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Tesei, dal Pnrr forte impatto sull'Umbria

Gli scenari delineati in una ricerca dell'Aur

(ANSA) - PERUGIA, 28 NOV - A fianco del quadro congiunturale non positivo e problematico a livello nazionale e non solo in vista del 2023, c'è però anche l'impatto forte che il Piano nazionale di ripresa e resilienza, potrà avere sull'Umbria. E questo sarà uno dei più elevati come mette in evidenza "L'Umbria (e l'Italia) in transizione. Dalla crisi energetica alle risorse del Pnrr", titolo scelto per la nuova Relazione economico-sociale messa a punto dall'Agenzia Umbria ricerche.
    Una regione "in transizione" quindi, "da una crisi dentro alla quale siamo immersi a una prospettiva importante", come è stato sottolineato durante la presentazione dei risultati dell'indagine. Ad illustrarli la presidente della Regione, Donatella Tesei, l'assessore regionale allo Sviluppo economico Michele Fioroni, l'amministratore unico dell'Aur, Alessandro Campi, e i due ricercatori seniores dell'Agenzia, Mauro Casavecchia ed Elisabetta Tondini.
    La ricerca ha fatto quindi una simulazione degli effetti calcolando l'impatto potenziale degli investimenti programmati in Umbria nell'ambito del Pnrr a partire dal 2023 e fino al 2026 sull'economia umbra con riflessi sul piano occupazionale, sul Pil e sulla struttura complessiva della regione con maggiore efficientamento energetico e miglioramento della qualità dei servizi.
    A fare da contraltare al quadro recessivo paventato a livello nazionale, contribuiscono quindi gli interventi programmati dal Pnrr, che è in procinto di entrare nel vivo.
    "Nel 2023 si profila una nuova crisi economica - ha commentato Tesei - ma affrontarla nelle condizioni in cui si trova oggi un'Umbria più forte ci dà fiducia, anche grazie all'impatto importante che avremo grazie alle risorse del Pnrr che ci aiuterà quindi a fronteggiare sfide presenti e future. La nostra regione si è vista attribuire una percentuale di risorse tra le più alte d'Italia e ci siamo spesi per intercettarle in tutti i settori. Poi sul fronte della nuova programmazione comunitaria anche qua siamo stati la prima regione a chiudere l'accordo e quindi a mettere in circolo queste risorse".
    La presidente della Regione ha poi sottolineato la "grande utilità del lavoro che sta facendo l'Aur, oltre ad altri istituti di ricerca, perché è grazie a dati come questi che poi si possono mettere in campo le strategie". "Anche per la crisi i cambiamenti oggi sono così rapidi che tanta attenzione va messa per analisi e strumenti da utilizzare" ha aggiunto.
    Affrontando il panorama congiunturale, l'amministratore unico dell'Aur, Alessandro Campi, ha dichiarato che "nel panorama di crisi dentro il quale siamo immersi, nei primi sei mesi del 2022 Umbria ha dimostrato una resilienza non scontata". "Il 2021 - ha aggiunto - è stato un anno di netta ripresa per l'economia umbra, sia sul fronte produttivo sia su quello occupazionale, con un andamento del Pil sostanzialmente allineato a quello nazionale. L'andamento positivo è proseguito in Umbria anche nei primi mesi del 2022, grazie all'aumento della domanda interna, sia per i consumi delle famiglie sia per gli investimenti, e di quella estera. Tuttavia, il 2022 è un anno contrassegnato anche dal forte rincaro dei prezzi dell'energia, che per l'intera economia umbra si tradurrà in un aggravio dei costi stimabile in oltre 1,5 miliardi di euro".
    Ma la ricerca Aur valuta anche le prospettive. "Nel 2023 - ha spiegato Campi - si apre una partita nuova e ci sono 1,7 miliardi di euro per investimenti grazie ai quali l'Umbria potrà modificarsi strutturalmente. Alle riforme e agli investimenti che coinvolgono l'intero Paese, che avranno inevitabili positive ricadute anche a livello locale, si affiancano le azioni specificamente pianificate su base territoriale, disegnate allo scopo di innalzare la competitività di sistema. Particolarmente importanti per aggredire alcune delle croniche fragilità dell'Umbria potranno essere gli interventi finalizzati al miglioramento della viabilità, alla diffusione della digitalizzazione tra le imprese, al potenziamento della capacità scientifica e tecnologica". (ANSA).
   

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