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Lucca: Lynch, l'indiscreto fascino dello sguardo

Cento opere del regista cult, molti esposti per la prima volta in Italia

26 settembre, 19:17

di Eugenia Romanelli

 

Tempo fino al 9 novembre per vedere un’anteprima nazionale di indiscusso fascino mondiale. La mostra “Lost vision. L’indiscreto fascino dello sguardo” infatti non travolgerà soltanto i fan di Lynch, regista cult della nostrana generazione felliniana (i due registi sono nati nello stesso giorno), ma chiunque sia appassionato di arte e fotografia. Nei suggestivi spazi dell’Archivio di Stato di Lucca, con la cura di Alessandro Romanini, debuttano cento opere firmate Lynch che spaziano tra serie fotografiche in bianco e nero (Small Stories e Women and Machines) e una suite di litografie, lavori in gran parte esposti per la prima volta in Italia.

 

La mostra è ospitata dalla decima edizione del Lucca Film Festival, la manifestazione cinematografica internazionale diretta da Nicola Borrelli, che si terrà nel capoluogo toscano dal 28 settembre al 3 ottobre 2014. Non resteranno a bocca asciutta gli appassionati: ci sarà infatti anche una retrospettiva di tutti i fim del regista americano. “Ma Lost Images – spiega i curatore – darà emozioni forse più sconvolgenti dei suoi film. Si tratta di immagini perdute ritrovate e qui cristallizzate su carta, visioni surreali, inquietanti, oniriche, superstrade dimenticate sulle quali lo sguardo ripercorre i sentieri perturbanti prodotti dall’universo creativo di Lynch. Visioni e temi ricorrenti che hanno caratterizzato i suoi film più famosi, da Eraserhead a The Elephant Man, da Velluto Blu a Cuore Selvaggio, Lost Highway, Mulholland Drive, etc”.

 

Ci sarà modo, insomma, di ficcanasare un bel po’ nella vita di Lynch anche grazie alla parte audio-visiva realizzata in collaborazione con Studio Universal che ha concesso l’utilizzo dell’Intervista esclusiva “Cinechat David Lynch” nella quale il visionario regista racconta la sua vita e la sua carriera. Chi conosce bene l’artista tuttavia non sarà sorpreso: infatti David Lynch, sin dagli esordi della sua carriera cinematografica negli anni 60’, ha sempre lavorato in parallelo tra macchina da presa, pittura, fotografia, disegno e scrittura (tra i suoi libri anche la graphic novel “The Angriest Dog in The World” pubblicata sul settimanale The Los Angeles Reader nel 1973).

 

Non solo. Nel recente 2011 esce “Crazy Clown Time”, un album in cui Lynch è compositore e musicista, e nel 2013 “The Big Dream”, dove compare una cover di “The Ballad of Hollis Brown” di Bob Dylan. Per non parlare delle sue installazioni, regie per video musicali, spot pubblicitari (dalla Playstation ad Armani passando per famose marche di caffè e profumi) o performance teatrali (tra tutte “Industrial Symphony n°1: The Dream of Broken Hearted”). Incontenibile, ha perfino disegnato gli arredi dei suoi vari film, in particolare di Lost Highway, ma anche del club “Silencio” di Parigi. Nell’ambito della moda infine ha collaborato con lo stilista Christian Louboutin, con il quale ha creato nel 2007 la mostra Fetish.

 

Questa mostra però fa sorgere un dubbio: se non sia la fotografia, in questo momento, la tecnica che più permette a Lynch di esprimere la sua ricerca artistica, di sperimentare soluzioni formali e tecniche (luci, taglio dell’inquadratura, posture attoriali, trucco…), e di riuscire a fermare il flusso temporale, ossessione che caratteristica di tutti i suoi fim. “Il lavoro dietro l’obiettivo – continua Romanini - permette a Lynch di apportare quel surplus di soggettività che il cinema e il suo scorrimento impediscono, trasformando il lavoro fotografico in una sorta di diario per immagini”. De resto la fotografia ha accompagnato l’evoluzione poetica di Lynch degli ultimi 5 anni, come testimoniano le recenti mostre, The Factory Photographs presso The Photographers Gallery di Londra e Small Stories alla Maison Europèen de la Photographie a Parigi. Non resta che tuffarsi nel nuovo immaginario lynchiano e farsi un’idea.

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