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Napolitano alla Moschea di Roma

ROMA - Il salone per le conferenze del Centro islamico culturale all'interno della Grande moschea di Roma è pieno. C'é grande attesa per la visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: ci sono gli alti rappresentanti della comunità islamica italiana ma anche uomini e donne che vogliono celebrare un momento storico per loro: la visita del capo dello Stato. Con Napolitano ci sono anche i ministri Anna Maria Cancellieri e Andrea Riccardi. E proprio quest'ultimo interviene per suggellare un nuovo patto di "integrazione" e convivenza. Riccardi ricorda gli anni '70, quando fu deciso di realizzare la moschea romana: ''Tempi e mentalità sono tanto, tanto cambiati", sottolinea il ministro. Da allora si è passati dalla posa della prima pietra da parte del presidente Sandro Pertini nell'84, alla visita di Oscar Luigi Scalfaro nell'97, in un continuum ideale fino alla presenza di Napolitano oggi.

Il velo sui capelli neri già 'sporcati' di bianco; l'abito semplice, pulito, molto dignitoso. Tra le mani stringe l'immagine di un ragazzo giovanissimo: è evidente che si tratta di un ingrandimento al computer di una vecchia carta d'identità. Così si presenta Mahrzia El Rawati davanti a Giorgio Napolitano nel corridoio della Grande Moschea di Roma. E' la madre di un giovane tunisino arrivato con un barcone in Italia e di cui, ora, si sono perse le tracce. Il presidente della Repubblica sta lasciando il tempio islamico quando questa donna lo ferma. Gli si rivolge in francese: "Mi aiuti a ritrovare mio figlio", dice la donna tra le lacrime. Il capo dello Stato la ascolta, accerchiato dagli uomini del servizio di sicurezza che comprendono che non c'é alcun pericolo: è soltanto una richiesta d'aiuto. Napolitano ascolta la donna, si fa consegnare un foglio ed un cd che questa madre tunisina gli porge. La fissa negli occhi: "Non pianga", le dice in francese.

 

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