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Battisti: 'Chiedo perdono ma non sono pentito'

'Ho responsabilita' politiche, ma non uccisi' Torregiani: 'Mente, si sottoponga a giudizio'

10 settembre, 17:21
Cesare Battisti durante l'intervista esclusiva rilasciata all'Ansa
Cesare Battisti durante l'intervista esclusiva rilasciata all'Ansa
Battisti: 'Chiedo perdono ma non sono pentito'

di Dario Pignotti e Martino Rigacci

CANANEIA (SAN PAOLO) - Chiede "perdono" per le vittime degli attentati nell'Italia degli anni '70 e ammette le proprie ''responsabilità politiche" per quella stagione. Ma ciò non equivale ad assumersi responsabilità "dirette" per quegli omicidi, né tanto meno a pentirsi. In un'intervista all'ANSA, Cesare Battisti rievoca il suo tragico passato e racconta i progetti per il futuro e un presente vissuto in libertà, tre mesi dopo la sua uscita dal carcere di Papuda. Nelle parole dell'ex militante dei Proletari armati per il comunismo (Pac), condannato in Italia a quattro ergastoli, balenano spunti di "autocritica", ma di pentimento non vuol sentire parlare. Appena viene pronunciato il termine, taglia corto e reagisce con enfasi:

"E' una parola che non mi piace, è una ipocrisia, è sinonimo di delazione, è legata alla religione". Più volte però - durante l'intervista a Cananeia sul litorale paulista, nella casa di un vecchio amico che lo ospita tra poster del Che, di Marx e Lenin - l'ex terrorista dice di aver "voltato pagina da tempo", fin dal periodo della fuga in Messico, rispetto ai "due anni" in cui militò nei Pac. E assicura di essere pronto ad "una riconciliazione". L'autocritica si concentra soprattutto sulla lotta armata: "Alla luce di oggi, illudersi che si potessero cambiare le cose in Italia così è stato un errore", ammette. Ma difende senza batter ciglio le sue fughe all'estero, dalla Francia, al Messico, al Brasile. Altrimenti, dice, "avrei rischiato di pagare con l'ergastolo in Italia delitti che non ho mai commesso". Poi sopraggiunge la malinconia.

"Mi porto dentro l'Italia del passato - dice l'ex terrorista - quella che ancora sognava, un paese che lottava per la giustizia". "Ho tanti ricordi visto che dall'Italia sono uscito non da bambino ma da adulto. Là c'é la mia infanzia, la mia famiglia". Ma è un attimo, e Battisti inizia a parlare del futuro. "In queste ore ho ricevuto il contratto dalla casa editrice di San Paolo per la quale pubblicherò il mio ultimo libro 'Ai piedi del muro'". E grazie ai documenti ottenuti ad agosto dalle autorità brasiliane, racconta, fra qualche giorno riuscirà ad aprire un conto corrente a San Paolo. Come rifugio provvisorio dice di aver scelto proprio Cananeia - paesino isolato sul lungomare paulista - per poter sfuggire alla stampa, o quanto meno "a gran parte di essa, che è il mio avversario di oggi. In questi ultimi tempi sono stato trattato come il mostro da sbattere in prima pagina". La casa che lo ospita da qualche giorno è di Magno de Carvalho, sindacalista e prigioniero politico durante il periodo della dittatura in Brasile: un'abitazione spartana arredata da mobili semplici e da diversi poster politici, dal 'Che' Guevara a Marx, a un affiche con la scritta 'Forza Palestina' e un altro con l'immagine de 'Il quarto stato'. Durante l'intervista appare brevemente Joyce, la fidanzata nata in quella Rio de Janeiro dove l'ex terrorista non nasconde di voler vivere. Vestita di bianco, la giovane Joyce si trattiene solo un istante - il tempo di salutare - e sparisce velocemente. Impossibile scattare una fotografia ai due insieme. Il 'no' di Battisti è perentorio.

