Coronavirus: figlio oss Pontey positiva, mancate protezioni

"Assurdo che Testolin dica che operatori vogliono stare a casa"

"Non sono state prese le misure adeguate, le protezioni adeguate. Tutto questo è assurdo. Perché le oss sono delle persone che svolgono un lavoro di assistenza mirato per i pazienti, per gli ospiti, e meritano a loro volta una protezione adeguata tanto quanto gli infermieri e i medici, soprattutto in una situazione come questa". Lo denuncia Jacopo Straccini, di 25 anni, di Saint-Marcel (Aosta), figlio di Diana Maria Efisia (53), una delle operatrici socio-sanitarie della microcomunità di Pontey risultata positiva al coronavirus. Circa due settimane fa è stata posta in isolamento domiciliare con gli altri membri della famiglia, che risultano "asintomatici", spiega il figlio. La donna appare ora in buone condizioni ed è "in attesa del doppio tampone negativo". Straccini punta il dito, tra l'altro, contro "la mancanza di strumentazioni di protezione. Una cosa che sta colpendo ovviamente anche gli ospedali e altre strutture sanitarie o microcomunità. Ma a mio avviso ritengo inadeguato un comportamento del genere da parte delle istituzioni". Una situazione che per lui è "un vero e proprio attentato alla salute pubblica". Inoltre, prosegue, "mia madre deve sorbirsi discorsi completamente assurdi, inadeguati, da parte" del presidente della Regione "Testolin, dicendo che queste persone si stanno tirando indietro perché preferiscono stare a casa". Pur temendo "ritorsioni", "nei miei confronti e soprattutto nei confronti di mia madre" Straccini segnala "inadempienze della microcomunità, della comunità montana ma anche della Regione Valle d'Aosta, quando si diceva prima del decreto, sempre il signor Testolin, 'Venite in Valle d'Aosta, è una regione sicura, è un posto sicuro'".
   

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