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Tra i sopravvissuti scoppia la protesta contro Obama

E' nero come noi ma ci ha abbandonato come tutto il mondo

15 gennaio, 21:50

(dell'inviato Marcello Campo)

PORT AU PRINCE, 15 GEN - "Siamo molto arrabbiati contro Obama: ci ha abbandonato come ha fatto il resto del mondo". E' la protesta che emerge dalle strade di Haiti a tre giorni dalla terribile terremoto. A due passi dal palazzo presidenziale, crollato su se stesso, una immagine metaforica della crisi, non solo umanitaria ma anche politica di un paese intero, migliaia di sopravvissuti, disperati fanno ordinatamente la fila per ricevere gli aiuti distribuiti dai dominicani, i vicini più fortunati, in prima fila da subito nell'opera di soccorso. Basta che si avvicini un cronista bianco con un taccuino tra le mani che subito a decine si affianchino per dar voce alla loro indignazione. Thomas, un uomo di mezza età, con un impeccabile inglese ha le idee chiare: "Sono molto arrabbiato con Obama. Non ha fatto ancora niente. Noi siamo la nazione nera che ha abolito per prima la schiavitù e ora abbiamo bisogno di lui del primo presidente degli Stati Uniti nero come noi. Ma - urla Thomas - non ne abbiamo bisogno tra cinque, sei o dieci giorni, ma ora!". Ormai si è formata una piccola folla. Un ragazzo in ottimo spagnolo ribadisce lo stesso concetto: "Né la Comunità internazionale né gli Stati Uniti, tantomeno il nostro governo si sono fatti vedere. Siamo da giorni abbandonati a noi stessi. Almeno 20 mila persone dormono per strada e non hanno ancora ricevuto nulla per sostentarsi". Tento di spiegare che gli incidenti iniziali, le voci di violenza hanno ritardato l'arrivo dei soccorsi. Ma loro, urlando ma sempre con grande dignità, non ci stanno e uno di loro lancia un vero e proprio appello: "Voi giornalisti stranieri dovete dire che qui c'é pace, non ci sono incidenti. C'é solo tanta gente che ha bisogno di tutto perché è rimasta senza niente". Dall'altro lato della piazza, in una grande area verde, fin dalla prima notte dopo il terremoto si è formato un grande accampamento spontaneo. Anche lì la gente ha voglia di raccontare la propria tragedia, sempre però con grande dignità, nonostante le dimensioni epocali del cataclisma. Una donna ci racconta le fatiche per cercare di dare da mangiare ai figli piccoli. L'emergenza ora, mentre ancora si scava fra le macerie, è quella igienico-sanitaria. In tutte le strade si respira un odore insopportabile. Chi non ha le mascherine cammina con delle bende bagnate sul viso. Quasi tutti con un bidone o un secchio di plastica alla ricerca di qualcosa da bere. (ANSA).

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