Villa Lagarina

Trentino-Alto Adige/Südtirol

Villa Lagarina (Vìla in dialetto trentino) è un comune italiano di quasi 4.000 abitanti della Provincia autonoma di Trento. Comune di antica origine, importante centro della Vallagarina, situato sulla Destra Adige. Si fregia della monumentale chiesa arcipretale dedicata a Santa Maria Assunta di fondazione medioevale, ricostruita nel 1600. Il tessuto urbano conserva dimore nobiliari erette nel corso degli ultimi secoli. Da sempre centro agricolo (viticoltura), ha incrementato nel secondo dopoguerra l'estensione delle aree dedicate alle attività commerciali, artigianali e altresì industriali. L'esasperata industrializzazione, pur recando vantaggi occupazionali e quindi economici, ha tuttavia prodotto ferite irreparabili guastando il paesaggio agrario che da sempre ne costituiva il pregio. Nel territorio del comune di Villa si trova anche il Lago di Cei. Storia Lungo i secoli, dal Medioevo, Villa Lagarina era indicata nei documenti come la Villa di Villa. Peraltro, il documento più antico della sua storia risale ai secoli 900-500 a.C., alla prima Età del ferro: due fibie provenienti da una tomba, ora conservate nei musei di Rovereto e di Trento. Al Tardo impero romano (200-476 d. C.) risalgono invece i reperti dei quali riferisce l'archeologo Paolo Orsi rinvenuti nell'inverno 1881 "poco oltre la chiesa decanale". Del periodo romane sono state rinvenute in loco numerose monete d'argento e di bronzo coniate in un periodo che va dall'imperatore Augusto (dal 27 a.C al 14 d.C) ad Aureliano (dal 270 al 275 d.c.). È nell'anno 1190, ottocento anni fa, che "la villa di Villa", entra da protagonista documentata nella Storia, quando sulla piazza dove nel frattempo era stata eretta la Pieve venne convocata una solenne riunione dei capifamiglia di tutto il comune di Lagaro. In quella assemblea il plebato e i suoi consoli accusarono Aldrighetto di Castelbarco, di aver aver violato i diritti di proprietà di cui godeva la comunità sul monte Cimone. Di quel processo, conclusosi con l'accettazione di un compromesso proposto dai Consoli da parte di Aldrighetto, non esistono documenti diretti, ma testimonianze giurate rilasciate dai signori di Castel Nuovo e di Nogaredo in un altro processo celebrato a Livo in Val di Non per un'altra causa, intentata dai Consoli della comunità di Lagaro, contro l’erede di Aldrighetto, Briano di Castelbarco e Olderico di Piero, signore di Nomi. Questi processi certificano innanzitutto che sul finire del XII secolo esisteva un comune di Lagaro, che probabilmente comprendeva a Nord anche Cimone ed Aldeno, in grado di gestire con autorevolezza mediante i propri Consoli, la proprietà indivisa comunale di pascoli e boschi. In secondo luogo siamo informati che le decisioni comuni venivano prese in un'assemblea che si celebrava sulla piazza davanti alla Pieve di Villa Lagarina. I convocati erano i vicini, ossia tutti i capifamiglia possidenti terra da coltivare abitanti le comunità (o "vicus") lagarine, affittuari compresi, nonché i milites (ovvero gli armigeri e i nobili). I partecipanti all’Assemblea, goderono tutti individualmente dei medesimi diritti e doveri, posti sullo stesso piano: una dinamica decisionale assembleare che, modernamente, si potrebbe definire democratica e che armava l'autorità dei Consoli motivandone con forza ed efficacia sanzionatoria l’attuazione delle decisioni, tanto che i singoli Signori vi si sottoponevano senz'altro. Villa Lagarina, in quell'anno 1190, per conseguenza d'essere sede della Pieve, risulta veramente aver assunto un ruolo di centralità civile e spirituale per tutta la Destra Adige. Dentro la chiesa fervevano i momenti della liturgia religiosa legati ai cicli della vita dei singoli e della comunità, sulla piazza si svolgevano i riti civili: le assemblee, le fiere, le feste popolari. Da quel tempo la storia di Villa Lagarina si svolge