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Arsenico in acqua Roma: la Procura indaga

Esposti per mancato allarme. A breve pm affideranno consulenza

03 marzo, 20:09

ROMA - Esposti e denunce che tirano in ballo il Campidoglio. La vicenda dell'arsenico nell'acqua arriva in Procura a Roma dove i pm avvieranno una indagine per capire se ci sono responsabilità penali per una emergenza che colpisce circa 500 famiglie nella zona Nord di Roma che ora potranno contare su sette serbatoi mobili per l'approvvigionamento di acqua potabile. Con un'ordinanza, firmata dal sindaco Ignazio Marino il 21 febbraio scorso, l'amministrazione locale pone il divieto di utilizzo dell'acqua sia per scopi alimentari che igienici. Fino al 31 dicembre i cittadini potranno utilizzare l'acqua delle autobotti e dei serbatoi mobili che raggiungeranno le zone colpite dal divieto e che si trovano nel territorio dei municipi XIV e XV.

Ma, vista la disponibilità di Acea a contribuire alla clorazione, l'acqua potrebbe essere nuovamente disponibile per usi igienici (ma non alimentari) massimo in una settimana.

Sulla scrivania del procuratore aggiunto Roberto Cucchiari sono giunti esposti di associazioni di consumatori o di semplici cittadini che invocano un intervento della magistratura per chiarire il ruolo del Campidoglio. Mancato allarme è l'ipotesi di reato che i denunciati citano.

I pm di Piazzale Clodio procederanno ad avviare formalmente un fascicolo di indagine e, non si esclude, di affidare una consulenza. In un esposto Riccardo Corsetto, già candidato de La Destra al XV municipio, chiede alla Procura di verificare se esistano profili illeciti nel comportamento tenuto dal Comune di Roma. "Nei municipio XIV e XV - si legge nell'esposto - ben cinquemila cittadini di Roma sarebbero serviti da acquedotti contaminati dall'arsenico e batteri considerati fuori norma dall'autorità sanitarie". I sette acquedotti coinvolti sono quelli di Malborghetto, Camuccini, Piansaccocia, Monte Oliviero, Santa Maria di Galeria, Brandosa e Casaccia-S.Brigida, tutti impianti gestiti dalla società Arisal.

Il denunciante prosegue affermando che "fino al 31 dicembre prossimo, con un'ordinanza del sindaco firmata il 21 febbraio, il Campidoglio ha vietato l'utilizzo dell'acqua senza che nessun organo ufficiale del Comune desse ai media adeguata e proporzionata comunicazione ai cittadini". Corsetto, invocando l'intervento della magistratura, sostiene che "l'opinione pubblica ha avuto l'allarme in ritardo rispetto all'ordinanza del sindaco e grazie alla stampa e non agli organi istituzionali".

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