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Puglia, abbattuti 104 ulivi per la 'xylella fastidiosa'

Erano al di fuori della 'zona rossa' delimitata nei mesi scorsi

16 aprile, 14:32
Sono state 104 le piante di ulivo che in questi giorni sono state sradicate in Puglia perché infettate dal batterio della "xylella fastidiosa" che ha costretto nei mesi scorsi la Regione a circoscrivere una sorta di zona rossa e in alcuni casi anche a porre limiti territoriali alla vendita di numerose specie da parte dei vivai. Lo rende noto l'Agenzia per le Attività irrigue e Forestali della Puglia.

Gli ulivi abbattuti ricadevano al di fuori dell'area indicata come maggiormente a rischio. Si tratta di focolai di batterio che hanno colpito alcuni territori di privati a Lecce, Trepuzzi, Galatina, Sternatia e Copertino.

Le analisi sulle piante che avevano dato i primi segnali di essiccamento erano state eseguite dalla Regione grazie ad una rete di monitoraggio effettuata da alcuni istituti di ricerca.

L'esito positivo ha comportato poi la presa d'atto di una mancanza assoluta di alternative. L'Agenzia per le Attività Irrigue e Forestali ha quindi impegnato una somma di ventimila euro per procedere alla eradicazione delle 104 piante. Trentacinque gli operai della sede leccese impegnati per alcuni giorni nelle operazioni, per le quali sono stati affittati da aziende locali due escavatori cingolati, due macchine movimento terra gommate, una cippatrice (le altre due utilizzate erano già in dotazione all'Agenzia), un trattore con trincia. Tra le piante individuate come irreparabilmente colpite dal batterio - rende noto l'Agenzia per le Attività irrigue e forestali - ve ne erano due monumentali, per le quali si è al momento preferito, alla eradicazione totale, una potatura drastica. La "xylella fastidiosa" è un batterio patogeno rispetto al quale non vi sono trattamenti fitosanitari efficaci.

Di contro, sostengono gli esperti, esso sopravvive solo finché è viva la pianta. Il contagio avviene unicamente attraverso un vettore che potrebbe essere la lama utilizzata per la potatura.

Più rara, invece, la possibilità di una trasmissibilità attraverso alcuni insetti. Gli operatori in campo ''hanno lavorato in piena armonia con gli enti preposti e con i proprietari, tutti privati, dei terreni sui quali erano le piante malate. Non vi è stato in alcun momento la necessità di fare ricorso alla forza pubblica''. ''Le operazioni - si evidenzia - si sono svolte con la piena collaborazione degli agricoltori che hanno compreso la natura della scelta''.

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