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Acqua 'ammalata', mappa risorsa Italia in pericolo

Report Legambiente, casi malagestione da Bussi a Sarno e Priolo

20 marzo, 20:32
Discarica Bussi Discarica Bussi

di Tommaso Tetro
Acqua 'ammalata' di inquinamento e malagestione. Fiumi, laghi e corpi idrici in pericolo sparsi in tutta Italia, da Bussi in Abruzzo a Sarno in Campania a Priolo in Sicilia, dal lago Alago in Calabria alla Laguna di Grado in Friuli. Legambiente in un nuovo report 'Cattive acque' disegna una mappa del nostro Paese mettendo insieme, grazie all'impegno sul territorio, le storie di falde e risorse avvelenate lasciando però spazio anche alle buone pratiche, quelle delle 'acque salvate'.

Quello che Legambiente racconta, in occasione della Giornata mondiale dell'acqua (celebrata il 22 marzo), è un viaggio lungo l'Italia per mettere a fuoco alcune delle ''minacce al buono stato dei corpi idrici italiani''. E allora, nel report, si ritrovano casi di inquinamento delle falde da idrocarburi come il caso Tamoil a Cremona, l'acqua di Augusta, Priolo e Melilli in Sicilia. Poi, situazioni ''talmente gravi'' da far inserire le aree tra i siti da bonificare a livello nazionale, tipo la valle del fiume Sacco, e il basso bacino del Chienti declassato però a livello regionale; in Campania 'l'antica e attuale storia'' del fiume Sarno. Casi di inquinamento da scarichi civili, come il canale Navile di Bologna, oppure quelli generati da ''immense realtà industriali'' (il fiume Basento).

Tra i più preoccupanti, ''la contaminazione di corpi idrici ad uso potabile'' che ha lasciato a secco ''interi pezzi di Paese'': la falda di Bussi sul Tirino a Pescara, quella tra Vicenza, Verona e Padova, quella di Solofra in provincia di Avellino, e il lago Alaco in Calabria. Ci sono anche situazioni sottovalutate come la laguna di Grado e Marano in Friuli Venezia Giulia e le lagune di Lesina e Varano sul Gargano. Pagano il prezzo di un eccessivo sfruttamento le acque del Canale del Mulino a Torre Pellice in Piemonte, e per una gestione degli invasi che non tiene conto degli impatti sugli ecosistemi lacustri e fluviali dei laghi Arvo e Ampollino sulla Sila in Calabria. Delle ''acque salvate'' fanno parte le esperienze nate con i contratti di fiume in Lombardia, sul Lambro e l'Olona, gli interventi di riqualificazione fluviale sul Cherio, in provincia di Milano, e il caso della Val Bormida al confine tra Piemonte e Liguria, dove il fiume dopo anni di inquinamento ricomincia a vivere.

Per Legambiente uno stato ecologico superiore al buono è stato raggiunto ''solo dal 25% dei corpi idrici superficiali'', mentre ''lo stato chimico buono solo dal 18%''; guardando invece alla percentuale dei corpi idrici superficiali italiani in grado di soddisfare sia i requisiti di buono stato ecologico che di stato chimico, siamo ''solo al 10%''. La previsione per il 2015 sul buono stato dei corpi idrici superficiali dovrebbe arrivare ''solo al 29%'', per quelle ''sotterranee dovremmo passare dal 49% del 2009 al 52,7%''. Legambiente ricorda infine che il 2015 è l'anno in cui si dovrebbero raggiungere gli obiettivi Ue di buona qualità delle acque: ''una scadenza - osserva l'associazione - a cui il nostro Paese arriva con grande ritardo''.

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