Esperti, il virus del Covid non si è indebolito

Da Mencacci e Stracci invito a "mantenere alta attenzione"

(ANSA) - PERUGIA, 22 APR - "Il virus non è indebolito, è sempre lo stesso o è addirittura più 'pericoloso'": è quanto sostengono i professori Antonella Mencacci e Fabrizio Stracci, direttori della Scuola di specializzazione in microbiologia e in Igiene e medicina preventiva dell'Università di Perugia.
    Soffermandosi sull'attuale situazione legata al Covid in un intervento pubblicato sulle pagine umbre del Messaggero.
    "I casi diagnosticati nella fase acuta dell'infezione, nel momento in cui la carica virale è massima - hanno spiegato Mencacci e Stracci - tendono ora a ridursi grazie alle misure di contenimento e quindi diventano numericamente più importanti i casi che vengono intercettati casualmente, ad esempio quando i pazienti accedono al servizio sanitario e ai test diagnostici per altri motivi di salute, magari al termine di una infezione (spesso asintomatica) e quindi con bassa carica virale. Le affermazioni sul ravvedimento di Sars-CoV-2 sono pericolose in questo momento proprio perché assecondano la percezione che il problema sia risolto grazie a indubbie contingenze favorevoli, quali la disponibilità di vaccini, il miglioramento della gestione clinica, l'approssimarsi della stagione estiva, e quindi assecondano il nostro desiderio di lasciarci la pandemia alle spalle con tutte le sue maschere e le distanze che ha scavato nelle nostre relazioni sociali. Queste affermazioni sono pericolose perché ci inducono a cessare ogni misura e ogni attenzione in un tempo in cui il virus circola ancora attivamente, in cui ancora miete vittime in gran numero, in cui i vaccini sembrano essere meno efficaci verso alcune varianti, in cui si corrono dei rischi riaprendo scuole e attività che inevitabilmente tendono ad accrescere le occasioni di contagio.
    Queste affermazioni, anche se seguite da blande raccomandazioni sull'opportunità di mantenere le distanze e usare le mascherine, possono trasformare un 'rischio controllato' in un azzardo. A nostro avviso è questo il momento di operare riaperture purché siano controllate, di mantenere alta l'attenzione, di continuare con le distanze e le misure di prevenzione, di evitare situazioni di rischio incontrollato". (ANSA).
   

Per il professori Mencacci e Stracci "è questo il momento di rafforzare negli operatori scolastici, nei sanitari, nei titolari di attività e nei lavoratori la determinazione a mirare alla eliminazione della circolazione del virus e a scongiurarne la ricomparsa nel prossimo autunno". "E' il momento della responsabilità dei singoli - hanno aggiunto - delle riaperture con il massimo sforzo per garantire la sicurezza (chi sarebbe più danneggiato delle attività a rischio in caso di ripresa epidemica?), degli interventi strutturali (ad esempio sulla capienza dei mezzi di trasporto pubblico, sull'impiego ampio ed intelligente delle strategie diagnostiche), dei controlli attenti per scongiurare imprudenze ed errori. Insomma, ormai sappiamo bene come si deve fare per evitare di infettarci, dunque ripartiamo applicando sempre quello che abbiamo imparato e non contiamo su un virus più 'buono'". "Nella ciclicità dell'epidemia da Sars-CoV-2 - hanno scritto ancora i due docenti nel loro intervento - si alternano periodi in cui i contagi aumentano bruscamente ad altri in cui l'epidemia sembra spegnersi, magari più lentamente di quanto vorremmo e magari a prezzo di misure e sacrifici che ci mettono a dura prova. Nei periodi in cui prevalgono le guarigioni ed è possibile diminuire le misure di riduzione della mobilità e dei contatti, fioriscono anche affermazioni piene di ottimismo, dichiarazioni primaverili potremmo definirle apparentemente in armonia con il contesto epidemico e con la stagionalità dei virus respiratori: 'Il virus perde forza', 'il virus è invecchiato', 'soffre il caldo', 'è affaticato', 'si adatta per non fare del male all'uomo che gentilmente lo ospita' e così via. Pur riconoscendo che queste affermazioni, dette da tecnici esperti, hanno il fine di incutere ottimismo in una popolazione affranta, riteniamo che affermazioni simili siano molto pericolose soprattutto in questo momento, soprattutto nell'imminenza di riaperture. Abbiamo già visto che queste affermazioni 'primaverili' - concludono i prof. Stracci e Mencacci - hanno poi ceduto il passo alle ben più cupe affermazioni 'autunnali' nella stagione della ripresa epidemica dello scorso ottobre".

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