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A colosso cinese pacchetto maggioranza proprietà marchi Sagra e Filippo Berio

Da gruppo toscano Salov

08 ottobre, 14:41

(di Alessandra Moneti)

- La Cina sempre più vicina all'olio toscano. Passa di mano a imprenditori del Paese del Dragone la quota di maggioranza del gruppo toscano Salov, proprietario dei marchi dell'olio Sagra e Filippo Berio, oggi venduta al gruppo Yimin, una sussidiaria di Bright Food che è il secondo gruppo alimentare cinese per dimensioni. La transazione prevede che il colosso di base a Shanghai, con un giro d'affari di 17,3 miliardi di dollari nel settore alimentare, subentri nel controllo della Salov agli storici azionisti della famiglia Fontana che, mantenendo quote di minoranza, si dichiara ''decisa a rinnovare il proprio impegno per lo sviluppo dell'azienda, accompagnandola anche in questa fase di ulteriore crescita internazionale''.

Questo investimento in Italia, sottolinea il gruppo orientale, ''risponde ad un preciso disegno di Bright Food di favorire l'uso di uno stile di alimentazione sano come la dieta mediterranea in Cina. Il nostro obiettivo - precisa un portavoce del gruppo Bright Food - è di mantenere l'identità e la tradizione italiana della Salov così che possa rimanere fedele alla propria missione di selezionare, produrre e distribuire la migliore qualità di olio nel mondo, mantenendo la produzione in Italia. Questo ci consente di garantire a tutti i dipendenti della Salov una nuova fase di sviluppo con ottime prospettive di crescita''.

Con questa operazione, stima Coldiretti, ''supera i 10 miliardi il valore dei marchi storici dell'agroalimentare italiano passati in mani straniere dall'inizio della crisi, che ha favorito una escalation nelle operazioni di acquisizione del Made in Italy a tavola". Con quest'ultimo ''passaggio di proprietà'' l'olio di oliva Made in Italy diventa sempre più straniero, dopo l'acquisizione di Bertolli, Carapelli e Sasso da parte del fondo statunitense Cvc Capital Partners.

"Il nostro Paese - afferma il presidente di Unaprol David Granieri - non può permettersi di perdere così tanti gioielli di famiglia. Deve darsi un progetto sul quale montare la catena del valore per creare ricchezza e posti di lavoro''.

''Abbandona l'Italia un altro pezzo di storia dell'agroalimentare nazionale'' lamenta la Cia-Confederazione italiana agricoltori nell'osservare che ''succede sempre più spesso: da Bertolli a Sasso, da Garofalo a Gancia, da Parmalat a Pernigotti, da Buitoni a Galbani, sono anni che assistiamo allo "scippo" dei nostri marchi d'eccellenza da parte di compagnie straniere. Ci vogliono regole chiare; interventi seri e concreti che mettano un limite all'escalation straniera. Altrimenti si rischia di perdere il controllo di un comparto vitale che vale il 17% del Pil, fattura oltre 250 miliardi di euro l'anno e traina l'export nazionale con quasi 34 miliardi di vendite oltreconfine''.

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