nell’intreccio convergente e coinvolgente di tre dimensioni. Innanzitutto vi è quella della lenta evoluzione della vita quotidiana civile, sociale, agricola ed economica in generale, ispirata o condizionata dal momento spirituale-religioso. La seconda dimensione vede l’interdipendenza delle convivenze con tutti gli altri centri della Destra Adige (Da Aldeno a Nord fino ad Isera e oltre a Sud), regolate dalle norme condivise del ‘’”Comun Comunale”’’, un’istituzione sopravvissuta nei secoli (fino al 1818, quando fu abolita dalla politica accentratrice dell'Austria) che aveva manifestato i primi segni di crisi soltanto nel 1544 quando la sede della comunità fu trasferita da Villa a Pomarolo, ma che ancora nel 1759 aveva saputo rinnovarsi con un nuovo Statuto. Infine si devono considerare, oltre l’intreccio critico degli accadimenti storici globali che coinvolsero senza tregua la contrada lagarina, le tumultuose vicende dinastiche dei Signori che dominarono e sovente imperversarono sul territorio: tre casate nel corso di 800 anni. Questi furono dapprima i Castelbarco. Dopo che Briano (1192-1234) pose le fondamenta della casata, ricavandone il nome della rocca che dominava Chiusole, l’espansione di questa continuò fino a Guglielmo da Castelbarco che s’impadronì, nel 1300, di tutta la Val Lagarina ed oltre, arrivando a levante oltre Folgaria e la Vallarsa e a ponente fino a Castel Penede di Nago. Guglielmo di Castelbarco, legato ai Della Scala e poi, con il declino di questi, con la Serenissima Repubblica di Venezia, fu anche podestà di Verona e il prestigio militare e diplomatico che raggiunse è ben rappresentato dalla sua arca funebre che si erge accanto alla chiesa di Sant’Anastasia. Con Guglielmo “il Grande” anche Villa passò dai Castel Nuovo ai Signori di Castelbarco e vi rimase per circa 150 anni, fino a quando, nel 1456 sopraggiunse improvvisa l’invasione armata delle terre lagarine dei Lodron, signori delle Giudicarie, sollecitata dal principe vescovo Giorgio di Hack in funzione di contrasto alla Repubblica di Venezia che presidiava Rovereto. I Lodron presero Castel Nuovo, Castel Corno, le rocche di Castellano e Nomi e acquisirono il dominio della Destra Adige (Feudo di Castellano e di Castelnuovo, di cui Villa fu una delle sedi principali). Della nuova, rivoluzionata situazione prese primieramente atto l’assemblea della regola generale che domenica 15 febbraio 1456 fu convocata davanti alla Pieve di “villa di Villa” le cui decisioni vennero documentate in un atto notarile. Iniziò allora la lunga, complessa vicenda dei rapporti di Villa Lagarina con la casata dei Lodron, con l’intervento dei tanti personaggi controversi ma dominata nella memoria positiva dalla personalità del principe vescovo Paride Lodron. Il potere di quella famiglia si mantenne, nel bene e nel male, per scemare quindi decisamente, fino al 1750 quando le riforme introdotte nell’impero da Maria Teresa d'Austria ridussero i poteri dei signori feudali a vantaggio e garanzia dei diritti dei cittadini e delle comunità. Poi, l’arrivo dell’armata francese di Napoleone Bonaparte in Val Lagarina, nel 1796, cancellò drasticamente ogni residuo di potere feudale. Quando, dopo la sconfitta del Bonaparte a Lipsia nell’ottobre 1813, allontanati i Francesi, gli Austriaci rioccuparono la Val Lagarina, il Trentino fu accorpato alla provincia del Tirolo (1816). Già era stata posta fine ai principati di Trento e Bressanone, e quindi l'intera vita pubblica sotto il dominio asburgico fu radicalmente riformata secondo la logica dell’accentramento statale che fagocitò ed azzerò le autonomie delle quali in Val Lagarina si godeva democraticamente da sempre. Il Comun Comunale fu sciolto nel 1818 dal Governo austriaco e i beni furono ripartiti fra i Comuni interessati. Peraltro una legge del gennaio 1805 aveva già definito le regole del comun comunale "illecite combricole di popolo", facendone presagire la sopressione. Il capoluogo della provincia si collocò lontano, ad Innsbruck, dove si radunava la Dieta, un parlamento provinciale composto da 52 persone che rappresentavano i quattro stati: i nobili, il clero, nonché i cittadini e i contadini. Il dominio dell’Austria durò 105 anni, fino alla sconfitta inflittale dall’Italia a conclusione della Prima guerra mondiale nel novembre 1918. Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili e militari Il "palazzo De Moll", conosciuto anche come Guerrieri Gonzaga, è una nobile dimora del XVII secolo. Eretto dai Festi di Ebenberg e Brauenfeld, acquisito alla famiglia Lodron alla fine del Settecento, fu acquistato dal barone Sigismondo Moll nel 1806. Venne ereditato, dopo il secondo dopoguerra per assenza di successori in linea diretta dei baroni de Moll, dalla famiglia Guerrieri Gonzaga di Palidano di Mantova che pertanto qui trasferirono la loro dimora. Il giardino della fine del Settecento, ospita molte specie di arbusti, in gran parte provenienti dall'America del Nord, introdotte da Sigismondo Moll: tra queste vi sono alcune piante rare come il noce nero, ma si trovano anche ippocastani, tassi, platani, spaccasassi, abeti, pini. Nel parco si trova un'imponente "limonaia" ove si coltivavano piante di agrumi. Il "palazzo Libera" fu costruito verso la metà del Seicento da Antonio Gasperini, della famiglia Gasperini di Rovereto, lungo la via che dal vecchio Santo Mont (Monte di Pietà) sale a Cornalè. L’edificio passò nel Settecento alla famiglia Madernini, che dopo un incendio lo ricostruì in forme rococò, di cui è un esempio il portale di ingresso. Il palazzo passò in seguito alla famiglia Libera di Avio, operante nel commercio della seta. Nel giardino è ospitata la scultura Madre (1927) di Adalberto Libera (1903-1963), architetto razionalista e scultore: sul palmo delle mani della figura sono incisi i nomi dei caduti del paese nella prima guerra mondiale. Dal 2000 l'edificio è sede di una sezione distaccata del Museo diocesano tridentino. Il "Filatoio". Un primo "Filatoio" con annessa tintoria per lavorarvi la seta, fu fatto costruire in località Cornalé, nel 1626, dal principe vescovo Paride Lodron che incaricò del progetto l'architetto Santino Solari. Esso godette di un'ingente dotazione finanziaria ma il risultato economico della gestione non corrispose mai alle attese. Bastarono pochi lustri per far constatare come l'opificio non reggesse la concorrenza agguerrita ed efficiente di quelli della vicina Rovereto. Questo anche per difetto di una locale sperimentata mentalità imprenditoriale e commerciale (l'amministratore era infatti il medesimo che s'occupava degli altri beni dei Lodron). Nel 1692 l'edificio fu perciò ristrutturato e convertito in mulino e pistoria, con relativo forno. Un secondo filatoio sorse a Villa Lagarina circa un secolo dopo, per iniziativa imprenditoriale del possidente Filippo Marzani, in località Piazzo, sulla sinistra del rio che segna il discusso confine con Pomarolo, sui terreni ove sorgeva l’antica chiesa dedicata ai Santi Zeno (e Apollonia). La costruzione del nuovo edificio suscitò ferocissime polemiche e i ricorsi giudiziari della comunità di Pomarolo. Nel 1802, il Capocomune elevò presso le superiori istanze circondariali una protesta-denuncia contro le iniziative e gli operai del Filippo Marzani i quali, per costruire il nuovo filatoio, non esitavano ad abbattere con le mine la chiesa di San Zeno (ed Apollonia) per liberare il terreno e riutillizzarne le pietre. Il nuovo filatoio entrò in produzione solo nel 1807 per concludere definitivamente ogni attività nel 1870 vittima delle stesse difficoltà che avevano determinato la chiusura del primo sorto a Villa Lagarina. Nel 1873 il consiglio comunale tentò senza successo la vendita di quella proprietà che produceva una "tenue rendita annua" prodotta esclusivamente dall'abitazione e