In Trentino record di tassi appropriati nell'uso dei vaccini

Da analisi Apss e rilevazioni nazionali

(ANSA) - TRENTO, 15 APR - L'Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento ha riesaminato il livello di appropriatezza con cui sono state utilizzate le dosi di vaccino a disposizione fin dall'inizio della campagna vaccinale. Le analisi interne hanno esaminato i dati relativi a 3.071 vaccinazioni estratte a campione, rilevando tassi di coerenza con l'atteso pressoché del 100, informa una nota.
    Oltre alle analisi interne, esistono rilevazioni compiute a livello nazionale in cui vengono comparate le performance di tutte le Regioni e Provincie autonome. Tra queste vi è l'ultimo rapporto della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa e Agenas 'Monitoraggio piano vaccini anti-covid19'. Dalla rilevazione risultano alcune performance che pongono il Trentino ai massimi livelli in Italia: la percentuale di popolazione over 80 vaccinata in Trentino con una dose è la più alta in Italia, la percentuale di popolazione over 80 che ha completato il ciclo vaccinale in Trentino è la seconda più alta in Italia, la percentuale di popolazione tra i 70 e i 79 anni vaccinata con due dosi è la più alta in Italia, e infine la percentuale di ospiti Rsa vaccinati con due dosi è la seconda più alta in Italia. Una recente analisi effettuata su dati del Commissario per l'emergenza covid19, ha inoltre mostrato che in Trentino la percentuale di dosi somministrate a persone fuori lista sul totale delle dosi somministrate è la seconda più bassa in Italia con il 3,3%.
    Secondo il direttore generale dell'Apss, Pier Paolo Benetollo, "questi dati, rilevati da autorevoli soggetti terzi, dimostrano la correttezza con cui è stata finora condotta la campagna vaccinale - come è proprio della cultura profondamente radicata nella popolazione di questa Provincia. I risultati si sono già visti nell'importante calo dei decessi e, fin dalle prossime settimane, man mano che la copertura si estenderà agli altri soggetti anziani e alle persone vulnerabili, ciò comporterà una riduzione dei ricoveri in terapia intensiva, consentendo a tutti di tornare ad una vita 'normale'. È indispensabile tener duro ancora qualche settimana, soprattutto con grande attenzione ai contagi all'interno delle case e nelle riunioni fra famiglie". (ANSA).
   

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