Meloni, non si può ripartire senza contributo donne

Vicepresidente Assemblea chiede superare disuguaglianze

(ANSA) - PERUGIA, 08 MAR - "L'Umbria deve trovare la forza e la determinazione per ripartire, ma non può farlo senza il contributo determinante delle donne. Ritengo infatti che buona parte della nostra capacità di uscire da questa crisi sanitaria ed economica, passi per il superamento delle attuali disuguaglianze sociali ed economiche. Quelle che questa pandemia sta invece continuando ad amplificare, a tutti i livelli, penalizzando, in particolare, le donne. È da qui che dobbiamo ripartire, andando a ripensare modelli di sviluppo in coerenza con nuove politiche pubbliche capaci di invertire la rotta": così la vicepresidente dell'Assemblea legislativa dell'Umbria, Simona Meloni, Pd.
    "I recenti dati Istat sull'andamento dell'occupazione femminile relativi a dicembre scorso, sono - sottolinea Meloni - oltremodo chiari: su 101mila posti di lavoro persi, 99mila sono lavoratrici. Stiamo parlando del 98 per cento dei licenzianti totali, un dato che su base annuale va comunque oltre il 70 per cento a discapito delle donne. Gli effetti drammatici della pandemia stanno quindi producendo una crisi severa specie in ambito lavorativo, esasperando le disuguaglianze di genere sia a livello sociale che economico. A questa fortissima criticità si somma un dato ancor più strutturale dato dalla differenza tra il salario annuale medio percepito dalle donne rispetto agli uomini, che si aggira intorno al 20 per cento in meno. La parità salariale diventa quindi sempre più un miraggio e un obiettivo da raggiungere. Nel Global Gender Gap Report 2020, il nostro Paese si colloca in 125esima posizione per parità salariale a parità di mansione, il 30 per cento circa delle donne italiane abbandona il lavoro dopo aver avuto il primo figlio, perché già sa che non disporrà dei servizi per i quali riuscire a bilanciare la vita lavorativa con le attività non retribuite necessarie per la crescita dei figli e la cura degli anziani.
    L'Istat definisce questa situazione 'inverno demografico' ovvero siamo più poveri e facciamo meno figli". (ANSA).
   

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