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Imen Jane e l’economia politica su Instagram tra stories e live

Lei è Imen Boulahrajen, 25 anni con un grande seguito su Instagram. Non è un influencer di beauty, moda o travel ma di economia e politica. Classe 1994, origine marocchine, laurea alla Bicocca di Milano, conosciuta su Instagram come Imen Jane. Se le chiedi della Brexit non fa fatica a rispondere: l’economia politica è il suo pane quotidiano.

Da poco ha fondato una start up Will_Ita con il socio Alessandro Tommasi. Definisce Will come uno spazio per i curiosi. E fortunatamente tra questi curiosi ci sono tanti giovani che, grazie a Imen Jane, si stanno appassionando ai grandi temi dell’attualità.

A soli 25 anni, amatissima dal popolo di Instagram non per i trend della moda, del fitness e del makeup, ma per l’economia politica. Quando hai iniziato ad appassionarti a questo settore?

È stato un tema che mi è sempre piaciuto. Quando ero più piccola giocavo a fare la bambina grande che leggeva il giornale. Non a caso “House of cards - Gli intrighi del potere” è la mia serie preferita per via degli intrighi e intrecci. Poi quando la realtà supera la fantasia è molto meglio. Le vicende dell’attualità sono molto più divertenti perchè sono reali rispetto ad una serie tv. Mi è sempre piaciuto avere un’idea mia e non che qualcuno mi dicesse cosa pensare e per questo ho sempre dovuto informarmi. Essendo marocchina e vivendo in un piccolo paese in provincia di Varese, durante il periodo dell’attentato alle Torri Gemelle le persone vedevano in me una figura che potesse rispondere a domande sull’Islam. Questa situazione mi ha spinto ancor di più a informarmi e approfondire.

Come ti spieghi tutto questo successo su Instagram, il Social “delle influencer”?

Instagram l’ho sempre usato perchè uno dei miei social preferiti. Alla fine del 2018 ho fatto una serie di storie con approfondimenti sulla crisi economica. Hanno avuto un successo pazzesco che mai avrei immaginato. Queste storie sono state condivise da tantissime persone e ho ricevuto tantissimi messaggi.

Ho sempre avuto un pregiudizio nei confronti dei giovani senza voglia di informarsi. Invece no, le persone hanno voglia di conoscere, di leggere e di approfondire. Smettiamola di dire che il digitale è un brutto posto, ma popoliamolo di contenuti di valore per renderlo un posto migliore.

Come scegli gli argomenti che approfondisci nelle sue storie?

Prima della fondazione della start up con il mio socio Alessandro Tommasi, parlavo di argomenti che conoscevo, che leggevo e che volevo veicolare. Non avevo un piano editoriale. Cercavo di raccontare gli eventi come fossero delle storielle. Diciamo che questo è un punto di forza e debolezza allo stesso tempo, perché io non parlo di temi che non conosco. Per cui mi attengo a quelli che so di conoscere bene. Studio e leggo di Finanza pubblica da un bel pò. Se mi avessero chiesto della Brexit io avrei saputo rispondere, ovviamente a livello generale. Ho sempre seguito dal primo giorno la vicenda, un po’ come seguire le serie tv. Non mi son persa nessun passaggio.

In passato hai partecipato attivamente alla vita politica dei giovani democratici di FutureDem. Se e quanto questa esperienza ha condizionato la tua scelta di parlare di temi così importanti su Instagram?

Tutto è parte di un unico percorso. Sono finita nell’attivismo politico proprio perché quei temi mi stavano a cuore. Non è la conseguenza, ma è parte del percorso. Ho sempre voluto far parte di qualcosa. A me piace dire “Il mondo sono io”, basta lamentarsi del mondo, fai qualcosa per cambiare. L’attivismo in questo senso per me è molto importante. Mi son resa conto che per far parte di un partito politico non devi per forza essere iscritto. Per far politica basta attuare tutti i giorni quelli che sono i principi. Prendere dei pacchetti di sigaretta a terra per buttarli nel cestino, anche quello significa fare politica. Qualsiasi cosa fai è politica.

I giovani oggi sembrano essere lontani dalla politica, perché i loro ideali non vengono incarnati da nessuna figura politica. Ma le scelte dei giovani sono fondamentali per il futuro del Paese. Si sente di dare loro qualche consiglio?

Parto dal presupposto che ognuno di noi ha le proprie passioni e i propri interessi, non pretendo che tutti siano appassionati di politica. Ma dobbiamo avere una visione d’insieme, che non vuol dire essere tuttologi, ma avere mezzi per capire e comprendere il mondo e ciò che succede. Più un Paese è informato e più è libero, più c’è Democrazia, più c’è partecipazione. Il progresso è ricerca e informazione. C’è bisogno di qualcuno che la faccia e qualcuno che la recepisca. Purtroppo in Italia non sempre ci sono degli esempi virtuosi.

In queste settimane in cui l'Italia sta attraversando un momento difficile a causa del Coronavirus tante aziende ricorrono allo smart working, cosa ne pensi a riguardo?

Sicuramente è un ottimo modo per rendere più libere le persone. Il lavoro non è fisicità, ma è obiettivo. Più è possibile gestire il proprio tempo più una persona è soddisfatta. Io adatto il mio lavoro al mio stile di vita e non viceversa. È un’ottima possibilità anche per i genitori, così da poter trascorrere più tempo con i propri figli. Certo, non tutti possono fare smart working, ci sono dei lavori che richiedono presenza. Ma in questo momento di crisi la cosa positiva che possiamo vedere è un passo avanti rispetto a questo.

Con il tuo progetto editoriale Will__Ita, seguitissimo sui social anche dai ragazzi, come utilizzate il digitale in tempo di crisi? In che modo combattete le fake news?

Noi cerchiamo sempre di non rincorrere la notizia, ma di approfondire e di dare una visione laterale. Diciamo che abbiamo il lusso di non essere un giornale. Il nostro è un progetto editoriale, non dobbiamo sfornare ogni giorno degli articoli. Questo vantaggio ci permette di prenderci il tempo necessario per elaborare e approfondire uno specifico tema, prendendoci un po’ più di libertà. Il nostro obiettivo è quello di creare una community su contenuti di valori che possano unire tutti, dal laureato al non laureato, dal più giovane al più anziano, dal cosmopolita al nazionalista.

Giovanissima e in carriera. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Bella domanda! Già avere in cantiere Will, che è una start up. Ad oggi siamo in 11, presto credo saremo in 13. È comunque una responsabilità portare avanti un team e delle persone che ci seguono assiduamente e che vedono in noi un punto di riferimento, sicuramente è una gran bella cosa ma dall’altro canto è anche una responsabilità. Per cui bisogna essere stra attenti, fare anche le ore piccole, per vedersi tutto il decreto (ndr) e sentire la conferenza per saper rispondere il giorno dopo alle centinaia di messaggi che riceverai. La grande sfida è questa, quella di portare avanti questa nostra start up al meglio.

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