Walter Cavallucci: serve unità

News, trend, retroscena, personaggi, elezioni: dove va la vela mondiale?

Responsabilità editoriale Saily.it

SPECIALE WORLD SAILING, LA SITUAZIONE E LE PROSPETTIVE - Ne parliamo con Walter Cavallucci, membro del Council, da oltre trent'anni nell'ente internazionale. Che lancia tre allarmi: 1) "Situazione finanziaria pre-fallimentare", 2) "Il presidente è indagato dalla Commissione Etica interna"; 3) "Importanti scadenze in arrivo, le elezioni, e il CIO sulle discipline olimpiche 2024". E un appello (anche elettorale): "Per uscirne serve unità e visione, non personalismi" - SI AL VOTO DIGITALE

 

Walter Cavallucci, membro del Council di World Sailing nell’ultimo quadriennio, è il dirigente italiano con più esperienza nei meccanismi della Federvela internazionale. Nei giorni del Mid Year Meeting chiamato a delineare le regole per il prossimo Annual General Meeting con valenza elettorale, che eleggerà il presidente e il Board (7 vicepresidenti) in carica fino al 2024, abbiamo fatto con lui un breve viaggio nell’ente. Per valutarne lo stato di salute, i rapporti con il CIO, le questioni aperte più urgenti, le prospettive future di uno sport olimpico anche attraverso le possibili novità elettorali.

MA PRIMA, LA NOTIZIA DELL'ULTIMA ORA: APPROVATO IL VOTO DIGITALE PER ELEGGERE I NUOVI ORGANI IN AUTUNNO - Le nazioni hanno votato venerdi 19, era richiesta una maggioranza del 75%, raggiunta dal si (59 voti, contro 9 per il no): quindi c'è l'ok al voto digitale, che significa niente assemblea nella lontana Abu Dhabi, Annual Conference in virtuale, e voto anticipato per via elettronica. Vedremo quali conseguenze, vantaggi o controindicazioni, avrà questa nuova modalità.

Walter, come potresti definire lo stato attuale di World Sailing e quali sono i problemi più urgenti che la federvela mondiale si trova ad affrontare?

Walter Cavallucci - Il problema più urgente è il gigantesco dissesto finanziario, il bilancio è in rosso da tempo, il rinvio delle Olimpiadi ha aggravato la situazione. WS non paga l'affitto degli uffici da tempo, i dipendenti sono in cassa integrazione, si è continuato ad annunciare fantomatici sponsor mai arrivati. La situazione è pre-fallimentare. Per fortuna ad occuparsene non è più il presidente Andersen ma uno dei vice, Scott Perry, che ha ancora credibilità nei confronti del CIO, al quale è andato a chiedere aiuti economici. Se WS uscirà, a fatica, da questa situazione, sarà stato merito suo.

Non è l'unico guaio: c'è il presidente che è indagato dalla Commissione Etica interna, la procedura è conclusa, una decisione è attesa prima del voto, ma la rottura è netta con una parte del Board, in quanto due vicepresidenti hanno di fatto chiesto l'intervento dell'Ethic Commission, accusando Kim di aver falsificato le loro firme elettroniche in un documento inviato a un giornalista. E' probabile che la sentenza sarà solo una forma di "ammonizione", ma resta una questione mai vista in passato.

La recente nomina di un nuovo CEO, David Graham, puo’ essere considerata una svolta positiva?

Walter Cavallucci - Al momento della sua nomina siamo rimasti tutti sorpresi: con i conti in rosso assumere un CEO sembrava una follia, specie pensando ai danni fatti dal predecessore Andy Hunt che ha saccheggiato le casse per anni. La realtà è che David Graham è stato voluto e scelto da una parte del Board, in particolare dallo stesso Scott Perry che ha in carico il problema finanziario, per avere qualcuno che lo affiancasse nel progetto di risanamento, e nei rapporti con il CIO. Questo ci ha tranquillizzati, oltre al fatto che Graham è un velista e viene dall'ottimo lavoro svolto con Sail Oman. Speriamo bene.

