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Kim Ki-duk, il regista d'oro a Venezia

09 settembre, 12:07
Kim Ki-duk, il regista d'oro a Venezia

di Francesca Pierleoni

VENEZIA -"Con i miei film non punto a guadagnare, Pietà l'ho girato con l'equivalente di 100mila dollari. L'obiettivo che mi pongo con i miei film è rappresentare le temperature che vive di volta in volta il mondo". Lo dice il Leone d'oro della 69/a Mostra del Cinema di Venezia, il sudcoreano Kim Ki-duk, regista di 'Pieta', rispondendo stasera ai giornalisti. Raggiante per il premio ("uno dei più importanti al mondo per il cinema") spiega che la canzone cantata durante la cerimonia di stasera "si intitola Arirang. Noi coreani la cantiamo quando ci sentiamo soli, abbandonati ma anche quando siamo felici. Simbolizza le tante colline che attraversiamo, dalla tristezza alla gioia, le curve della vita". Che valore dà al Leone d'oro in una carriera in cui ha vinto tanti premi? "Ve lo faccio vedere" dice il regista (già al lavoro su una nuova sceneggiatura) sorridendo e baciando la statuetta. Phillip Seymour Hoffman commentando la Coppa Volpi come miglior attore ricevuta insieme a Joaquin Phoenix per The Master e il Leone d'argento al regista del film Paul Thomas Anderson spiega che "abbiamo trascorso tante ore insieme io, Joaquin Phoenix e Paul a lavorare a questo film in simbiosi. Siamo diventati una sola persona. E ora è straordinario aver ricevuto un premio tutti e tre". Olivier Assayas, premiato per la sceneggiatura di Apres mai, spiega di aver voluto fare "un film sulla mia gioventù che avesse un eco con la gioventù di oggi, spero di esserci riuscito". La difficoltà, aggiunge "é che siccome tanti ragazzi vogliono vedere solo film americani, è difficilissimo fare un film d'autore che stabilisca una connessione con loro. Ma sono convinto che il cinema sia l'arte della gioventù e il pubblico del cinema e giovane. Quando si fa un film comunicare con loro, è la cosa piu preziosa. Spero che vedendo un film sugli anni '70 i ragazzi possano trovare un parallelo con movimenti di oggi, come Occupy Wall Street e Pussy Riot''.

A chi chiede ad Hadas Yaron, vincitrice della Coppa Volpi per la sua interpretazione in Fill The void, se non pensa che la comunità ebraica ortodossa rappresentata nel film sia oppressiva e fanatica, lei risponde serena: "E' un tuo diritto pieno pensare questo, ma la mia conoscenza di tutto quello che succede in quella comunità e passata attraverso la regista, Rama Bursthein che ne fa parte. Ho imparato a capire che pur essendoci regole e restrizioni si mantiene una libertà di scelta". Per il 24enne Fabrizio Falco, premio Marcello Mastroianni per Bella addormentata di Marco Bellocchio ed E' stato il figlio di Daniele Ciprì il riconoscimento "può servire a sottolineare che ci sono dei giovani che credono in questo lavoro e lo fanno in un certo modo. Oggi c'é molto una tendenza all'approssimazione, tutti sono attori... e invece no. Ci sono degli attori che arrivano anche giovani a risultati perché hanno fatto un percorso".

Ciprì, premiato per il migliore contributo tecnico con la fotografia di E' stato il figlio, è particolarmente contento di "aver dato un contributo aiutando ed emergere un giovane attore come Fabrizio. Quando l'ha visto Marco Bellocchio l'ha voluto anche nel suo film". Grande soddisfazione anche per Ali Aydin, Leone del futuro -opera prima per Kuf (che verrà distribuito in Italia dalla Sacher di Nanni Moretti): " Il mio film racconta le madri che ogni sabato ancora scendono a protestare in strada per la scomparsa dei loro cari durante la repressione in Turchia dei primi annì90, in cui sparirono improvvisamente molti di quelli che protestavano. Quelle madri hanno subito molte pressioni per smettere ma loro coraggiosamente continuano e io ho voluto portare sul grande schermo questa lotta così autorevole".

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