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Ambientalisti, a 2 anni da referendum, politica ha deluso

'Chiudere le centrali a carbone e puntare su rinnovabili'

12 giugno, 14:25

ROMA - A due anni dal referendum contro il nucleare ''i segnali venuti dalla politica sono stati molto deludenti''. Lo sottolineano le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente e Wwf e il Comitato No al Nucleare e Si alle Energie Rinnovabili, ribadendo che ''la strada tracciata con quel voto e' l'unica praticabile, non solo per salvare l'ambiente e il clima, ma anche per dare il via alla nuova economia decarbonizzata e sostenibile''.

''Due anni fa - ricordano le associazioni in una nota - il popolo italiano espresse un'indicazione chiarissima sul futuro energetico del Paese: il 94% dei partecipanti a un referendum pronuncio' un netto no al nucleare, optando per un modello energetico fondato sulle energie rinnovabili, nonche' sul risparmio e sull'efficienza energetica''. Con il loro voto, precisano, gli italiani ''hanno salvato l'Italia dalla bancarotta: i costi proibitivi del nucleare, infatti, avrebbero rappresentato un esborso in grado di affossare ulteriormente l'economia nazionale senza apportare alcun significativo vantaggio occupazionale o industriale''.

Mentre le maggiori potenze industriali del Pianeta stanno decisamente puntando sulle rinnovabili, mentre la Germania attua la Transizione Energetica (Energiewende), l'Italia, spiegano ancora le associazioni, ''e' ancorata a un dibattito sorpassato e ha da poco approvato una Strategia Energetica Nazionale che e' solo testimonianza di un governo dimissionario e che non prevede seri strumenti di supporto e indirizzo per la crescita delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica''. Secondo le organizzazioni occorre abbandonare la politica delle trivellazioni per la ricerca e l'estrazione di olio e gas e chiudere le centrali a carbone che mettono a rischio il clima, l'ambiente e la salute. ''Occorre utilizzare il gas - concludono - come energia di transizione e non puntare a improbabili hub che produrrebbero nuove infrastrutture già oggi inutili rispetto alla domanda''.

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