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La storia di Bettina la pasionaria: "Mimose? No grazie"

di Maria Grazia Marilotti

CAGLIARI - ''Ti uccide d'amore questa terra''. E' un inno alla sua Sardegna quello di Bettina Pitzurra, 48 anni, insegnante di lettere a Muravera, nella Sardegna sud orientale. Ha una fede incrollabile nell'indipendentismo e difende a spada tratta la sua isola dalle servitu' militari. ''Quella terra - dice - che i militari da Quirra a Teulada hanno avvelenato''. Ora che si avvicina l'8 marzo le viene in mente quello molto speciale trascorso a La Maddalena con le donne indipendentiste di iRS, in visita dalle soldatesse americane della base. Bettina e' una pasionaria fedelissima del movimento politico di iRS, indipende'ntzia Repu'brica de Sardigna, guidato da Gavino Sale.

La sua quotidianita' e' scandita da un regime di vita improntata al piu' naturale rispetto della natura e si basa sui principi di solidarieta' e sostenibilita'. ''L'indipendenza e' possibile, e' un diritto connaturato nei sardi - spiega -, ma prima occorre conquistarla nella propria vita''.

Detto fatto. 20 anni fa e' andata a vivere sola in una 'pinnetta', i vecchi rifugi di campagna dei pastori, immersa nel verde e a trenta chilometri dal mondo urbanizzato, nelle campagne di San Vito, in provincia di Cagliari. Una struttura all'insegna della bioedilizia da far invidia a fior fior di architetti: costruita con sabbia, calce, argilla e pietra. Il tetto e' di canne con un isolante in cera di api. Banditi allaccio Enel e acqua, per l'illuminazione ha un impianto fotovoltaico e l'acqua la attinge dal suo pozzo.

''La tv l'ho buttata via 20 anni fa - racconta - Ma ho un profondo amore per i libri. In questi giorni sto leggendo ''I racconti della nuraghelogia'' di Raimondo De Muro. L'indipendentismo, da non confondere con nazionalismo, e' terapeutico - giura Bettina -, fa bene alla salute fisica, mentale, economica e sociale dei sardi''. Ai suoi alunni insegna con lezioni bilingue la storia della cultura e la storia sarda, escluse dai programmi scolastici.

La sua economia di base e' il baratto, impartisce ripetizioni in cambio di latte e uova fresche. Il suo habitat e' un piccolo eden dove svolazzano le farfalle, a pochi chilometri dal mare, in mezzo a foreste di lecci, carrubi, corbezzoli, lentischio. E' qui che si cono accasate diverse comunita', anche straniere. ''Una multietnicita' - racconta ancora la pasionaria - estesa in ettari di terre dove sardi, italiani, congolesi, tunisini, canadesi, brasiliani hanno realizzato un vivere sostenibile e solidale''.

Bettina alcuni fa ha fondato anche Abba Libera, (Acqua libera), comitato spontaneo nato contro la privatizzazione dell'acqua. Ha uno spirito libero come i cavalli che la circondano. Una passione ereditata da sua madre, Mariola Diana, insegnante con l'hobby della caccia. ''Tra qualche giorno ricorre l' 8 marzo e gia' temo il massacro delle mimose - dice - Come tutte le feste comandate anche questa giornata rischia di svuotarsi di contenuti. Quest'anno l'8 marzo voglio dedicarlo ad una donna speciale: la Sardegna e rivolgerle i versi che un poeta anonimo ha inciso nella pietra in una montagna sarda: 'Quando lasci quest'isola dimentica il tuo cuore, lo uccideremo d'amore'''.