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Lega, Umbria risponde meglio a quinta ondata Covid

Per consiglieri "polemiche strumentali della sinistra"

"L'Umbria sta rispondendo meglio di altre regioni alla quinta ondata della pandemia. Lo confermano i numeri reali esposti dalla governatrice Donatella Tesei. Le polemiche strumentali della sinistra sono sempre più ridicole se si considera che l'attività chirurgica negli ospedali di gran parte d'Italia è stata ridotta da più di una settimana, mentre in Umbria si sta provvedendo soltanto ora alla riorganizzazione": così il gruppo regionale della Lega Stefano Pastorelli, Paola Fioroni, insieme ai consiglieri Valerio Mancini, Eugenio Rondini, Daniele Nicchi, Daniele Carissimi, Francesca Peppucci, Manuela Puletti. "Siamo l'unica regione del centro-nord Italia ad essere ancora in zona bianca - osserva Pastorelli -, siamo tra le realtà che, in percentuale, processano più tamponi, abbiamo in relazione il più basso numero di terapie intensive occupate e di ospedalizzazioni, oltre ad essere tra i primi in Italia per somministrazione di vaccini. Tutte statistiche facilmente riscontrabili in internet. In una fase critica come quella attuale siamo anche riusciti a incidere in maniera significativa sulle liste di attesa, passando dalle 230 mila richieste alle 70 mila attuali. Questo vuol dire che la risposta alla pandemia da parte della macchina sanitaria umbra è tra le migliori in Italia, segno evidente di uno sforzo organizzativo imponente. Tuttavia ci troviamo di fronte ad una quinta ondata caratterizzata da una elevata diffusività del virus e lo testimonia l'incremento verticale del numero dei positivi a quota 35 mila. Un numero che ha determinato il passaggio allo scenario 5, con il coinvolgimento parziale degli ospedali di Pantalla e Spoleto e la riorganizzazione delle prestazioni chirurgiche, evitando però la chiusura dei pronto soccorso. Intanto - osserva Pastorelli - il quadro epidemiologico nazionale è in continuo mutamento e tutte le regioni stanno affrontando evidenti difficoltà. Secondo la Società italiana di chirurgia (Sic), l'attività chirurgica in Italia è stata ridotta nella media del 50 per cento con punte dell'80. Inoltre, l'Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi) fa presente che ormai è più di una settimana che le Regioni italiane chiudono i reparti di chirurgia per riconvertirli in posti Covid o perché il personale viene impiegato in altre strutture ospedaliere. In questo contesto - si legge nella nota del gruppo Lega - stona e non poco la polemica vuota di certa parte dell'opposizione che continua a mistificare la realtà, creando un pericoloso allarmismo tra la popolazione. Auspichiamo un atteggiamento più responsabile da parte della sinistra, poiché raccontare che soltanto in Umbria si stiano affrontando determinate problematiche, quando il resto d'Italia soffre criticità ben più evidenti, vuol dire fare speculazione politica a discapito della salute dei cittadini".

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