Strasburgo promuove app Immuni, rispetta la privacy

Ma dubbi Consiglio d'Europa su come autorità ottengano dati

L'Italia, adottando l'applicazione Immuni, ha rispettato molti dei principi sanciti dalla convenzione per la protezione dei dati del Consiglio d'Europa. In particolare è tra i pochissimi Paesi, insieme a Norvegia, Belgio, Francia e Finlandia, ad aver "preparato una legge specifica e ad aver fatto i necessari passi preliminari per limitare l'impatto di questo strumento sui diritti fondamentali".

È quanto evidenzia il rapporto 'Soluzioni digitali per combattere il Covid-19' che analizza gli effetti sul diritto alla privacy e alla protezione dei dati delle varie soluzioni tecnologiche, tra cui le app per tracciare i contatti, droni, scanner per la temperatura, utilizzate dai 55 Stati che hanno ratificato la convenzione sulla protezione delle persone al trattamento automatizzato di dati a carattere personale, conosciuta anche come convenzione 108, per combattere la pandemia.

Nel complesso la valutazione dell'Italia per quanto concerne l'app Immuni è positiva anche se a Strasburgo si osserva che "non è chiaro come le autorità stiano ottenendo dati dall'applicazione, che si basa su un sistema che salva le informazioni sui cellulari, per monitorare l'evoluzione della pandemia e per migliorare l'accuratezza del modello utilizzato da Immuni per stabilire se un contatto è sufficientemente rischioso da dover inviare una notifica".
   

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