A che punto è l’annosa questione delle verifiche da parte delle autorità Antitrust su World Sailing?

Walter Cavallucci - L'indagine è al momento in una fase di rallentamento. Finora il risultato più eclatante e visibile è quanto accaduto alla classe Laser, che è diventata open builder e avrà più costruttori (anche se con una modalità sfuggita al controllo di WS, e con la rappresentatività della classe che è fortemente in discussione, con la nascita di una nuova associazione - The Laser Class - che contesta ILCA, ndr), e analoga liberalizzazione vale per le vele sempre del Laser. Singolarmente però tutto si è fermato qui. Nulla si è fatto riguardo a situazioni ben note di monopoli strettissimi, come 49er o Nacra 17, dove i costruttori continuano a dettare legge e si prevede che prossimamente possano lanciare nuovi rig obbligando i velisti ad altre spese. Non è dato sapere se il rallentamento dell'antitrust sia legato al fatto di aver ottenuto il "risultato" della liberalizzazione del Laser, in quanto classe diffusissima. Mentre per gli altri monopolisti, trattandosi di classe a minore diffusione, le violazioni delle regole antitrust sarebbero meno impattanti... Di sicuro non finisce qui, la policy antitrust è entrata in WS e nel tempo ci saranno altri adeguamenti, che dipenderanno anche dagli esiti elettorali...

Veniamo alle elezioni in arrivo per il rinnovo delle cariche e partiamo dalla presidenza. Dopo la doppia bocciatura della sua proposta di riforma della governance, il presidente Kim Andersen (DEN), che successe a Carlo Croce nel 2016, è da considerare già sconfitto in partenza per la rielezione? E Gerardo Seeliger (ESP), resterà l’unico candidato a contendergli la carica, o potrebbero esserci delle sorprese dell’ultima ora?

Walter Cavallucci - Kim non parte affatto sconfitto. E' sostenuto da un gruppo ancora forte, che si muove compatto, formato da menti lucide, e molto calato nelle classi monopoliste, è un gruppo molto trasversale. Adesso che hanno perso sul voto digitale, la prossima mossa che mi aspetto è il tentativo di far saltare le elezioni e lasciare in carica il Board fino a dopo le prossime Olimpiadi. Ma sono mosse sempre più disperate.

Gerardo unico oppositore? E' un'ottima persona e un bravo manager, ma sinceramente mi auguro che ci siano altre sorprese. In molti ci auguriamo che Scott Perry possa decidere di candidarsi, anche se per ora resta dubbioso. I recenti segnali che arrivano dalle nazioni mi fanno sperare che cambi idea. C'è qualche indizio positivo: la scelta del CEO David Graham fatta da Scott, e il suo ruolo nel cercare di salvare le finanze. Se avesse successo, tutti lo voterebbero, anche perchè passerebbe dai finanziamenti arrivati dal CIO, dove Perry ha ottime sponde. Come lo stesso Seeliger. I due sono anche amici, si puo' anche immaginare una qualche alleanza elettorale.

Il Council, del quale tu sei membro, sarà invece eletto con procedura diversa e tempi anticipati rispetto alle altre cariche.

Walter Cavallucci - Votano tra fine agosto e primi di settembre le nazioni dei vari gruppi geografici che riuniscono i paesi vicini, in base alle candidature che emergono. L'Italia è nel Gruppo D, nel quale abbiamo fatto un lavoro egregio in questi anni, con grande unità, ci siamo dati tempi e organizzazione giuste, grande condivisione, raggiungendo risultati, tra cui il successo nel fermare le proposte folli sulla riforma governance di Hunt-Andersen. Personalmente mi sono sempre mosso con equilibrio, ho la fiducia di tutti come uno degli animatori del gruppo, pur avendo lasciato la leadership all'anziano rappresentante di Cipro, vecchio amico di Gaibisso. In caso di candidatura sarei certamente confermato nel Council.

