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Cia e Libera rinnovano la collaborazione

per promuovere la legalità e il contrasto alle mafie

30 giugno, 18:53
Cia e Libera rinnovano la collaborazione Cia e Libera rinnovano la collaborazione

- ROMA - Confermare e rinnovare la collaborazione e l'impegno comune nella lotta alle mafie e nella promozione della legalità attraverso il riutilizzo sociale di beni e terreni confiscati alla criminalità organizzata. E' questo il senso dell'incontro tra il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Dino Scanavino e il presidente e fondatore di Libera Don Luigi Ciotti,  nella sede nazionale dell'organizzazione agricola.

La partnership tra Cia e Libera va avanti fin dal 2001, anno della fondazione della prima cooperativa "Placido Rizzotto" nel palermitano, ed è stata sancita nel 2008 da un protocollo d'intesa con cui la Confederazione si impegna "attraverso le sue strutture e i suoi tecnici" a fornire "consulenza e assistenza alle cooperative e ai soci del progetto Libera Terra nella gestione dei terreni confiscati alle mafie".

''Oggi questa collaborazione si intensifica, allargandosi a nuovi ambiti'' sottolinea la Cia-. Nel corso dell'incontro con Don Ciotti, il presidente dell'organizzazione agricola Scanavino ha garantito il sostegno e il contributo fattivo della Cia su molti progetti messi in campo da Libera: dalla nuova edizione della manifestazione "Contromafie", in programma a Roma in ottobre, alla campagna "Miseria Ladra" con un approfondimento congiunto sui nuovi modelli di welfare sociale nelle aree rurali, alla presenza a livello territoriale negli sportelli "Sos Giustizia" presso le Camere di Commercio per dare ascolto e aiuto alle vittime di usura e racket.

"Abbiamo voluto ribadire anche oggi il nostro impegno al fianco di Don Ciotti e dei suoi ragazzi che, nonostante difficoltà e minacce, continuano ad adoperarsi per restituire dignità e giustizia ai tanti territori umiliati dallo sfruttamento mafioso -ha detto Scanavino-. L'obiettivo comune è quello di ripartire dall'agricoltura per proporre un modello di sviluppo alternativo alla logica del sopruso e del ricatto.

Dimostrare che ciò che la mafia ha sottratto alla collettività, con la violenza e l'intimidazione, può essere restituito alla società civile e può creare nuove opportunità di crescita e di occupazione".

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