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Incontro Corecom con studenti per progetto di media education

Matteo Grandi risponde su web, bufale e disinformazione

(ANSA) - PERUGIA, 26 NOV - Il Corecom dell'Umbria ha avviato un progetto di "media education" rivolto soprattutto agli studenti, che consiste in una serie di incontri con esperti per approfondire i temi della comunicazione e dell'utilizzo della rete: il primo si è svolto nella sala consiliare della Provincia di Perugia con Matteo Grandi, autore del libro "La verità non ci piace abbastanza", edito da Longanesi.
    Presenti la presidente del Corecom Umbria, Elena Veschi, e gli studenti di una classe dell'Itet Capitini di Perugia, mentre on-line c'erano diverse classi del liceo "Majorana" di Orvieto, dell'Ipsia "Orfini" di Foligno e di altri istituti superiori di Perugia.
    Molti i temi trattati: cosa succede quando mettiamo un "mi piace" sui social, come funzionano gli algoritmi e come trovare il modo di aggirarli, "per esempio - ha spiegato Grandi - andando a interagire con profili distanti dalle nostre idee, oppure mettendo like a pagine e utenti ideologicamente molto distanti fra loro per 'confondere' l'algoritmo ed evitare che la selezione di informazioni che ci viene proposta sia troppo parziale". O ancora, come avviene la nostra "profilazione" in rete, che ci fa vedere messaggi "personalizzati", spesso non veritieri e comunque in una forma di manipolazione.
    Come difendersi? È il titolo dell'ultimo capitolo del libro.
    "Prima di imparare a riconoscere le bufale - ha spiegato l'autore - dovremmo imparare a non condividere nessuna notizia se non abbiamo avuto tempo e modo di verificarla e se non siamo assolutamente certi della sua veridicità. La difesa dalla disinformazione non potrà mai essere collettiva, ma deve essere individuale. Acquisire conoscenza e consapevolezza, verificando, attingendo a più fonti, mettendo in discussione i nostri pregiudizi, uscendo dalle sabbie mobili della polarizzazione, prendendo atto che la verità può anche essere diversa da quella che vorremmo sentirci raccontare, imparando a diffidare e al tempo stesso a riconoscere i soggetti affidabili".
    "Non è semplice - ha concluso - e può richiedere un impegno al quale, come meri fruitori delle notizie, non eravamo abituati.
    Ma è l'unica soluzione che abbiamo. E ne vale la pena". (ANSA).
   

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