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Arriva Bertolaso e promette aiuti e coordinamento

Briefing sotto una palma, Preval: qui non si capisce chi fa cosa

22 gennaio, 22:12

(dell'inviato Vincenzo Sinapi)
PORT AU PRINCE  - Come vanno le cose ad Haiti Guido Bertolaso l'ha capito subito dopo il suo arrivo all'aeroporto di Port au Prince, al primo incontro ufficiale: doveva vedere il presidente della Repubblica, il primo ministro, i responsabili di importanti organizzazioni internazionali, e il summit si è tenuto all'aperto, sotto una palma. Il presidente René Preval, in maniche di camicia, si è accomodato su una sedia di plastica in una specie di patio, all'interno della Direzione generale della Giustizia penale, dove si è trasferito il Governo dopo che i palazzi del potere sono crollati. Ai lati si sono seduti il premier Jean Max Bellerive e il ministro dell'Interno, Paul Antoine Bienaime, mentre gli altri si sono accomodati davanti, su panche e sgabelli, in una sorta di semicerchio. Poi tutti hanno cominciato a parlare. Poteva farlo chiunque, anche un passante. Bastava alzare la mano. Questo è stato l'impatto di Bertolaso con il Paese alle prese con l'emergenza post-terremoto.

A questo happening colorito hanno però fatto seguito diversi incontri a quattr'occhi, durante i quali è stato preso di petto 'il problema'. Problema che, come ormai ripete chiunque, è quello del coordinamento degli aiuti umanitari. La denuncia di Bertolaso è netta: "C'é grande confusione e incertezza" e "si percepisce in modo evidente sia la mancanza di coordinamento, sia di un punto di riferimento. Questo è il problema principale e credo che l'Italia, in prima fila da subito dopo la scossa, potrà dare una mano anche su questo". Con Preval, Bertolaso ha fatto il punto sul sostegno fornito finora dal nostro Paese (l'ospedale da campo, l'arrivo della portaerei Cavour) e dal presidente haitiano ha incassato un "grazie di cuore". "Da parte sua - racconta Bertolaso dopo il colloquio - c'é stata una gratitudine davvero commovente, un apprezzamento per il nostro operato convinto, sincero, affettuoso, fraterno". Quando poi si è trattato di esaminare i problemi, quello del mancato coordinamento è venuto subito alla ribalta. "C'é grande disorientamento anche da parte delle autorità locali", ripete Bertolaso. "Il presidente della Repubblica mi ha detto: 'qua non si capisce chi fa che cosa' e mi pare che questa sia una desolante constatazione, la fotografia migliore di quella che è la situazione".

Il tema è stato naturalmente al centro anche degli altri incontri, a cominciare da quello con l'ambasciatore Usa Kennet Merten ("Che è più ottimista sul punto"), ed ha tenuto banco nei colloqui con il reggente della missione delle Nazioni Unite Minustah, Edmondo Muletto, e con la coordinatrice degli aiuti umanitari dell'Onu, Kim Bolduc. La conclusione è stata che "gli aiuti non mancano: è arrivato il momento di assistere questa gente come si vede". E, secondo Bertolaso, bisogna anche passare in fretta alla seconda fase dell'emergenza. "La prima, quella della ricerca di eventuali sopravvissuti sotto le macerie, si sta concludendo: sono due giorni che non trovano più superstiti e le squadre di ricerca e soccorso cominciano a ritirarsi". Certo, è sempre possibile trovare qualcuno vivo, come dimostra anche l'episodio di oggi, ma si tratta "solo di un caso fortuito. Ora bisogna cominciare a rimuovere le macerie con tutto quello che c'é dentro perché altrimenti ci potrebbero essere serissimi problemi di igiene pubblica che andrebbero ad interferire in una situazione già molto complessa". Bertolaso - che era accompagnato nella sua visita dall'ambasciatrice di Haiti in Italia, Geri De Beot e dal commissario della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca - ha anche visitato l'ospedale pediatrico Saint Damien della fondazione Rava e quello da campo della Protezione Civile. Domani, tornerà dal presidente Preval: "Voglio cercare di capire quali altri aiuti potremo garantire e insieme decideremo quali saranno i futuri passi del nostro Paese".

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