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Dalla Chiesa,una strage per eliminare un simbolo

PALERMO - Per evitare imbarazzi hanno scelto di restare lontani da Palermo, una città che "costringe a incontri con persone dalle frequentazioni poco raccomandabili". "Volevamo ricordare quel giorno senza polemiche", dice Nando Dalla Chiesa che, con i familiari, ha condiviso la decisione di non partecipare alle commemorazioni ufficiali organizzate, nel capoluogo siciliano, nel 28esimo anniversario dell'assassinio del padre, il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, trucidato dalla mafia, a colpi di kalashnikov, insieme alla moglie e all'autista.

Erano invece a Palermo i rappresentanti delle istituzioni: dal ministro dell'Interno Maroni, al capo della polizia Manganelli e al comandante generale dell'Arma Gallitelli, presenti alla deposizione della corona di alloro sul luogo dell'eccidio e alla messa celebrata nella chiesa della Legione. Hanno, invece, affidato a un messaggio il loro ricordo del generale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e i presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani.

E se il capo dello Stato ha invitato, proprio nel ricordo di dalla Chiesa, a "rinnovare un convergente e deciso sostegno delle istituzioni repubblicane e della società civile all'attività di contrasto delle organizzazioni criminali svolta dalla magistratura e dalle forze dell'ordine", Fini e Schifani hanno voluto celebrare la memoria di un "eroe che resta esempio e modello". Un forte riferimento all'attualità e all'impegno del governo nella lotta alle mafie ha caratterizzato l'intervento del ministro Maroni che ha voluto ricordare le nuove norme del pacchetto contro la criminalità approvate dal Parlamento all'unanimità nonostante le tensioni politiche del momento. Una presenza, quella di Maroni, che ribadisce "la vicinanza delle istituzioni a magistrati e forze dell'ordine impegnati nella lotta alla criminalità organizzata".

"Dalla Chiesa - ha detto - non chiedeva leggi speciali, perché la mafia si vince con l'impegno quotidiano, però, denunciava l'isolamento a cui era costretto. Un isolamento che ora vogliamo scongiurare con la nostra presenza". Per il ministro e' anche occasione di bilanci. "Abbiamo arrestato 26 latitanti in due anni", dice. E ora - assicura- "é la volta del boss Messina Denaro".

Del contrasto alla mafia ha parlato anche Walter Veltroni alla festa del nazionale Pd, sottolineando che ''se è vero che negli ultimi tempi sono stati colpiti molti latitanti, a farlo sono stati la magistratura e la polizia, non il governo''; anzi, ''quando si fanno leggi come quella sullo scudo fiscale e sulle intercettazioni non si fa certo una vera politica antimafia''. Parole che hanno suscitato la reazione del capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: ''Il discorso di Veltroni e' di rara faziosita': i successi che si stanno ottenendo nella lotta contro la mafia non sarebbero possibili se non ci fosse un pieno impegno del governo e segnatamente dei ministri di Grazia e Giustizia e dell'Interno a sostegno su questo terreno delle forze dell'ordine, polizia,carabinieri, guardia di finanza e della magistratura magistratura''.