dai campi annessi, mentre l'edificio era talmente fatiscente che se ne sconsigliava la riparazione. Dieci anni più tardi il consesso comunale doveva occuparsene ancora per una tentare una ipotetica riconversione in Casa di ricovero per anziani a beneficio della Destra Adige. Non se ne fece nulla, finché negli anni recenti l'antico opificio è stata recuperato, con spesa pubblica ingente, quale reliquia industriale ottocentesca. Peraltro la sua fruizione didattica è stata finora inibita da problematiche economiche di gestione, quelle che da secoli affliggono il cosiddetto "Filatoio". Il "Castello di Castellano" sorge su un poggio nell'omonima frazione e domina la Vallagarina. "Casa Scrinzi", costruita nel Seicento dalla famiglia Camelli, passò quindi alla famiglia dalla quale oggi prende il nome. L'edificio abbellito da cortile con portico ad arcate ospita la Biblioteca Civica. "Palazzo Madernini", si apre con porta merlata sulla piazza della Fontana, poi dedicata a Gio Batta Riolfatti. Venne edificato dalla nobile famiglia Madernini, trasferitasi in Val Lagarina nel Quattrocento dalle Giudicarie al seguito della famiglia Lodron. Nell'800 il palazzo fu acquisito dalla famiglia dei conti Marzani che si distinse nella produzione e nel commercio della seta per essere quindi nobilitata. "Casa Marzani" fu eretta dalla medesima famiglia, in faccia al palazzo Madernini, sulla fine del '600. Altro Piazze e fontane La piazza dedicata a Sigismondo Moll costituì probabilmente il più antico centro commerciale di Villa. È dominata dalla facciata orientale del palazzo che fu dei baroni de Moll e arricchita da una monumentale fontana eretta nel 1773. Nel 1879 questa venne ampliata per essere utilizzata come lavatoio.. Nella vicina piazza Riolfatti si trova un'altra notevole fontana monumentale risalente agli inizi del XVI secolo, poi rimaneggiata nel Settecento, decorata da un capitello che fa da basamento ad un putto. Come tutte le altre di Villa anche le vasche di questa furono adattate a lavatoio. Questa fontana, che in origine diede nome alla piazza, ora è diventata centro d'attrazione turistica e di manifestazioni folcloristiche. Qui si celebrano in estate i fasti della popolare "Festa dell'Anguria", una tradizione che sopravvive vittoriosa per merito della Associazione del Borgoantico. Un'altra rilevante fontana si trova accanto a quella che fu la Canonica dell'antica Pieve di Villa Lagarina, ridotta ormai al rango di ex Parrocchia. Davanti all'edificio, svuotato di funzioni spirituali, rimane una vasca in pietra bianca sobriamente scolpita, accompagnata da due colonne in pietra, decorate da motivi di foglie d’acanto. L’ultima fontana rilevante è quella della Contrada Valtrompia, sulla piazza Scrinzi, costruita nel 1880 su progetto di Domenico Sandonà. Il capitello, posto all’apice di essa, rappresenta una testa di medusa, mentre la bocca d'acqua ha la forma di testa di leone. Aree naturali Lago di Cei Società Evoluzione demografica Abitanti censiti Istituzioni, enti e associazioni Associazione Borgoantico che da molti lustri opera fecondamente perseguendo le finalità statutarie di solidarietà sociale, di promozione civile e culturale. L'Associazione, tra le altre attività, pubblica con cadenza annuale i Quaderni del Borgoantico, giunti alla quindicesima edizione, importante raccolta di studi e contributi che promuovo la conoscenza della storia e della cultura lagarina. la Associazione degli Anziani, una vivace realtà locale che con oltre 400 soci si dedica alle iniziative per la Terza età. la Associazione degli Alpini Schützenkompanie-Destra Ades ("Compagnia dei Bersaglieri tirolesi de Destra-Ades"). Si ispira alle storiche milizie della Contea del Tirolo, dette appunto Schützen o Sizzeri. La compagnia di Villa, che era stata rifondata il 13-14 luglio del 2012 col nome di "Schützenkompanie Castelam-Destra Ades", si è scissa, originando: la "Schützenkompanie Destra Ades" di Villa Lagarina e la "Schützenkompanie Castelam", nella frazione di Castellano. Persone legate a Villa Lagarina I Lodron detti di Castellano e Castelnuovo Giovan Battista Cavalieri, o De' Cavalleri, (1525–Roma 1601), incisore, disegnatore ed editore. Nacque a Villa Lagarina verso il 1525, e per questo alla sua firma solitamente aggiungeva "lagherinus". Trasferito a Roma, dove lavoro fino alla morte, seppe conquistarsi un ruolo artistico importante, tanto da meritare una menzione onorevole di Giorgio Vasari nella seconda edizione de ”Le vite de' più eccellenti pittori, scultori ed architetti … ”. Donato Arsenio Mascagni (1579–1637), pittore e scultore fiorentino. Oltre che in Italia, il Mascagni si dedicò soprattutto ad abbellire Salisburgo, ove giunse nel 1606 chiamato dagli arcivescovi von Raitenau, Sitticus von Hohenems e Paride Lodron (1619-1653). Per il Lodron egli decorò a Villa Lagarina, collaborando con l'architetto Santino Solari, la cappella di San Ruperto nella Pieve di Santa Maria Assunta. Paride Lodron 1586-1656), Arciprete di Villa Lagarina e Principe vescovo di Salisburgo. fu personaggio complesso, di grande levatura intellettuale. Capo di stato illuminato, in anticipo sui tempi soprattutto nei campi dell'educazione e della giustizia, fu prestigioso protagonista politico a livello europeo durante la Guerra dei trent'anni (1618-1848). A Villa visse molto poco, ma vi operò molto con le opere qui realizzate dai suoi architetti ed artisti. Santino Solari (1576–1646), artefice della cappella di San Ruperto eretta nella pieve di Santa Maria Assunta. Architetto di corte a Salisburgo, venne a Villa Lagarina, probabilmente verso il 1616 su richiesta di Paride Lodron allora preposto del capitolo del duomo salisburghese. Nove anni dopo, nel 1625, completati anche i lavori di decorazione interna, la Cappella fu inaugurata personalmente dal Lodron, nel frattempo divenuto principe Vescovo. Alberto Priamo (1605–Graz 1654), vescovo, teologo. Era figlio di Ippolito Priami, commerciante di seta. Dopo la laurea in teologia conseguita a Roma presso il Collegio Germanico-Ungarico, fu per otto anni cerimoniere del Duomo di Salisburgo e consigliere del Principe Arcivescovo Paride Lodron. Nel 1636 venne nominato da papa Urbano VIII arciprete-pievano di Villa Lagarina su proposta del Lodron, Ufficio che conservò fino al 1639. Il 29 dicembre 1640 viene fatto vescovo di Lavant, oggi accorpata alla Arcidiocesi di Maribor. Antonio Chiusole (1679 – Rovereto 1755), matematico, geografo, storico, giurista. Laureato in Scienze a Salisburgo, fu incaricato quale lettore pubblico di matematica in quella città. Autore prolifico, divenne membro della ”Societas eruditorum” ("Accademia degli eruditi") di Salisburgo e della Accademia Roveretana degli Agiati. Gregorio Fontana (1735 – Milano 1803), scienziato, filosofo. Fratello di Felice, nacque a Villa dove si era trasferito il padre notaio. Studiò a Roma divenendo sacerdote dell’ordine degli Scolopi. Segnalato dalla fama del suo insegnamento, nel 1763 divenne professore di Logica e Matematica e poi di "Calcolo sublime" all’Università di Pavia, dove per un periodo assumerà anche l’incarico di Rettore. Nel 1797 Napoleone Bonaparte lo volle a Milano tra i saggi che devono elaborare il “Corpo legislativo” della Repubblica Cisalpina. Una chiamata che gli causerà, due anni dopo la condanna al confino, da parte degli Austriaci, tornati nel frattempo a Milano. Sigismondo Moll (1758-1826, barone, funzionario imperiale al servizio degli Asburgo, ma altresì di Napoleone, fu da questi nominato nel 1810 senatore del Regno d'Italia. Giancarlo de Moll (1797-1879), figlio di Sigismondo, ufficiale d'ordinanza a Schönbrunn del figlio di Napoleone, il Duca di Reichstadt, venne nominato, dopo la morte di questi, Aiutante di campo dell'imperatore Ferdinando I d'Asburgo, e quindi Secondo Aiutante