E veniamo invece alle elezioni per il rinnovo del Board, formato da 7 vicepresidenti. Per questo ruolo al momento si segnalano solo due candidature, e singolarmente entrambe dall’Italia, da parte di Luca Devoti e Riccardo Simoneschi. Si era parlato anche di una tua possibile candidatura per lo stesso ruolo. E’ possibile fare un punto della situazione e aggiungere qualche considerazione a questa delicata fase elettiva? 

Walter Cavallucci - In effetti la faccenda è diventata estremamente delicata per la nostra Federazione. Quelle di Luca e Riccardo sono candidature self-made, ognuno corre per sè, con programmi peraltro entrambi condivisibili, anche perchè sono persone competenti, hanno già dimostrato di valere nei rispettivi campi. Ma non credo che si vinca con i programmi, ormai molto simili. Ad esempio adesso tutti sono schierati per il no-change delle classi 2024, ma non certo con la stessa storia e la stessa trasparenza nei confronti delle decisioni che prenderà il CIO, a causa di vari tipi di interessi in gioco...

Non si vince con le personalizzazioni delle campagne. Serve soprattutto unità. Se ci presentassimo in tre italiani, nessuno di noi entrerebbe nel Board. Se fossero due, il risultato più probabile sarebbe lo stesso. Oggi molte nazioni piccole sono letteralmente controllate da alcuni grandi paesi e per loro da personaggi del sottobosco WS. Ci sono blocchi di paesi che contano molto, come i caraibici, che insieme sono difficili da battere. Per farlo serve unità e una leasdership presidenziale forte, riconosciuta. Tra i candidati attuali non vedo questa forza. Seeliger più di Andersen, ma non a sufficienza. Lo scenario sarebbe diverso se un candidato forte indicasse i nomi per il Board.

Quindi quali potrebbero essere le tue scelte?

Walter Cavallucci - Le nazioni amiche del Gruppo D del Council spingono per una mia candidatura al Board, ma ho sempre pensato che le candidature in World Sailing debbano essere espressione del nostro paese, quindi della nostra Federazione, e non iniziative individuali. Una mia candidatura avrebbe senso se tutti, e dico tutti, avessero lo stesso spirito e guardassero allo stesso risultato. Mantengo questa visione, credo che dobbiamo puntare con la FIV a ottenere una presenza importante in WS nei ruoli chiave e nei comitati tecnici, che conteranno sempre di più.

Di cosa avrebbe veramente bisogno World Sailing seconto te, anche in base a quanto ti risulta dai contatti che hai con molte nazioni MNA (Member National Authorities)?

Walter Cavallucci - Primo, ripartire dalla base della piramide, basta con i monopoli anche nelle classi giovanili, scegliere classi che costino poco anche grazie a un mercato non monopolizzato, e quindi favoriscano l'attività delle cosiddette emerging nations, i paesi che si avvicinano alla vela, e che saranno l'unica speranza per il nostro futuro, perchè solo attraverso di loro riusciremo a mantenere olimpica la vela. Quindi tenere barche come il Laser e altre diffuse nel mondo, o le tavole ma a costi accessibili, limitare il foiling perchè oggi come oggi esclude già in partenza tante nazioni emergenti, spingere l'attività giovanile, la base come dicevo, con filiere chiare, stabili e raggiungibili da tutti. Bisogna ascoltare le piccole nazioni. Un giorno il rappresentante di Cipro, nazione che tra l'altro vince anche medaglie nel Laser e nelle tavole, mi ha detto a proposito del 49er: "Per noi è come una Soyuz, impensabile".

Per le classi olimpiche credo che dovremo fare bene i conti per evitare di tornare a rischio olimpico: quante nazioni partecipano ai Mondiali Nacra o 49er? Se ci dovessimo basare su quei numeri ristretti, la Vela finirebbe come la Scherma, sempre in bilico e in discussione. Negli ultimi tempi le mosse del governo WS sono andate in direzione opposta a tutto ciò. Per questo bisognerà anche adeguare i meccanismi interni di governance dell'ente, ma in un senso più partecipativo, inclusivo e democratico. L'opposto del piano di Kim Andersen, che voleva abolire il Council.

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