FRATTINI,VERGOGNA PER BRASILE,PROVI IMBARAZZO - "Per quanto riguarda l'aspetto personale di questa figura di terrorista non pentito che offende la memoria delle vittime, è una vergogna per il Brasile che deve provare qualche imbarazzo". E' quanto ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini tornando a parlare del caso Cesare Battisti a margine di un incontro della festa del Pdl 'Atreju'

'ENTRO FINE MESE CASO A CORTE AJA'  - "Prima della fine di questo mese la Corte Internazionale di Giustizia sarà investita del caso" Cesare Battisti. Lo ha affermato Frattini

LA RUSSA, SERVE PASSO DIPLOMATICO - Su Cesare Battisti "serve un passo diplomatico, ne parlerò con Frattini. Non mi rassegno al fatto che non sia stato estradato e credo che l'Italia debba fare un passo con le autorità brasiliane affinché cessi questo stillicidio di parole offensive". Così il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, commenta le ultime esternazioni all'ANSA dell'ex componente dei Pac.

TORREGIANI,ORMAI SOLO CAMBIA VERSIONE
di Stefano Rottigni

Cesare Battisti chiede perdono? Una conversione "tardiva e sospetta" per Alberto Torregiani, figlio di Pierluigi, il gioielliere ucciso dai Pac (Proletari armati per il comunismo) nel 1979 a Milano, che da anni sta lottando per l'estradizione del leader del gruppo armato che per l'omicidio di suo padre è stato condannato all'ergastolo. L'ex leader dei Pac ha pianto quando ha letto della morte di suo padre e del ferimento dello stesso Alberto, che nell'attentato rimase paraplegico? "Battisti è una contraddizione umana - sorride ironicamente Torregiani - piangere per il dolore delle persone richiede un minimo di rivisitazione dal punto di vista umano. Significa provare sentimenti di pietà. Lui, invece si affretta ad aggiungere che non gli piace la parola pentimento, perché attiene alla sfera religiosa". La conversione e la richiesta di perdono di Battisti, per il figlio di Torregiani, hanno origini ben più prosaiche.

"La realtà - spiega - è che gli amici che l'hanno protetto per tutti questi anni lo stanno mollando. Non avete notato che da qualche tempo Fred Vargas non si sente più? Lula, poi, sembra abbia i suoi problemi con le accuse di corruzione che lo riguardano e con lui il suo partito. Forse hanno altro a cui pensare e, per questo, Battisti sente il rischio di essere mollato". Ed è per questo che "deve continuare con le sue menzogne". "Che cosa vuol dire assumersi la responsabilità politica di quanto è successo e dire di non aver mai partecipato direttamente a omicidi? - chiede Torregiani -. Se il gruppo a cui appartengo decide di uccidere qualcuno e lo fa, io sono completamente coinvolto". Battisti, però, non è solo implicato moralmente. ". Lo stabiliscono le sentenze di condanna irrevocabili anche per l'omicidio di mio padre - continua Alberto -. Battisti non può cambiare pagina. Deve continuare a mentire. L'unico modo per cambiare pagina davvero é che si sottoponga a un giudizio popolare e tiri fuori le prove della sua innocenza che sbandiera da anni ma che non si sono mai viste".

"Altri hanno avuto un atteggiamento più dignitoso - insiste Albero Torregiani -. Hanno fatto anni di carcere e hanno pagato. Ora stanno zitti, mentre lui si permette anche di infangarli, deve continuare a mentire". Non ce la fa proprio a immaginare Battisti che legge La Notte, come ha dichiarato l'ex Pac, e piange per l'omicidio di suo padre. "Sono cose che fanno male, che amareggiano - commenta -, quest'estate sono stato male. Tutta la fatica per ottenere giustizia e la sofferenza che mi porto dentro da quando avevo 15 anni si sono fatte sentire". "Deve finirla di cambiare idea ogni due giorni: ieri diceva non mi pento di nulla, oggi chiede perdono - conclude -. Coerenza vorrebbe che tacesse e che avesse più rispetto verso le persone che ha fatto soffrire".

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