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Il terremoto e il business del caro estinto

Tutti quelli per cui il sisma e' anche un affare

21 gennaio, 18:20
Haiti
Haiti
Il terremoto e il business del caro estinto

dell'inviato Vincenzo Sinapi

PORT-AU-PRINCE - A dispetto delle decine di migliaia di morti, degli sfollati, di tutti quelli che non hanno più nemmeno il tetto di legno sotto il quale prima dormivano, anche ad Haiti - come succede spesso nelle grandi tragedie - c'é chi sul terremoto sta accumulando piccole e grandi ricchezze. E' il caso dei falegnami, ad esempio, un mestiere nel quale da qualche giorno si improvvisano tutti. "Quello di Haiti è un popolo molto credente, il 70% è cattolico e nessuno è disposto ad accettare che i propri cari finiscano in fosse comuni. Servono bare", dice il capitano della Guardia di Finanza Marco Molle, uno che conosce bene questa realtà perché ci ha passato un anno, nel 2008, nella missione dell'Onu "Minustah" e che ora vi è ritornato con l'Advanced Team italiano. Ma le bare scarseggiano, i prezzi sono saliti alle stelle e molti si sono messi a fabbricarle, anche sempre facevano tutt'altro lavoro.

A Port-au-Prince c'é una strada piena solo di queste botteghe. Naturalmente molti non si possono permettere una spesa tanto elevata, si parla di diverse decine di dollari o centinaia, ma c'é chi è disposto a fare di tutto pur di garantire ai parenti una sepoltura decente. Il business del caro estinto decolla, portando molti a riciclarsi anche come becchini e bande di ragazzi a spacciarsi per cori da chiesa. "Il funerale cantato ad Haiti è uno status symbol e molti non vogliono rinunciarci", spiega l'ufficiale della Finanza. Ci sono poi quelli che fanno affari sull'indotto provocato dal sisma. La moltitudine di giornalisti, funzionari di organizzazioni internazionali, tecnici, volontari provenienti da ogni parte del mondo, ha provocato una carenza spaventosa di tutte quelle strutture e di quei soggetti indispensabili per muoversi e lavorare.

In primo luogo, gli alloggi. Chi ha avuto la casa risparmiata dal terremoto, o solo un po' lesionata, è disposto a dormire all'aperto ed affittarla anche per parecchie centinaia di dollari al giorno. Alcuni alberghi di Port-au-Prince hanno riaperto nel giro di poche ore e sono stati tutti presi d'assalto: anche qui le camere sono salate e una lattina di birra viene venduta per cinque dollari, una bottiglietta d'acqua per quattro, cifre impensabili per un Paese che è tra i più poveri del mondo. Molti giovani si spacciano per autisti (l'affitto dell'auto, conducente compreso, parte dai cento dollari al giorno) ed altri offrono la loro esosa prestazione di interpreti, anche se non parlano una parola di inglese. Ma la speculazione viene fatta anche ai danni della gente del posto.

Tutto è più caro. Una bombola di gas, così, supera i dieci dollari (quattro volte il prezzo normale) e un pacchetto di sigarette arrivi a pagarlo anche 15. "Tutto questo - dice il capitano Molle - contribuisce ad aumentare la tensione, come avvenne nel 2008, quando fu deciso un improvviso quanto ingiustificato aumento del prezzo del riso". "E' il sistema - osserva - ad essere andato in crisi". Un sistema che già prima non funzionava granché e chissà quando riuscirà a rimettersi su binari normali.

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