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Zanoni (Pd) e Fondazione Cetacea, delfini morti in Adriatico

'Finiti in Italia con lavori per 19 piattaforme offshore croate'

12 maggio, 19:24
(ANSA) - RIMINI, 12 MAG - Delfini morti con i timpani rotti e tartarughe marine avvelenate in un mar Adriatico a rischio, chilometri di coste comprese, per una nuova minaccia d'inquinamento. E' l'allarme lanciato in spiaggia a Rimini oggi dall'europarlamentare Andrea Zanoni (Pd) e dal direttore della Fondazione Cetacea di Riccione, Sauro Pari.

Il dito è puntato sulla costruzione di 19 piattaforme petrolifere off-shore in acque croate, giudicate ad altissimo rischio ambientale e progettate entro il 2019 - rileva Zanoni - dopo che "le prospezioni petrolifere eseguite in Croazia hanno evidenziato la forte presenza di idrocarburi". Due le interrogazioni già presentate dall'europarlamentare, che si è sentito rispondere dalla Ue ricordando "l'obbligo degli Stati membri di rispettare le normative ambientali europee".

Nel 2013, ha riferito, la società norvegese Spectrum ha 'battuto' l'Adriatico in cerca di idrocarburi, su commissione della Croazia, utilizzando una tecnologia che emetteva forti onde sonore tra 240 e 260 decibel (un jet in decollo arriva a 160) e nello stesso periodo è stata registrata l'anomala moria di delfini con gravissimi danni all'apparato uditivo. Inoltre, "tra ottobre e novembre 2013 - ha aggiunto Pari - sono state trovate 240 carcasse di tartarughe sulle spiagge, dal Veneto alle Marche, l'80% in Emilia-Romagna".

"Se le piattaforme venissero realizzate - secondo Pari - immetterebbero in acqua un numero rilevante di inquinanti che poi si riverserebbero sulle coste italiane. Se per i delfini è stato ampiamente accertato che, almeno in parte, il loro decesso è avvenuto per le onde sonore che hanno danneggiato il loro apparato uditivo, per quanto riguarda la moria di tartarughe i dati sono ancora incerti anche se, sicuramente, dietro c'è la mano dell'uomo". Per effetto della corrente - spiega - quasi sicuramente gli animali sono morti sulle coste slave e sono finiti in Italia. E "nel 50% dei resti di tartaruga analizzati dall'Università di Padova è emersa la totale assenza di flora intestinale per un potentissimo antibiotico ingerito, forse cloro, che ne ha poi provocato la morte". (ANSA).

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