Generale del medesimo. Andò in pensione con il grado di Feldmaresciallo nel 1849 vivendo poi ritirato per trent'anni nel suo palazzo di Villa Lagarina. Eduard Gurk (1801-1841), pittore alla Corte a Vienna, ebbe per protettore l'Aiutante generale dell'imperatore Giancarlo de Moll che nell'autunno del 1840 lo ospitò a lungo nel suo Palazzo di Villa Lagarina. Ai paesaggi di Villa Lagarina, che lo avevano incantato durante quel soggiorno, come scrisse nei suoi Diari del viaggio successivo verso Gerusalemme e nelle sue corrispondenze alla "Theater Zeitung" di Vienna, Gurk dedicò diversi dipinti, conservati nel palazzo che fu dei baroni de Moll (oggi Guerrieri Gonzaga). Giuseppe Sandonà (1811–1875) sacerdote, filosofo, studioso di Diritto. Conclusi gli studi teologici a Vienna, insegnante a Cremona, venne chiamato alla cattedra di Diritto all’Università degli Studi di Siena. Dal 1843 è a Firenze nel Gabinetto Vieusseux. Amico di Antonio Rosmini, ne condivise l’amore per l’Italia, tanto che fu definito il ‘’“patriota dimenticato”’’. Venne proposto dai cattolico-liberali come arcivescovo di Firenze, ma prevalsero i conservatori. Nel 1849 abbandonò l’agone politico, rimanendo tuttavia rocciosamente filo-italiano. Insegnò Filosofia nel Seminario di Massa Marittima fino a quando, nel 1860, gli venne affidata la cattedra di Filosofia, e successivamente quella di Diritto Internazionale all’Università di Siena. Il 20 agosto 1866, mentre soggiornava a Cesoino di Pedersano ricevette l’ordine dalla polizia austriaca di abbandonare il Trentino, pena l’espulsione. Nel 1870 pubblicò, primo in Italia, i "Principi di diritto internazionale moderno". Silvio Marzani (1841–1920), farmacista e amministratore pubblico, tenne la carica di Capo Comune per sedici anni, dal 1872 al 1888. Noto alla polizia per i suoi sentimenti filo italiani, il 25 maggio 1915, all’indomani della dichiarazione di guerra, fu arrestato con l’accusa di essere un irredentista e rinchiuso nel Campo di internamento di Katzenau. vicino a Linz sul Danubio. Alla fine del 1916. Silvio Marzani, ammalato e sofferente, aveva ormai 75 anni, venne tradotto nel carcere del Castello del Buon Consiglio e processato per alto tradimento. Fu infine liberato grazie all’emanazione delle amnistie seguite alla morte, a novembre, dell’imperatore Francesco Giuseppe. Gio Batta Riolfatti (1812–1883), uomo di legge e amministratore pubblico. Rivestì nel 1848 e poi ininterrottamente dal 1861 al 1872 la carica di Capo Comune. A lui si deve la ricostruzione del ponte sull’Adige bruciato nel 1866 dalle truppe austriache per bloccare l’eventuale avanzata di Giuseppe Garibaldi. Pietro (Pierino) Marzani (1879-1974), laureato in Architettura al Politecnico di Monaco di Baviera, collaborò alla progettazione di monumenti ed edifici pubblici a Rovereto e sulla Destra Adige. Appassionato musicologo, Pietro Marzani fu nel 1921 tra i fondatori della prestigiosa Filarmonica di Rovereto, istituzione che presiedette dalla fondazione fino al 1970. Impegnato nella pubblica amministrazione, fu, tra l’altro, presidente del Consorzio del ponte di Villa Lagarina, dal 1929; consigliere comunale del “grande comune” di Villa subito dopo la seconda guerra mondiale, presidente del Consorzio irriguo di Villa Lagarina. Adalberto Libera (1903-1963), architetto, esponente del razionalismo, progettò numerosi edifici pubblici in Italia nella prima metà del secolo XX. Celebre, tra le sue opere, il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi all'EUR a Roma. Economia Amministrazione Sindaci storici di Villa Lagarina nel Secondo dopoguerra Giuseppe Dorigotti ( dal 1946 al 1955, fu sindaco del Grande Comune che includeva Nogaredo, Brancolino, Sasso e Noarna) Carlo Baldessarini (primo sindaco di Villa Lagarina, rieletto per quattro legislature, dal 1955 al 1973) Marco Giordani (dal 1973 al 1985) Giuseppe Cont (dal 1985 al 1997) Mariano