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Rifiuti: più posti lavoro con differenziata e meno discarica

Presentato rapporto Waste end firmato da Symbola e Kinexia

13 marzo, 15:18
Rifiuti: più posti lavoro con differenziata e meno discarica Rifiuti: più posti lavoro con differenziata e meno discarica

Ridurre di due terzi i rifiuti in discarica, raddoppiare la differenziata e dimezzare l'incenerimento: raggiungendo questi obiettivi si avrebbero 22 mila occupati in più. E' quanto emerge dal rapporto 'Waste end: Ecomonia circolare' firmato da Symbola e Kinexia e presentato oggi nella sede Expo a Milano alla presenza dell'assessore milanese alla Mobilità e all'Ambiente Pierfrancesco Maran e dell'onorevole Ermete Realacci.

"In questo scenario nel giro di cinque anni - spiega Duccio Bianchi di Ambiente Italia e coordinatore scientifico del rapporto - la capacità industriale di preparazione al riciclo raddoppierebbe da 12 milioni di tonnellate a 24 milioni". Una rivoluzione - si sottolinea nel rapporto - che porterebbe nuove imprese e nuova occupazione. Nel settore del riutilizzo per esempio si avrebbero fino a 10.500 nuovi occupati e il valore della produzione dell'industria di preparazione passerebbe da 1,6 miliardi attuali a 2,9 miliardi. 

Non servono quindi nuovi termovalorizzatori: con misure realizzabili in 5 anni l'Italia potrebbe ridurre di due terzi i rifiuti avviati a discarica, raddoppiare la raccolta differenziata, aumentare il numero di impianti di compostaggio e di preparazione al riciclo e ridurre drasticamente discariche e inceneritori esistenti. Che significa anche meno risorse consumate, meno emissioni, più materia prima seconda recuperata per la nostra manifattura e più occupati. Per arrivare preparati al 2020, spiegano Symbola e Kinexia, basterebbe puntare sulla riduzione dei rifiuti e sul riuso di oggetti e materiali, ad esempio incentivando i prodotti alla spina anziché quelli monouso, spingendo sulla sharing economy, dichiarando guerra all'obsolescenza programmata, realizzando il pashing out di prodotti come gli imballi alimentari non compostabili, promuovendo i centri di raccolta e re-design, introducendo una tariffa sulla base della quantità effettiva di rifiuti prodotti e cancellando gli incentivi sul recupero energetico degli impianti di incenerimento.

“L'obiettivo "rifiuti zero" – spiega il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci - non è solo un orizzonte culturale, ma una possibilità tecnologica in grado di dare forza e competitività alla nostra economia. La seconda manifattura d'Europa, la meccanica più competitiva del mondo dopo quella tedesca”. “La corretta gestione dei rifiuti – prosegue il presidente di Symbola Realacci - è un settore strategico non solo per la tutela dell'ambiente, ma anche per ripensare in chiave green e circolare la nostra economia. Un fronte che già oggi disegna una filiera produttiva innovativa, che è un pezzo importante dell'economia del futuro e sul quale bisogna investire con più ‘visione’ e convinzione. Milano è prima insieme a Vienna tra le metropoli europee sopra il milione di abitanti per raccolta differenziata e medaglia d'oro mondiale fra le grandi città per numero di persone servite dalla raccolta dell'organico. Ma il sistema di raccolta e gestione del nostro Paese è caratterizzato da luci e ombre. E anche se siamo campioni europei nell'industria del riciclo - a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea nel nostro Paese ne sono stati recuperati 24,1 milioni, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania sono 22,4) - molta strada si deve ancora fare sulla frontiera avanzata del 'Waste End'".

“In Italia è necessario un cambio di paradigma nella gestione dei rifiuti, che parta dal presupposto del "rifiuto come risorsa", secondo un processo chiuso e non aperto in linea con il concetto di economia circolare” dichiara Pietro Colucci, presidente e a.d. di Kinexia. “Occorre contestualmente concepire un nuovo modello industriale di gestione che metta al centro del sistema il recupero di materie anziché lo smaltimento, che aumenti la raccolta differenziata con sistemi capillari, che sappia valorizzare le nuove tecnologie di produzione di energia da digestione anaerobica dei rifiuti organici o altri sistemi senza emissioni, che crei flussi di compensazione tra le aree del Paese ancora in emergenza per carenze infrastrutturali verdi, e quelle in over-capacity impiantistica. Lo scenario tendenziale a dieci anni potrebbe essere la fine dei termovalorizzatori come soluzione primaria allo smaltimento e la decisa riduzione delle discariche, che saranno destinate ai soli scarti non recuperabili, ispirato proprio alla logica del “zero waste.”. Il Paese ha bisogno di moderni centri del riciclo, dove entreranno scarti ed usciranno materiali e dove il rifiuto verrà messo a dimora solo se non più recuperabile. E’ l’inizio di un cambiamento epocale nel modo di concepire e gestire i rifiuti, che da scarti diventano risorsa. Un nuovo modello di sviluppo economico, sociale e con importanti ricadute occupazionali”.

Il principio ispiratore è appunto quello dell'economia circolare: un modello non più lineare, dalla materia al prodotto al suo smaltimento, ma pensato per potersi 'rigenerare'. Che parte dalla progettazione di un sistema più efficiente nell'uso di risorse: con l'utilizzo di fonti e risorse rinnovabili; con chi produce (e anche chi consuma) responsabile dell'intero ciclo di vita del prodotto; con una forte capacità di innovazione e un design di prodotto fatto per durare, per il disassemblaggio, il riciclaggio e il riutilizzo.

Questi gli obiettivi che fissa Waste End di Symbola e Kinexia al 2020: ridurre di due terzi i rifiuti avviati in discarica (dal 38% al 12% del totale), raddoppiare la raccolta differenziata (dal 43% all'82%), tagliare il rifiuto urbano residuo indifferenziato ad un terzo (dal 57% al 18%), più che dimezzare l'incenerimento (dal 17% al 7%). In questo scenario, che per quanto ambizioso è a portata di mano, la capacità industriale di preparazione al riciclo raddoppierebbe da 12 milioni di tonnellate attuali a 24 milioni di tonnellate, il recupero di materia nei processi industriali passerebbe dall'attuale 24% dei rifiuti al 48,5%, il recupero per usi agronomici dal 13% al 30%, mentre il recupero per usi energetici dal 19% attuale scenderebbe al 14%, privilegiando soluzioni meno inquinanti e più innovative.

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