Aggiungi un pc a tavola, la Dad con 7 figli

In Alto Adige le difficoltà di una famiglia numerosa in lockdown

L'incubo di un genitore durante il lockdown? Che cada la connessione internet mentre i figli fanno didattica a distanza! A Bolzano, zona in profondo rosso, da lunedì le scuole sono nuovamente chiuse. La famiglia De Bonis-Rinaldi di figli ne ha sette e conosce tutte le difficoltà della Dad: dall'uso a turno dei pc ai problemi di connessione, dalla convivenza di fratelli di diverse età ed esigenze alla carenza di interazione con compagni e insegnanti.

In casa De Bonis-Rinaldi non esiste un solo momento di calma e silenzio, impossibile con sette figli tra i 16 anni e i 3 mesi, ma si respira comunque un clima di serenità. Mamma Chiara allatta il piccolo Nicolò. Sul divano Isabel (11 anni) scannerizza con il cellulare un compito, mentre Jonathan (13 anni), un ragazzo simpaticissimo con la sindrome di down, gioca con un serpente di stoffa. In cucina i gemelli Pietro e Agnese (7 anni) seguono sul portatile una lezione.

"Inizialmente i figli non arrivavano e abbiamo iniziato ad adottare, con tutte le difficoltà connesse", racconta Igor. Douglas è il più grande ed è della Bolivia, Sara (14 anni) del Kosovo e Jonathan di Bolzano, gli ultimi quattro sono invece "di pancia", scherza papà Igor, che lavora in un convitto per disabili.

"Non avendo la fibra usiamo i cellulari come router", racconta De Bonis. I tre pc della famiglia vengono usati a turno, gli altri si arrangiano con i telefonini. Douglas, che frequenta lo scientifico, sta da solo in una stanza, gli altri si dividono tra cucina e soggiorno. Igor non ha dubbi: "L'apprendimento dietro a un banco di scuola non può essere compensato dalla didattica a distanza. Figuriamoci poi per un ragazzo con la sindrome di down, per il quale il contatto fisico è tutto. Anche se ha qualche ora di assistenza al giorno, ma senza compagni non ci può essere integrazione".

Chiara, finita la maternità obbligatoria, a breve tornerà a lavorare a tempo pieno in un ufficio giudiziario. "I nonni - fa presente - a causa della pandemia ovviamente vanno tutelati, ma così viene a meno una risorsa importantissima per la gestione dei bambini". Ai politici Chiara lancia un appello: "La famiglia, che abbia un unico genitore, un figlio oppure sette, è il nucleo della società. Se non sosteniamo le famiglie, non avremo adulti sereni, capaci e competenti", ne è convinta. Il momento più brutto della giornata? Chiara e Igor non hanno dubbi: "Quando salta la connessione internet ed è panico". E l'ultimo pensiero della giornata? "Che domani scompaia la pandemia e si torni a un vita normale".

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