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Bonifica ex Sisas, indagine su smaltimento illecito rifiuti

Incompiuta dal 1986 su sito da 280 mila tonnellate di scorie

22 gennaio, 19:55
Ambiente:ex Sisas;pm,a Pelaggi mazzetta 700 mila euro Ambiente:ex Sisas;pm,a Pelaggi mazzetta 700 mila euro

Un nuovo capitolo - con sei arresti e 38 indagati - si è aperto oggi nella vicenda della discarica industriale cosiddetta 'Ex Sisas', nel Milanese, una storia che pare infinita e dalla quale le indagini hanno fatto emergere un pesante quadro di malaffare.

Uno smaltimento illecito di rifiuti è stato scoperto dopo che, a fine gennaio, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite nel ciclo dei rifiuti aveva concluso che il risanamento ordinato non si era mai avverato nonostante una prima comunicazione del governo italiano già avallato dal'Ue.

L'ex-Sisas si trovava nel cosiddetto "Polo chimico di Pioltello-Rodano", nella periferia est di Milano e occupava una superficie di 330 mila metri quadrati. In quest'area erano presenti tre discariche con 280.000 tonnellate di rifiuti industriali.

La vicenda affonda le radici nel 1986, quando il Tribunale di Milano condannò la Sisas alla bonifica. La società ha disatteso la sentenza, di conseguenza la Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione che nel settembre 2004 si è trasformata in condanna.

Dopo una contrastata serie di parziali interventi e contestazioni tra le società chiamate a operare, la situazione è peggiorata culminando prima nelle segnalazioni degli ambientalisti che hanno denunciato irregolarità sui lavori fatti (con il cambiamento del codice identificativo delle scorie tossiche in non pericolose) e su un traffico di mezzi pesanti in uscita dall'area in direzione di normali aree di stoccaggio lombarde. Le indagini, ora, oltre alle responsabilità, mirano anche a capire dove siano davvero finiti molti rifiuti tossici.

Fra gli arrestati, oggi, Luigi Pelaggi - ex funzionario del Ministero dell'Ambiente che all'epoca dei fatti contestati era capo della segreteria tecnica del ministro Stefania Prestigiacomo - che è accusato, tra l'altro, di aver intascato una presunta tangente ''non inferiore'' ai 700 mila euro. Ha avuto un ''ruolo'' di ''assoluto rilievo'' e di ''ganglio essenziale nella vicenda siccome ha ricoperto numerosi incarichi pubblici'' e ''mantiene, ad oggi, importanti rapporti con imprese private interessate all'acquisizione di appalti pubblici'', scrive il gip di Milano Luigi Varanelli nell'ordinanza di custodia cautelare, segnalando nella parte relativa alle esigenze cautelari che Pelaggi è ''soggetto in grado di esercitare forti influenze sia sui funzionari di livello Ministeriale/Governativo'' sia sugli ''Amministratori di enti locali''. Il funzionario ''può contare su di una fitta rete di relazioni consolidate che rendono attuale e concreta la possibilità di condizionare il regolare svolgimento dei procedimenti amministrativi di suo interesse''. Pelaggi, tra l'altro, è indagato anche nell'inchiesta della Procura di Taranto sull'Ilva. Il funzionario, infatti, era membro della commissione istruttoria per l'autorizzazione integrata ambientale per il siderurgico. Inoltre, Pelaggi che era anche stretto collaboratore della Prestigiacomo quando era ministro della Pari Opportunità, è stato anche commissario straordinario per l'emergenza idrica alle Isole Eolie.

Le sei ordinanze di custodia cautelare hanno riguardato funzionari pubblici e titolari d'impresa e sono state eseguite dai carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Milano fra il capoluogo lombardo, Roma e Napoli, nell'ambito dell'inchiesta sulle attività di bonifica del sito di interesse nazionale Pioltello/Rodano, l'ex Sisas nel capoluogo lombardo. Gli altri arrestati sono Francesco Colucci, presidente del gruppo Unendo Spa, l'holding a capo della bonifica tramite la Daneco impianti, e Bernardino Filipponi, amministratore unico di quest'ultima. Entrambi sono stati bloccati a Milano. A Roma invece sono stati arrestati Claudio Tedesi, ingegnere ambientale molto noto in Lombardia, e tecnico allora del commissario delegato alla bonifica, e i due responsabili della direzione dei lavori, Fausto Melli e Luciano Capobianco, ambedue legati alla Sogesid spa.

L'indagine, durata oltre due anni, ''ha evidenziato varie condotte illecite - hanno precisato i carabinieri - che vanno dalla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, alla corruzione, alle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, in ordine alla aggiudicazione dell'appalto per l'esecuzione dei lavori di bonifica del sito ed allo smaltimento dei rifiuti in siti di proprietà, previa fraudolenta declassificazione degli stessi da pericolosi a non pericolosi, con l'ottenimento di ingiusti profitti''.

L'ex-Sisas si trovava nel cosiddetto "Polo chimico di Pioltello-Rodano", nella periferia est di Milano e occupava una superficie di 330 mila metri quadrati. In quest'area erano presenti tre discariche, denominate A, B e C, con circa 280.000 tonnellate di rifiuti industriali - compresi idrocarburi policiclici aromatici, residuo della produzione di colle e solventi contaminati con mercurio - di cui 50.000 tonnellate di nerofumo, generati dai processi produttivi.

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