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Ilva: l'accusa dei pm, spregio di ogni norma ambientale

Si individuavano criticita' e si cercava modo per aggirarle

26 novembre, 20:30

TARANTO - I principali indagati dell'inchiesta sull'Ilva - Emilio, Nicola e Arturo Fabio Riva, Luigi Capogrosso (ex direttore dello stabilimento di Taranto) e Girolamo Archina' (ex responsabile delle relazioni esterne) - avrebbero operato negli anni sia per ''ridimensionare problematiche anche gravi in materia ambientale'', sia per consentire allo stabilimento ''la prosecuzione dell'attivita' produttiva senza il rispetto, anzi in totale violazione e spregio'', delle norme di tutela ambientale. E' questo l'atto d'accusa piu' grave, specificato nell'ipotesi di associazione per delinquere, formulato dalla Procura di Taranto nei riguardi dei cinque indagati e riportata nell'ordinanza di custodia cautelare notificata oggi. In questo contesto - secondo i pm - i Riva, Capogrosso e Archina' si sarebbero attivati per ''individuare le problematiche che non avrebbero consentito l'emissione'' delle autorizzazioni all'Ilva e avrebbero ''concordato le soluzioni possibili, individuando i soggetti di vario livello (politico-istituzionale, massmedia, organizzazioni sindacali, settori scientifici, clero) da contattare, le disposizioni da impartire a funzionari e incaricati di vari uffici''.

In alcuni casi - sempre secondo l'ipotesi di reato - gli indagati avrebbero provveduto ''anche a concordare in anticipo il contenuto di documenti ufficiali che dovevano essere emanati e indirizzati allo stesso stabilimento Ilva, al fine di ridimensionare problematiche anche gravi in materia ambientale ovvero al fine di consentire al predetto stabilimento la prosecuzione dell'attivita' produttiva senza il rispetto, anzi in totale violazione e spregio della normativa vigente''. Per raggiungere i loro obiettivi, gli indagati avrebbero fatto leva anche ''sul ruolo specifico ricoperto da taluni dei soggetti contattati, ingenerando talvolta nei medesimi la fondata convinzione di dover sottostare alle indicazioni-pressioni ricevute per evitare il pericolo di subire un pregiudizio''.

I Riva, Capogrosso e Archina' - sostengono i pm - sarebbero giunti ''persino a compiere fatti di corruzione e falso in relazione ad atti di un procedimento penale nell'ambito nel quale gli stessi risultavano essere indagati''.

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