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Forattini: politici tutti buffi, mi tolgono lavoro

di Titti Santamato

ROMA - "Non salvo nessun politico. Ora sono tutti buffi e tra un po' non ci sarà più bisogno neanche della satira, fanno tutto da soli": è il giudizio tranchant di Giorgio Forattini che il 14 marzo compie 80 anni e da quaranta con le sue vignette satiriche racconta la storia italiana. Dalla sconfitta Dc al referendum sul divorzio, rappresentata da una bottiglia di spumante che lancia in aria un tappo con le fattezze di Fanfani, al groviglio di politici nudi per immortalare Tangentopoli. "Fini lo vedo male: deve la sua fortuna al fatto che ha ereditato tutto da Almirante che però non cambiava opinione - dice Forattini all'ANSA, dalla sua casa di Parigi -. E non mi piacciono i politici della scuola bolognese, Prodi, Bersani, Casini. Non mi dispiace Veltroni, però rappresenta poco. E D'Alema è una jena, quelli che predicano odio prima o poi cadono", sottolinea il re dello sberleffo che con l'esponente del Pd ha una lunga storia.

Per una vignetta raffigurante l'allora Presidente del consiglio che sbianchettava la lista Mitrokhin e pubblicata su La Repubblica nel '99, fu querelato e gli fu chiesto un risarcimento di tre miliardi di lire. La querela fu ritirata nel 2001, ma lui non lavoro' più per il quotidiano. "Fui abbandonato da La Repubblica che era d'accordo con D'Alema - dice -. Ma io lo sapevo, da quando non c'era più Scalfari ero mal sopportato". "Professionalmente guardo al futuro, mi sento figlio di ogni giorno, ma per il resto il mio è un inno al passato. Il fatto é che mi sento sempre superiore a qualunque politico, sono così 'straccioni'", sottolinea Forattini che a pochi giorni dal suo ottantesimo compleanno fa una riflessione sugli uomini di una certa fascia d'eta, compreso il premier Berlusconi: "Anche sulle donne, io le adoro ma certe cose non le farei...". "La tragedia italiana è rappresentata dal comunismo, dal '68 e dalla magistratura che si e' impossessata del potere - questa la visione dell'Italia di Forattini -. Il paese è diviso in due dai comunisti, se non sei con loro sei di destra. Sono i maggiori conservatori e sono letteralmente i fascisti di ora. Anche la satira è tutta di sinistra. Se non sei di sinistra non lavori in tv. Non credo a chi dice che c'é la censura: basta guardare uno come Vauro, bravissimo, lo considero un mio figlioccio.

Lavora in tv e non mi sembra sia di destra". "In realtà la satira ha poca cittadinanza in Italia, fa paura a questo paese e i politici sono tutti permalosi - osserva ancora Forattini -. Anche qui in Francia sono stupiti del fatto che querelino i vignettisti e i giudici diano retta, invece di prendere 'il corpo del reato' e mettersi a ridere. Io sono sempre stato uno scomodo e ho procurato delle cause e allora gli editori si chiedono: 'Perche' devo spendere soldi per quest'uomo?'". Giorgio Forattini ha disegnato vignette per le principali testate giornalistiche italiane da Paese Sera, a La Repubblica, La Stampa, Panorama e i Quotidiani nazionali, solo per citarne alcune. "Mi manca solo il Corriere della Sera e mi piacerebbe, ma non voglio fare un torto al mio amico Giannelli, che è anche molto bravo", dice Forattini che confessa: "In realtà vorrei metter su un giornale satirico, come l'inserto Satyricon a cui collaboravano Giannelli, ElleKappa, Vauro, Giuliano, Vincino, tutti lanciati da me. Ma mi mancano i soldi perché me la sono goduta.

Ora le vignette sono solo sul mio sito e ogni tanto Il Giornale ne pubblica qualcuna ma non mi paga, a me serve solo per fare pubblicità ai miei libri". L'ultimo 'Siamo uomini o giornalisti?' è stato pubblicato a novembre 2010 da Mondadori, come tutti gli altri 50 volumi di Forattini che nella sua lunga carriera ha disegnato più di diecimila vignette. Dovendo ritrarsi, attualmente, come si disegnerebbe Giorgio Forattini? "Molte volte mi sono autocitato nelle mie vignette come vittima o inseguito da politici - risponde - ma ora mi disegnerei nei panni di Garibaldi, ma con la testa tagliata per ritrarre la disperazione di noi italiani. Prima c'era un grande senso della Patria, ora si parla solo di paese".