Valle d'Aosta

Coronavirus: infettivologo, contagi? Vediamo punta iceberg

"Tanti isolati su territorio senza tampone. Picco a fine mese"

Una stima del numero del possibile numero di contagiati in Valle d'Aosta? "Ci sono tante persone magari che non hanno fatto il tampone e che sono isolate magari sul territorio. Noi vediamo la punta dell'iceberg, ma anche i tamponi che sono stati eseguiti controllano solo una parte". Lo ha detto all'ANSA Alberto Catania, responsabile della Struttura Semplice Malattie Infettive dell'Usl della Valle d'Aosta. "Poi - ha aggiunto - c'è tutto il sommerso dell'infezione che resta magari nascosta e che si manifesta magari successivamente.
    Certamente la popolazione della Valle d'Aosta ha una densità inferiore a quella lombarda, veneta o emiliana, quindi a nostro favore c'è questo".
    Il picco dell'epidemia di coronavirus in Valle d'Aosta, sottolinea Catania, "potrebbe arrivare prima della fine del mese. Perché c'è il picco a Piacenza in questo momento, che è appena spostato rispetto alla partenza epidemica che si è poi allargata nelle regioni circostanti. Quindi entro la fine del mese si potrebbe concludere il momento clou, diciamo, indicativamente. Poi è chiaro che non abbiamo previsioni matematiche. Sono indicazioni solo di statistica, di possibilità di diffusione del virus".

"L'importante - spiega l'infettivologo - è che la percentuale di coloro che hanno copatologie che prendono la via della polmonite resti limitata, che non ci sia una necessità di ampliare ulteriormente perché siamo al massimo come posti letto (125 in tutto), a meno che non riusciamo a trovarne altri". Il problema in questo momento è legato alla "carenza di reattivi" ("dobbiamo ottimizzarli e non sprecarne assolutamente perché ne abbiamo un quantitativo basso") per effettuare i tamponi. "Ci sono più posti letto nei reparti positivi mentre abbiamo una saturazione completa nei reparto filtro", dove gli assistiti sono in attesa dell'esito del test. L'altra questione riguarda i "dispositivi di protezione individuale, speriamo che la protezione civile li rimpiazzi, sennò come potremo mantenere l'assistenza ai pazienti?". Nel frattempo i posti dedicati alla rianimazione per i contagiati sono saliti a 25.
Il virus in Valle d'Aosta, spiega Catania, "probabilmente ci è stato importato da buona parte dei turisti della Lombardia che hanno continuato a frequentare la Valle nei primi dieci giorni di marzo" per "sciare". Poi "c'erano diverse famiglie che hanno i figli, magari le persone più giovani, che lavoravano o provenivano dalle zone a rischio, ne abbiamo diversi di casi. C'era questo rientro settimanale di figli e nipoti dalla Lombardia e purtroppo sono diventati vettori per le rispettive famiglie. Senza contare i residenti in Lombardia che si sono spostati nelle seconde case in Valle d'Aosta in quel periodo".
   

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