Da Cagliari l'impegno di Huawei per digitalizzare l'Italia

Perone: "Lavoriamo con la PA rispettando le norme sulla privacy"

Si è tenuto a Cagliari il nuovo appuntamento dello Smart City Tour di Huawei. Un roadshow in varie tappe, durante il quale il colosso della tecnologia è solito presentare programmi e iniziative per favorire l'innovazione nelle aree urbane del paese.

Fulcro dell'incontro odierno è stato il progetto Smart Digital Cagliari, che vuole fare da volàno per altre attività simili non solo nella Regione Sardegna ma in tutta la penisola.

"Huawei si pone come abilitatore di tecnologia quando si parla di smart city. In Sardegna, come nel resto d'Italia, siamo partiti dall'ascoltare le necessità dei cittadini, che hanno bisogno di un maggior coinvolgimento con le pubbliche amministrazioni, anche in termini di sicurezza sul territorio. Uno dei concetti alla base del nostro lavoro è l'inclusione, così da rinnovare con il digitale anche quelle aree che spesso restano fuori i grandi progetti di rinnovamento. Ed è il motivo per cui lavoriamo con le PA proprio in tale direzione, sempre rispettando le normative europee sulla gestione della privacy" ha sottolineato durante la tappa sarda Eduardo Perone, Vice Presidente Business Development WEU Huawei Technologies.

"Huawei è un'azienda di cui ci si può fidare" continua Perone "e la Sardegna ne è la prova. Come esperti IT, abbiamo contribuito a fornire le competenze tecniche ma le informazioni prodotte e ricevute dalla piattaforma aperta vengono gestite dalle amministrazioni locali, che hanno sempre il controllo sui dati". Il modello proposto da Huawei nasce per essere replicabile e lo sostiene anche Antonella Galdi, Vice Segretario Generale, Responsabile Innovazione e Sviluppo Tecnologico, ANCI: "Simili tecnologie ci aiutano a gestire meglio la comunicazione tra amministrazioni e cittadini.

Soggetti come Huawei possono dare un aiuto fondamentale per trasformare sperimentazioni in applicazioni concrete. Siamo solo all'inizio di un percorso di digitalizzazione estesa, che deve necessariamente partire da zone di test ma i quasi 8 mila comuni italiani hanno tutti bisogno di nuove modalità di interazione e collaborazione che siano a prova di futuro".
   

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