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Help, un grido dalle tendopoli

Ancora un giorno senza soccorsi, e la terra continua a tremare

21 gennaio, 21:59
Una tenda in un campo
Una tenda in un campo
Help, un grido dalle tendopoli

Dell'inviato Vincenzo Sinapi

PORT-AU-PRINCE - Allo stadio Silvano Sartor di c'é l'unica tendopoli a cinque stelle di Port Au Prince: sul prato sintetico si dorme meglio, tutto è ordinato e alcuni medici americani, dei volontari civili, hanno allestito un ospedale dove fanno piccoli interventi all'aperto. Non è andata male, considerata la situazione, neppure a quelli che sono riusciti ad accamparsi nello splendido giardino della villa del primo ministro. Ma altrove non è così. A Place Canapevé sorge una delle tendopoli-tipo di Port-au-Prince, quelle dove non c'e niente e nessuno, a parte i terremotati. Mamme che lavano i figli con acqua raccolta per strada, montagne di rifiuti, senza nessuno che porti un po' d'acqua - oggi il caldo è asfissiante - o di cibo. Sono gli stessi sfollati a ricordarlo a tutti quelli che passano, con il loro striscioni in cui chiedono aiuto. Un 'help' rosso sangue.  Tutto questo, mentre la terra continua a tremare. Ieri mattina la forte scossa di magnitudo 6.1, oggi pomeriggio altre due meno forti ma sufficienti a far ripiombare tutti nel panico. Domani arriverà a Port-au-Prince il capo del dipartimento della protezione civile italiana e sarà interessante sapere lui che ne pensa. Guido Bertolaso ha già detto che arriva "in punta di piedi", che non aspira a nessuna 'lead' nei soccorsi, ma in giornata avrà molti incontri importanti e c'é da giurare che per lui, il principale protagonista dell'efficace gestione dell'emergenza post terremoto in Abruzzo, ci sia già pronto uno spazio si sicuro rilievo. Domani vedremo. Quello che è certo è che la gente di Port-au-Prince, per il momento, sta facendo da sola. I saccheggi delle gang? Si dorme con la pistola sotto il cuscino. I disordini nelle tendopoli? Gli stessi sfollati si organizzano per arginarli. Le ricerche dei corpi sospese dai team internazionali? Le riprendono amici e parenti dei morti. E' quello che sta succedendo, ad esempio, con l'italiano Antonio Sperduto, il manager del supermercato. I fratelli, la moglie, i figli, gli amici, tutti vogliono che almeno il corpo sia ritrovato. E dunque ora che gli americani e i turchi se sono andati dopo che avevano scavato per otto giorni loro hanno preso una gru e faranno senza l'aiuto di altri. Però c'é chi, pur volendo, da solo non ce la fa. Sono gli ultimi degli ultimi, poverissima gente che rischia davvero di morire di fame. E che è pronta a tutto pur di trovare un pezzo di pane. La leggenda vuole che alcuni bambini verrebbero volontariamente feriti dai genitori per poter usufruire dell'ospitalità di alcuni giorni che gli ospedali offrono ai parenti dei pazienti più piccoli. "Quando ho sentito questa cosa sono rimasto di sasso e non ci credo. Da noi, comunque, sono arrivati solo bambini con effettivi traumi da terremoto, soprattutto fratture alle gambe". Dice l'anestesista Giuseppe Arcidiacono, capo del team di chirurgia d'urgenza che gestisce l'ospedale da campo della protezione civile. Storia e leggenda di un dramma immenso, la cui soluzione sembra molto in la da venire, ma a Port-au-Prince la vita lentamente riprende. Lo vedi dal traffico. Un caos enorme, da cui deduci che quello della carenza di carburante è un problema risolto. In alcuni punti nevralgici del centro, verso l'aeroporto, sulla principale arteria che collega la capitale di Haiti con Santo Domingo, le macchine restano bloccate per ore. I soldati americani stanno li in mezzo a dirigere il traffico, a cercare di sbrogliare ingorghi a forma di croce uncinata: è la loro presenza più visibile in queste ore. Sul versante degli italiani di Haiti, a parte le ricerche dei tre scomparsi nei crolli, che ancora continuano, la novità di oggi è il prossimo rimpatrio di Marcello Guidotti, finalmente prelevato a Jachmel, la località dove era rimasta isolato dal giorno del terremoto. Oggi è salito su un elicottero francese, che su richiesta delle autorità italiane, lo ha riportato a Port-au-Prince. Probabilmente domenica tornerà in Italia con un volo che trasporterà anche altri italiani.

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