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05 ottobre, 09:48 Primopiano

Cesare Battisti, una vita tra omicidi, carcere e fughe

Dall'ergastolo per quattro omicidi alla nuova vita da scrittore

© ANSA/Ansa
Cesare Battisti lascia il carcere di Papuda, nella periferia di Brasilia © Ansa

Da terrorista rosso a scrittore di noir. Cesare Battisti - una vita segnata dalle fughe in mezzo mondo dopo attentati, condanne all'ergastolo per diversi omicidi e carcere - è nato nel 1954 a Sermoneta, non lontano da Latina. All'inizio degli anni '70 abbandona la scuola, iniziando una carriera criminale fatta di rapine, furti e sequestri di persona, per le quali viene arrestato diverse volte. Nel '76 si trasferisce al nord e partecipa alla fondazione dei Pac, Proletari armati per il comunismo, formazione nata nell'area dell'autonomia alla periferia di Milano. Viene arrestato di nuovo, sempre per rapina, e rinchiuso nel carcere di Udine dove conosce Arrigo Cavallina, ideologo dei Pac. In questi anni partecipa alle azioni del gruppo eversivo, che gli costeranno un'altra volta la libertà: nel '79 viene arrestato a Milano e condannato a 13 anni e 5 mesi per l'omicidio del gioielliere Pierluigi Torreggiani, a febbraio.

Nel 1981 riesce ad evadere dal carcere di Frosinone, dove stava scontando la pena, grazie a un assalto di terroristi. La giustizia va comunque avanti e nell'85 lo condanna in contumacia all'ergastolo nel processo contro i Pac, sentenza confermata dalla Cassazione nel 1991. La condanna è per vari reati, tra i quali quattro omicidi: oltre a quello di Torreggiani e del macellaio Lino Sabbadin (militante del Msi), avvenuti entrambi il 16 febbraio 1979, a Milano e Mestre, del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, e dell'agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978. Ma nel frattempo Battisti non c'è più. Prima a Parigi, poi in Messico, a Puerto Escondido, con la compagna Laurence, dalla quale si è poi separato, e che che gli ha dato due figlie. In Messico fonda il giornale 'Via Libre', che 'trasferirà' a Parigi nel 1990.

Appena giunto Oltralpe, Battisti viene arrestato ma, cinque mesi dopo, la Francia nega l'estradizione e lui torna in libertà. Nel 1997 è uno degli 'esuli' dei movimenti politici dell'estrema sinistra italiana rifugiati in Francia, riuniti nell'associazione 'XXI secolo', che chiedono all'allora presidente Oscar Luigi Scalfaro una soluzione politica "di indulto o di amnistia" dei reati loro addebitati. Inizia a scrivere, diventando un giallista - la Gallimard, una delle più grandi case editrici francesi, gli pubblica un romanzo - ed elaborando analisi dell'antagonismo radicale. Fugge in Brasile nel 2004, poco prima del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato francese che l'avrebbe estradato in Italia da Parigi. Nel 2007 viene arrestato a Rio de Janeiro e la sua vicenda passa alle mani del Brasile. Due anni dopo il governo del presidente Lula gli concede lo status di rifugiato politico, per "timore di persecuzioni". Lo stesso Lula, il 31 dicembre 2010, rifiuta la richiesta di estradizione presentata dall'Italia. Il 9 giugno 2011, il Supremo Tribunal Federal decreta l'immediata scarcerazione dell'ex terrorista. Battisti vola a San Paolo, che ha scelto come nuova casa, dove continuerà a scrivere, e invita a "voltare la pagina" degli 'anni di piombo' "senza vendette tardive". Successivamente, chiederà "perdono" per le vittime degli attentati e ammetterà le proprie "responsabilità politiche". Ma negherà ancora una volta la sua partecipazione diretta agli attacchi terroristici, rifiutando anche la parola "pentimento"

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