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Schwazer: 'La fatica mi dava nausea'

'Carolina ha passione, io no'. Lei dice, non l'approvo ma lo amo

Alex Schwazer
Alex Schwazer

BOLZANO  - "L'eritropoietina l'ho comprata in Turchia, ad Antalya, dove mi sono recato a settembre dell'anno scorso. Ho portato con me 1500 euro e le ho messe sul banco del farmacista che non ha fatto domande", ha ammesso in lacrime il marciatore Alex Schwazer escluso dalle Olimpiadi per doping. Tre giorni dopo la notizia della sua positività, dopo aver ammesso all'Ansa il suo doping e aver pianto di fronte alle telecamere del Tg1, l'olimpionico di Pechino racconta le sue verità in una lunga e gremita conferenza stampa. "Ho tenuto l'Epo in frigo in un contenitore diverso. E' stata dura dire a Carolina (la pattinatrice Kostner, sua fidanzata ndr.) che fosse Vitamina B12. No, lei non sapeva niente, ho fatto tutto da solo", confessa Schwazer Della sua fidanzata dice: "Carolina è una persona speciale, mi è stata vicina in questi giorni. Quando l'ha saputo mi ha detto che non me l'ero meritato", afferma Schwazer, tenendo lo squardo basso, fissando i microfoni davanti a lui. E da Oberstdorf, Carolina di lui dice: "Non approvo quello che ha fatto, ma gli voglio bene e in questo momento non posso che stargli vicino". "La differenza fra me e Carolina è che a lei piace quel che fa. Io, invece, non ce la facevo più. C'erano dei giorni in cui mi svegliavo ed avevo la nausea, pensando alla giornata che mi aspettava. E' dura vivere allenandosi duramente 35 ore in settimana e avere sensi di colpa, quando vai a bere una birra la sera con un amico, perché sai che la competizione è tale che non puoi sgarrare. Chi ha talento e ce la mette tutta, con passione, ce la può fare. Io l'ho dimostrato a Pechino, quando ero sereno e non così sotto pressione come ora e avevo valori ematici di un anemico", dice Schwazer. "Ora mi sono liberato", continua l'atleta che si è anche liberato dal peso della menzogna che non riusciva più a sostenere. "Perché io - dice - non so mentire.

La mattina del 30 luglio, quando si sono presentati a casa mia per il controllo antidoping, non ho più avuto la forza di dire a mia madre di non aprire la porta. Non potevo e non volevo più mentire, volevo solo che tutto finisse", ha detto Schwazer. "Vorrei solo poter fare una vita normale, tornare a casa la sera dopo il lavoro e trovare la mia fidanzata e poter vedere i miei genitori, non una volta al mese, ma quando voglio io", dice l'ormai ex-campione. "Volevo tutto e ho perso tutto", confessa il marciatore. "Volevo a tutti costi - spiega - fare la 20 km e anche la 50. Sulla 50 sono convinto che al top della forma - anche senza doping - avrei vinto, ma la 20 km è diversa, lì devi essere veloce nel finale e se vuoi fare anche la 50 km qualche giorno dopo, non funziona. Uno deve fare solo quello che sa fare, altrimenti sbaglia". L'altoatesino giura di aver "incontrato il dottor Ferrari cinque, sei volte per parlare con lui di tabelle di allenamento. Così anche il 1 maggio 2010, quando lo incontrai in autostrada a Verona dopo una gara a Sesto San Giovanni", ha detto Schwazer.

"Stavo tornando a casa e dieci giorni dopo avevo la Coppa del mondo in Messico, perciò era importante parlare con lui degli allenamenti, nient'altro", ha ribadito il marciatore. Quando poi nel 2011 ho sentito delle accuse contro di lui, gli ho scritto una mail, dicendogli di voler interrompere ogni rapporto. Per Alex la vita cambierà radicalmente: non è più atleta, ma tra poche ore neanche più carabiniere: "Domani devo andare a Bologna per restituire la pistola e il tesserino". A queste parole Schwazer si commuove, perché "io devo tutto all'Arma. Se ho avuto la possibilità di esercitare questo sport da professionista, lo devo ai carabinieri". Ai giovani Schwazer dice: "Sì, è vero che a casa ho quattro medaglie, una olimpica, due mondiali e una degli europei, ma la vita è ben altro. La vita è quella normale, non quella estrema che ho condotto io negli ultimi anni. "Ho deluso tanta gente che credeva in me, conclude Schwazer, chiedo scusa per questo".

DR. FERRARI 'MAI CONSIGLIATO DOPING, QUERELO' -"Non ho più avuto contatti con Alex Schwazer da circa 18 mesi. Non vado a St. Moritz dall'ottobre 2010. Non gli ho mai consigliato pratiche doping, né lui me le ha mai richieste".Il dottor Michele Ferrari, accostato al marciatore in notizie di stampa, ha annunciato tramite il suo avvocato, Dario Bolognesi, iniziative legali e querele.

"Le informazioni diffuse in questi giorni - sostiene infatti Ferrari - non possono provenire dalle indagini giudiziarie in corso, sia perché coperte dal segreto sia perché la Magistratura sa bene che i miei contatti con Alex Schwazer risalgono al passato. Pertanto coloro che li accostano alla vicenda attuale diffondono notizie diffamatorie e calunniose che non potrò esimermi dal denunciare all'Autorità Giudiziaria". Il medico ha così fornito la propria ricostruzione dei contatti col marciatore escluso dalle Olimpiadi: "Sono stato contattato da Alex Schwazer alla fine del 2009. Mi disse che non era soddisfatto dei programmi di allenamento delle due ultime stagioni. Mi chiese di valutare il lavoro svolto e di proporre eventuali modifiche. Risultò evidente che Alex si allenava troppo: oltre a quanto concordato con l'allenatore, aggiungeva, di sua iniziativa, 2-3 ore di cicloergometro, tutti i pomeriggi, per 5-6 giorni alla settimana. Sviluppammo insieme per il 2010 un nuovo programma di allenamenti, con meno ore settimanali, più lavori di qualità, frequenti test di valutazione per adattare le intensità ai suoi progressi e ripetuti soggiorni in altitudine. Alex migliorava rapidamente, evidenziando grandi qualità atletiche e margini di crescita, anche se a volte dava la sensazione di non essere mai pienamente soddisfatto e sicuro di sé".

"Nella primavera 2010 ottenne il record italiano sulla 20 km, migliorando il suo personale di oltre 2 minuti, e altre eccellenti prestazioni in diverse gare internazionali. Ai campionati europei di fine estate ottenne un secondo posto nella 20 km e si ritirò per crampi nella 50 km, manifestando pubblicamente una grande delusione che ai più apparve ingiustificata, quasi una sorta di profondo malessere interiore. Non ho più avuto contatti con Alex Schwazer da circa 18 mesi. Non vado a St. Moritz dall'ottobre 2010". Insomma, nessun legame con la vicenda doping.

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