L'orgoglio di Wilmington e del Delaware per Joe Biden - L'INVIATO ANSA A WILMINGTON

'Uno di noi nello studio Ovale'. E' il primo del 'First State'

dell'inviato Claudio Salvalaggio

"Uno di noi allo studio Ovale, non riesco ancora a crederci". All'indomani della vittoria di Joe Biden alla Casa Bianca, gli abitanti della sua Wilmington e del suo Delaware si svegliano in una luminosa e pigra domenica d'autunno con la stessa incredulità di Jack, un signore di 73 anni che cammina nel centro semi deserto della cittadina per andare a messa. Proprio come il neo presidente eletto, che da buon cattolico praticante, nonostante un corteo d'auto ormai da commander in chief, non rinuncia al rito domenicale di andare nella vicina chiesa di St. Joseph on the Brandywine, con la figlia Ashley e il nipote Hunter. Rendendo omaggio nel cimitero retrostante alle tombe della sua prima moglie Neilia e della loro figlia Naomi, morte in un tragico incidente d'auto, nonché del figlio Beau, deceduto per cancro nel 2015.

Un rito che aveva compiuto anche martedì scorso, il giorno delle elezioni. Quello di Jack è l'orgoglio di una cittadina di 70 mila residenti e di uno Stato con meno di un milione di abitanti che ora fanno la storia: il Delaware ha infatti il suo primo presidente dal varo della costituzione americana, che fu il primo ad approvare, tanto da meritarsi il nickname 'The first State'. Uno Stato che Biden ha rappresentato come senatore per quasi quattro decenni con percentuali mai inferiori al 58% (58,8% anche alle ultime presidenziali, con una punta del 68% nella sua contea) e dove ha costruito il suo trampolino di lancio tessendo una grande rete di relazioni senza mai dimenticare le radici. Qui tutto parla di lui, soprattutto a Wilmington, la città più grande e popolosa del Delaware, fondale di film celebri come 'The Wrestler' e 'Fight Club' e da tempo algido centro finanziario grazie alle leggi che hanno trasformato questo minuscolo Stato in un paradiso fiscale attirando oltre il 50% delle società quotate a Wall Street. Ma che resta una delle 100 città più pericolose d'America ed è nettamente divisa tra i ricchi dei sobborghi e i poveri del centro, dove non mancano gli homeless. Anche Biden abita in periferia, a Greenville: un cottage in stile coloniale con 6 camere da letto, 7 bagni, 5 caminetti e 2 ettari di terreno immersi nel verde. Ed ora c'è chi sogna che 'zio Joe' possa aiutare a rilanciare la declinante economia locale e addirittura trasformare la sua casa di Barely Mill, o la villa al mare di Rehoboth Beach, in una sorta di Casa Bianca estiva.

"Come il ranch di Bush a Crawford, in Texas, o la Mar-a-Lago di Trump in Florida", suggerisce l'ex sindaco afroamericano di Wilmington Dennis Williams. Naturalmente senza i lussi di un tycoon, perché Biden resta un uomo semplice, legato alla sua terra, alle sue tradizioni, ai suoi concittadini, cui ha regalato nella sua carriera tonnellate di lettere e selfie sorridenti. Senza mai dimenticare i debiti di gratitudine. Come quando nel 2013 da vicepresidente comparve a sorpresa ai funerali del pompiere Raymond 'Reds' Harrington, tra i primi ad accorre sul luogo dell'incidente in cui morirono la prima moglie e la figlia Naomi. Biden è molto popolare anche nella Little Italy ad ovest di Wilmington e nella larga comunità italo-italiana locale. E ha sempre onorato il festival italiano della chiesa cattolica di San Antonio da Padova, dove sono stati celebrati i funerali del figlio Beau. "Speriamo di averlo qui come presidente il prossimo anno", auspica Martha, una fedele appena uscita dalla messa. "Per tutti noi è un onore, sembra incredibile che ora il commander in chief sia quell'uomo che prende la colazione al Kozy Korner diner, che si inginocchia ogni domenica in chiesa o che fa la spesa qui da noi al Janssen's Market", si stupisce Liz, una delle commesse. Ma per lei, come per molti altri, continuerà ad essere semplicemente 'Joe'.

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