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Perugia 2019, arte per raccontare il territorio

Con forme "avanzate", dal teatro alla musica

(ANSA) - PERUGIA, 1 OTT - Raccontare il territorio attraverso forme artistiche avanzate, dal teatro, alla danza, alla musica, è il concetto su cui si fonda la candidatura a Capitale europea della Cultura nel 2019 di Perugia con i luoghi di Francesco d'Assisi e dell'Umbria.
    Non un cartellone di eventi ma un processo sociale di trasformazione nel quale coinvolgere l'intera regione. Un percorso delineato nel dossier di candidatura che rappresenta al tempo stesso gli intenti della candidatura ma soprattutto un cantiere che è e rimarrà aperto. Pronto ad accogliere nuove idee e proposte. Da qui al 2019.
    A Perugia infatti la candidatura è stata intesa come un processo di trasformazione culturale. "Un programma molto concreto anche se non deve essere pensato come una vetrina di eventi" spiega il direttore artistico Arnaldo Colasanti. "Il tentativo - aggiunge - è di riaccendere la città, concepirla come terreno di semina delle idee. Con i suoi vari luoghi che diventano fondamentali per la città. Dove si possono ritrovare chi inizia un'attività lavorativa e chi invece deve ritrovare un'occupazione dopo averla persa".
    In questo contesto un ruolo importante è riservato all'ex carcere di piazza Partigiani. Una struttura storica nella quale i detenuti non vivono più ormai da anni. Nel dossier di candidatura di Perugia 2019 si pensa a un recupero per attività culturali. "Aggregando - sottolinea Colasanti - architetti e designer come progettisti di piccoli luoghi quali sono le celle, partendo dall'esperienza proprio degli ex carcerati. E' l'idea della freedon room. Pensiamo poi a un connubio tra residenti e artisti per dare un senso urbano a tanti posti di Perugia e dell'Umbria. Con l'obiettivo di cambiare lo stereotipo del territorio umbro, raccontando i paesaggi che solitamente non vengono in mente. I luoghi minori, quelli del vento e dei boschi".
    "Il nostro approccio prevede che i cittadini non siano spettatori passivi ma protagonisti degli eventi culturali" sottolinea il presidente della Fondazione Perugiassisi Bruno Bracalente. "Eventi - aggiunge - che siano di cambiamento, che affrontino i problemi sociali più rilevanti".
    In Umbria la candidatura a Capitale della cultura ha assunto una dimensione regionale. "Mobilitando - ricorda Bracalente - energie e un capitale sociale che non si era mai visto. Con 202 soggetti coinvolti, grandi e piccoli, dalle Università e i centri di formazione alle associazioni imprenditoriali. Per dare vita tutti insieme a un futuro diverso della creatività attraverso una dimensione territoriale inclusiva".
    L'obiettivo è di "seminare il cambiamento in quelle città della regione che hanno più bisogno di raccogliere la sfida della contemporaneità". "A partire - sostiene Bracalente - dal sistema universitario e dell'alta formazione che sono tra i più ricchi e articolati ma hanno perso molta della loro capacità attrattiva".
    Bracalente pensa anche a centri cittadini sempre più appetibili da un punto di vista urbano. "L'ex carcere di Perugia - sottolinea - può essere visto come un hub, un centro infrastrutturale di collegamento tra Università, alta formazione e mondo economico della città. Dove poter sviluppare start up innovative in spazi dotati di servizi avanzati".
    "I problemi - conclude Bracalente - si risolvono con mentalità creativa e seminando il cambiamento".
   

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