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Giunto C-130 con ospedale, partito gruppo italiani

17 gennaio, 23:01

dell'inviato Marcello Campo

Cresce l'angoscia per i nostri connazionali che mancano ancora all'appello mentre arrivano dall'Italia ad Haiti i primi aiuti alla popolazione colpita dal terremoto e comincia l'evacuazione degli italiani. Sono 13 qli italiani che ancora mancano all'appello malgrado la ricerca casa per casa e per altri tre "si teme il peggio". Tra i sopravvissuti invece, una quindicina ha lasciato la devastazione e la disperazione nelle quali è piombato il Paese caraibico. Il gruppo è partito per Santo Domingo, da dove proseguirà poi per l'Italia, con il C-130 dell'Aeronautica Militare che è atterrato a Port Au Prince intorno alle 23:00 italiane di ieri e ha trasportato un ospedale da campo della Protezione Civile. Il carico era composto da 11 tonnellate di materiale tra cui cinque tende pneumatiche, un'intera sala operatoria, apparecchiature medico strumentali, scorte di medicinali e acqua potabile. Arrivati a Santo Domingo con il C-130 il gruppo di italiani, feriti leggeri, donne e bambini, è atteso per il rimpatrio dal Falcon che ha portato sull'isola l'advanced team della Protezione civile italiana. Il Falcon è diretto a Ciampino dove l'atterraggio è previsto domani intorno alle 10. I tre italiani per i quali c'é maggiore preoccupazione sono i due funzionari dell'Onu, forse sepolti dalle macerie dell'hotel Christopher (quartier generale delle Nazioni Unite a Port-au-Prince), e un uomo che sarebbe rimasto intrappolato in un supermercato crollato. I primi due sono Guido Galli, agronomo di 45 anni, che, secondo quanto confermato dalle Nazioni Unite alla sorella Francesca a Firenze, si trovava al Christopher per una riunione quando tutto è crollato, e Cecilia Corneo, 39 anni - la cui famiglia risiede ad Arona -, data per 'missing' dallo staff Onu. Il terzo sarebbe invece Antonio Sperduto, di origine irpina. Il cugino Leone Sperduto non ha dimenticato quando nel 1980 ad essere colpita dal terremoto fu l'Irpinia. "Ricordo bene quei giorni dell'80 - racconta - quando eravamo sconvolti dalla visione di quelle immagini tremende. Non avremmo mai pensato di vivere sulla nostra pelle quella stessa tragedia, il maledetto terremoto". Sulla sorte di Antonio sforza di essere ottimista: "nelle ultime ore ci sono arrivare notizie di persone, qui a Port Au Prince, tirate fuori dalle macerie ancora in vita. Noi ci speriamo fino alla fine". Già da oggi dovrebbe cominciare a funzionare l'ospedale da campo portato a Port-au-Prince dal C-130. La struttura è localizzata in un'area all'interno del compound dell'ospedale pediatrico Saint Damien, gestito dalla Fondazione Rava-Nph Italia, dove già operano i primi medici della Protezione civile arrivati due giorni fa con l'advanced team del governo italiano. L'ospedale è una palazzina coloniale a due piani, con un giardino e un bel patio centrale. I feriti, soprattutto bambini, sono assiepati ovunque: lungo i corridoi, ma anche nel giardino che sembra un ospedale all'aperto, sotto le piante, su lettighe, materassi, per terra. Al cancello si accalcano decine di madri con in braccio bimbi feriti, qualcuno chiede notizie dei propri cari. I piccoli hanno subito soprattutto traumi ortopedici, hanno le manine o i piedi ingessati, altri sono rimasti gravemente ustionati. Alle spalle dell'ospedale c'é un terreno grande quanto un campo da calcio, finora coltivato a mais, che i medici della Protezione civile hanno preparato per accogliere prima l'ospedale da campo, e poi una grande tendopoli che accoglierà i degenti. "Domani - diceva ieri Alessandro Rubino della Protezione civile - partiranno tutte le operazioni. Ma qui già da giorni stiamo facendo un grande lavoro. Non solo curiamo i bambini ma anche gli adulti. Avremo molto più materiale. In più tra tre giorni arriverà un altro aereo con la tendopoli che costruiremo sempre qui dentro. A quel punto avremo la possibilità di avere tra le 100 e le 200 persone degenti. Trasferire tutte queste persone all'ospedale avrà un significato di sicurezza. Finora l'ospedale ha retto ma non sappiamo che cosa potrebbe accadere in futuro".

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