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A Roma il museo dei crimini ambientali

Unica esposizione europea,oltre 71mila reperti

08 marzo, 18:36

Dalle zanne di elefante intagliate ai rimedi afrodisiaci ricavati dai corni di rinoceronte: questo e molto altro è esposto al Museo dei crimini ambientali (Macri) inaugurato al Bioparco di Roma alla presenza del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, dal Capo del Corpo forestale dello Stato Cesare Patrone e dal presidente della Fondazione Bioparco di Roma Federico Coccia.

Sviluppato su 400 metri quadrati, il museo espone reperti confiscati nel corso delle operazioni del servizio Cites (la Convenzione internazionale sul traffico delle specie a rischio di estinzione) del Corpo forestale dello Stato. Nelle teche, corredate da cartelli esplicativi e dispositivi multimediali, è presente solo una piccola parte dei circa 71 mila reperti confiscati, da oggi a disposizione del pubblico con l'obiettivo di sensibilizzare sui traffici illegali di animali e piante.

''C'è un concetto educativo legato a questa iniziativa, dobbiamo alzare l'asticella della consapevolezza'', ha dichiarato Martina. ''Con il Macri facciamo un passo importante verso i temi dell'Expo 2015, che sarà un grande appuntamento educativo''.

Lungo il percorso espositivo, oltre ai reperti, sono presenti anche animali vivi, spesso esotici e importati illegalmente in Italia. Questi animali, dopo esser stati sequestrati, non possono essere liberati perché porterebbero delle alterazioni nell'ecosistema, o avrebbero difficoltà nell'ambientarsi. Sono così costretti ad una vita in cattività.

''Il museo non è solo un'esposizione statica - ha spiegato Patrone - ma un punto d'incontro per ricerche, dibattiti, divulgazione ed educazione ambientale''. ''Si tratta del primo museo di questo genere che sia mai stato aperto in Europa - ha concluso Coccìa - e rappresenta un primato per il Bioparco e per l'Italia''.


IL PERCORSO DI VISITA
Il visitatore è accolto da un breve filmato in cui l’etologo Danilo Mainardi interviene sulle tematiche del Museo. Nell’area dedicata al tema dell’inquinamento ambientale e agli incendi sono presenti esemplari vivi di avocette (uccelli dal curioso becco all’insù), spesso vittime dell’inquinamento delle zone umide, e testuggini marginate in rappresentanza di tutti gli animali vittime degli incendi boschivi. Mentre nell’area dedicata al taglio illegale delle foreste pluviali ci sono gli storni splendenti purpurei, il turaco di Livingstone, le tortore ali verdi, i roul roul.

Nella parte centrale della struttura si trovano le teche espositive dedicate alla CITES (Convenzione che regolamenta il commercio internazionale di specie di flora e fauna in via di estinzione) e contenenti, tra gli altri, esemplari imbalsamati, parti e prodotti derivati, confiscati e custoditi dal Servizio CITES della Forestale, che vengono esposti e mostrati al pubblico per la prima volta. I reperti provengono dalle innumerevoli operazioni di polizia giudiziaria effettuate dal personale del Sevizio CITES del Corpo forestale dello Stato negli ultimi venti anni, sia sul territorio nazionale che internazionale. Si stima che attualmente siano conservati dal Corpo forestale dello Stato oltre 71mila reperti. In prossimità delle teche, con l’ausilio di testi di facile lettura e delle immagini, sono illustrati i più importanti fenomeni criminali ai danni delle specie protette, obiettivo principale dell’attività di contrasto condotta dal Servizio CITES attraverso i suoi uffici dislocati sul territorio e presso le dogane (traffico illegale di avorio, pelli e pellicce, trofei, medicina tradizionale, conchiglie). Altre teche sono dedicate al bracconaggio e al reato di maltrattamento animale e contengono gli strumenti di cattura più utilizzati nella caccia illegale. Altre ancora espongono gli strumenti di cui dispone l’investigatore della natura nella sua attività di indagine, che vanno dalle tecniche di laboratorio forense al laboratorio mobile della Forestale, dal Metodo delle Evidenze Fisiche per l’individuazione del punto di innesco di un incendio boschivo, al criminal profiling, dalle tecniche di identificazione delle specie protette, alla collaborazione internazionale (Interpol, Europol, etc.). È inoltre presente una saletta audio-video dove sono proiettati filmati che spiegano le varie attività svolte dalla Forestale a difesa degli ecosistemi.

Chiude il percorso un’area dedicata ai bambini, che hanno la possibilità di farsi fotografare posizionando il viso in corrispondenza di un foro, creato su una sagoma in forex, che ritrae, quasi a dimensioni naturali, l’investigatore della natura (ovvero l’immagine di un Forestale), con cui ci si può identificare al termine del percorso.

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