Giordani Manica Alessio Baroni Romina Variazioni Nel 1929 sono stati aggregati i territori dei soppressi comuni di Castellano, Noarna, Nogaredo, Pedersano e Sasso. Nel 1955 il territorio del comune di Nogaredo è stato nuovamente distaccato, ritornando comune indipendente, comprendendo anche i territori degli ex comuni di Noarna e Sasso. Nel 1967 è stato accorpato il territorio della frazione Piazzo, staccatasi dal comune di Pomarolo. Gemellaggi Villa Lagarina è gemellata con: Bento Gonçalves, Brasile (dal 2007). Stockstadt am Rhein, Germania. Sport Atletica leggera Società di Villa Lagarina e dintorni è la Lagarina Crus Team (ex Crus Ottica Guerra Pedersano), una squadra di atletica dilettantistica. Note ^ Comune di Villa Lagarina - Statuto. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010. ^ Roberti G. ‘’La zona archeologica di Rovereto’’', in "Studi Trentini di Scienze Storiche", XXXX, 1961, pag. 111. Orsi P. ‘’Scoperte archeologico-epigrafiche’’, in "Archivio Trentino", Anno II, fasc. II, 188, pag. 270. ^ Si deve osservare, tuttavia sul finire di quel secolo XII, pur in tutta la sua importanza di centro della comunità, Villa doveva contare un numero esiguo di abitanti se 150 anni più tardi, nel 1339, all’ombra delle Pieve vivevano soltanto 50 persone in un circondario dove Castellano risultava il borgo più popoloso arrivando a contare 300 anime. Cfr. in argomento le note di Antonio Passerini, Le vicende della comunità di Villa Lagarina in: "La nobile pieve di Villa", 1994, Stampalith, Trento, pag. 150-156. ^ Il notaio era un Ramengo Balachi. In Archivio diocesano tridentino (ADT), Cartella Lodron. ^ Le complesse vicende storiche di Villa Lagarina, che qui sono state necessariamente riassunte con troppe temerarie semplificazioni, hanno trovato un’esposizione approfondita ed esemplarmente accurata negli studi pubblicati dagli storici Antonio Passerini, Giovanni Cristoforetti e Virginia Crespi Tranquillini ne ‘’”La nobile Pieve di VillaLagarina”’’ citati in Bibliografia. A questi lavori esemplari è indispensabile fare riferimento per acquisire un’adeguata ricchezza d’informazione. ^ Di questa "fabbrica" lodroniana e delle spese che comportò ne fa accurata narrazione ed esposizione lo storico Antonio Passerini in:Le vicende della comunità di Villa Lagarina in La nobile pieve di Villa, p. 92 e p. 149. ^ La chiesetta fu ricostruita in seguito sulla destra del rio, sempre a Piazzo, ma in territorio di Villa Lagarina. Questa vicenda è stata accuratamente ricostruita dallo storico don Giovanni Cristoforetti in due puntate pubblicate sotto i titoli ‘’La chiesa di S. Apollonia a Piazzo’’ e ‘’Il restauro della Chiesa di Piazzo’’ nel “Bollettino parrocchiale della Pieve di Villa Lagarina”, 2006. ^ In merito a questa fontana esiste una petizione del 1888, che chiedeva l'installazione di una seconda bocca, per rendere limpide le acque utilizzate per lavare: i richiedenti facevano presente che circa due terzi del borgo usufruiva di questo servizio. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012. ^ La famiglia Priamo, o Priami abitava a Villa nel nucleo originario, forse da loro stessi costruito, dell’attuale Palazzo Madernini. Era stata elevata alla nobiltà da Ferdinando III nel 1556. Cfr. Maria Beatrice Marzani, ‘’Palazzo Madernini’’, in “Quaderni del Borgoantico”, 1, 1999, p. 17. ^ Cfr. Italo Prosser, Silvio Marzani (1841–1920), in "Quaderni del Borgoantico", 7, 2006, pp. 27–35. ^ Si possono ricordare, tra questi, il Rifugio sul Monte Finonchio, le scuole elementari di via Benacense, a Rovereto; l’ampliamento della chiesa di San Leonardo di Nogaredo; la porta laterale della chiesa di Villa Lagarina (1950-51); la scuola elementare di Sasso-Noarna (1951-55); il teatro parrocchiale di Villa Lagarina, il municipio di Villa Lagarina eretto nel 1954-55, con il parco circostante svettante maestosi cedri, presso la farmacia, distrutto nel 2005, per dar luogo ad una discussa speculazione edilizia. ^ Cfr. Censimento 1951: popolazione residente 1249). ^ Cfr. Censimento 1961: popolazione residente 219. ^ Cfr. ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3 Bibliografia Roberto Adami (a cura di), Il principe e l'architetto: l'attività di Santino Solari (1576-1646) al servizio di Paride Lodron a Villa Lagarina e a Salisburgo, tra manierismo e primo barocco’’, Il Comun comunale, I giochi e la regola, Rovereto, 1993 Roberto Adami (a cura di), Splendido Settecento: il secolo dei lumi sul territorio del Comun Comunale lagarino, Comun Comunale lagarino, Pomarolo, 1995 Roberto Adami, L'invenzione degli Schützen. Note (non apologetiche) sulla difesa territoriale in Val Lagarina, in "Quaderni del Borgoantico", 12, 2011, pp. 12–34. Rocco Catterina, I signori di Castelbarco [1900], rist. anast., Mori (TN), La grafica anastatica, 1982. Valentino Chiocchetti, L’antica giurisdizione veronese in Vallagarina, in All'ombra del Rovere, pp. 217-242. Pio Chiusole e Valentino Chiocchetti, Romanità e Medioevo in Vallagarina, Rovereto, Manfrini, 1965. Alessandro Cont, L’altare dell’Assunta nella Pieve di Villa Lagarina (1696-1700), in “Atti della Accademia Roveretana degli Agiati. Classe di Scienze Umane. Classe di Lettere ed Arti”, ser. VII, 10, 2000, pp. 215-267. Alessandro Cont, Documenti inediti sui rapporti di Joseph Schöpf con Villa Lagarina (1805), in "Studi Trentini di Scienze Storiche", Sezione seconda, 75-77, 1996-1998, pp. 251-259. Paolo Cont, L’imperial regio pittore di corte Eduard Gurk e Villa Lagarina, in "Quaderni del Borgoantico", 13, 2012, p. 5–8. Paolo Cont, La migrazione delle opere del pittore di Corte austriaco Eduard Gurk, in "Studi Trentini. Arte", 92, 2013, 1, pp. 95–121. Paolo Cont, Johann Karl von Moll (1797-1879) al servizio di tre imperatori e il mistero delle carte scomparse, in "Quaderni del Borgoantico", 14, 2013, pp. 11-19. Virginia Crespi Tranquillini, Giovanni Cristoforetti, Antonio Passerini, La nobile pieve di Villa, fotografie di Flavio Faganello, Trento, Stampalith, 1994. Il volume fornisce un'ampia bibliografia concernente Villa Lagarina e la Destra Adige. Virginia Crespi Tranquillini, Cultura e società a Villa, in La nobile pieve di Villa. Giovanni Cristoforetti, La Pieve di Villa Lagarina e i suoi Pievani, in La nobile pieve di Villa. Giovanni Cristoforetti, La chiesa di S. Apollonia a Piazzo, “Bollettino parrocchiale della Pieve di Villa Lagarina”, n. 1, 2006 Giovanni Cristoforetti, Il restauro della Chiesa di Piazzo, “Bollettino parrocchiale della Pieve di Villa Lagarina”,n. 2, 2006 Berengario Gerola, I nomi di luogo del Trentino documentati prima del mille, in "Studi trentini di scienze storiche", 12, 1, 1931, pp. 3-21. Andrea Leonardi, Depressione e risorgimento economico del Trentino: 1866-1914, Trento, Società di studi trentini di scienze storiche, 1976. Paolo Orsi, Scoperte archeologico-epigrafiche nel Trentino: 3.. relazione, in "Archivio Trentino", 2, 1883, pp. 259-275. Antonio Passerini, Le vicende della comunità di Villa Lagarina in La nobile pieve di Villa. "Quaderni del Borgoantico", 1-14, 1999-2013. Giacomo Roberti, La zona archeologica di Rovereto, in "Studi Trentini di Scienze Storiche", 40, 1961, 1, pp. [3]-16; 2 pp. [105]-137; 3, pp. [201]-212. Gian Maria Varanini, I Castelbarco dal Duecento al Quattrocento: punti fermi e problemi aperti, in Castellum Ava: il castello di Avio e la sua decorazione pittorica, a cura di Enrico Castelnuovo, Trento, TEMI, 1987, pp. [17]-39. Antonio Zieger, L'economia industriale del Trentino dalle origini al 1918, Trento, Saturnia, 1956. Raffaele Zotti, Storia della Valle Lagarina [1862-63], v. 2, Trento, Monauni, 1862. Altri progetti Commons contiene immagini o altri file su Villa Lagarina Collegamenti esterni Itinerari culturali

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