi portanti del provvedimento, vale a dire le misure sulla casa, con la promessa già fatta negli scorsi giorni ai Comuni di raddoppiare il fondo per le detrazioni sulla prima abitazione.

Protesta nell'Aula del Senato del M5S  (FOTO) durante l'esame della legge di stabilità: distribuzione del codice Iban ai parlamentari di tutti i partiti per invitarli a seguire l'esempio dei pentastellati che si sono tagliati fondi per 2,5 milioni di euro per restituirli alle imprese. I cartelli con la scritta "Restituite anche voi!" sono stati prontamente rimossi dagli assistenti parlamentari su richiesta del presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso. Da giugno a ottobre, spiegano i senatori in una nota diffusa subito dopo il gesto di protesta in Aula, "i parlamentari del Movimento 5 Stelle si si sono tagliati ed hanno risparmiato oltre 2,5 milioni di euro che verranno destinati al Fondo per le piccole e medie imprese".

La cifra, si spiega, si somma a 1,5 milioni già risparmiati e versati sul Fondo di Ammortamento per il Debito Pubblico. "Cosa aspettano i parlamentari degli altri partiti - chiedono i senatori del M5S - in primis del "nuovo" Pd di Renzi e quella Forza Italia che si dice vicina alle imprese ma non si è mai ridotta stipendi e non ha mai rinunciato al finanziamento pubblico ai partiti? Restituite anche voi alle piccole imprese metà degli stipendi e le diarie non spese!". "Del resto - ricordano - avete votato anche voi ad agosto un emendamento del Movimento 5 Stelle all'interno del "Decreto del Fare" che istituisce un conto per i contribuiti volontari al bilancio dello Stato".

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