Partigiani e Rsi alleati contro truppe francesi

Il 28 aprile '45 in Valle Aosta. Episodio in carte servizi segreti

Per contrastare l'avanzata delle truppe francesi che volevano invadere la Valle d'Aosta su ordine del generale Charles De Gaulle, il 28 aprile del 1945 un raggruppamento di artiglieria della Repubblica sociale italiana e una divisione partigiana vennero schierati uno accanto all'altra vicino al confine italo-francese nella Vagrisenche, Valle di Rhemes e a Pre-Saint-Didier.

L'inedito episodio emerge da alcuni documenti conservati negli archivi del Servizio informazioni militari e ora utilizzati dallo storico aostano Andrea Désandré, ricercatore dell'istituto storico della resistenza e della società contemporanea in Valle d'Aosta, nel suo nuovo libro 'Sotto il segno del leone' (Musumeci editore).

Il regista di questa strana e temporanea alleanza militare, avvenuta proprio nei momenti clou della liberazione, fu il maggiore Augusto Adam, agente dei servizi segreti, in accordo con i capi partigiani della zona "che si erano detti pronti ad affrontare qualsiasi eventualità nel nome e nell'interesse dell'Italia", scrive lo 007 in una relazione scovata dal ricercatore. Questo anomalo attestamento di truppe servì solo a rallentare l'entrata dei militari d'oltralpe che di lì a qualche giorno occuparono la regione alpina francofona a titolo simbolico per consentire al generale De Gaulle di giocare anche questa pedina sui tavoli diplomatici.

Quelle scritta da Desandré è una pagina nuova della liberazione, che sta già sollevando molte polemiche, e che squarcia anche il velo su alcune dinamiche sotterranee e controverse che caratterizzarono le ultime ore dell'occupazione nazista in questa zona delle Alpi. Iniziative diplomatiche, rimaste fino ad ora sotto traccia, che consentirono la liberazione della città di Aosta (avvenuta il 28 aprile e non il 25) con il ritiro dalla regione delle truppe nazifasciste senza spargimento di sangue ed evitando la distruzione degli impianti industriali e delle infrastrutture.

Ciò fu reso possibile da una mediazione con gli occupanti tedeschi e le truppe fasciste (tra cui un "temibile e tenace" reparto di 700 paracadutisti della Folgore intenzionato a resistere ad oltranza) a cui lavorarono nuovamente i servizi segreti militari italiani e il vescovo di Aosta. L'esito: nel primissimo pomeriggio del 28 aprile i militari escono dalla città in "schieramento da parata, armi in pugno, passo cadenzato da un tonitruante 'Come folgore in cielo''' e successivamente, scrive Desandré, "la resistenza valdostana il cui epilogo è stato orchestrato da soggetti ad essa estranei e a cui si sono aggregati non pochi resistenti della ventiquattresima ora può finalmente fare il suo ingresso in scena".   

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