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Open Fiber inaugura l'era degli Smart Glasses per il collaudo della rete in fibra

Open Fiber e Infratel, la società in-house del Mise che è responsabile dei Piani Banda Larga e Ultra Larga, hanno iniziato a impiegare gli Smart Glasses per il collaudo da remoto dei cantieri della prima rete in fibra ottica di Stato. 

Open Fiber si è infatti aggiudicata tre bandi di gara indetti dal Ministero dello Sviluppo Economico e opera come concessionario pubblico per la costruzione di una rete ultra broadband in fibra ottica con tecnologia FTTH (fibra fino a casa) e FWA (Fixed Wireless Access).

L'intero progetto prevede la copertura di circa 7mila comuni in digital divide (aree bianche) con l'erogazione dei servizi di connettività di tutti gli operatori che lo desiderano, come ad esempio Tiscali, Vodafone, Wind Tre, etc. L’azienda guidata da Elisabetta Ripa sta cablando l’Italia anche come operatore privato nelle aree nere: esattamente 271 grandi città considerate a successo di mercato.

Tempi più veloci per la vendibilità

La complessità del progetto nazionale di implementazione della rete ha dovuto affrontare anche il tema dei collaudi, una fase chiave del processo che precede la vendibilità dei servizi. Una soluzione come "Smart Collaudo" permette al tecnico Infratel di gestire più operatori dislocati in diverse aree geografiche, "ottimizzando le tempistiche, diminuendo i costi e accelerando così l’intero processo". Non bisogna infatti dimenticare che i comuni spesso sono dislocati in aree remote dove anche la densità delle abitazioni è ridotta.

La verifica dello stato dell’arte della rete deve rispettare determinati parametri stabiliti dai bandi di gara, quindi il collaudo richiede un livello di controllo dei dettagli molto accurato. Adesso grazie agli Smart Glasses, di fatto dei mini-computer indossabili come occhiali, e la piattaforma Smart Collaudo, uno solo specialista Infratel può collaborare con efficienza in remoto con più operatori sul campo.

Come funziona Smart Collaudo

La piattaforma Smart Collaudo nasce dal sistema Eagle View. In pratica tramite la realtà aumentata, che consente di sovrapporre informazioni multimediali a quanto si sta guardando sugli smart glasses, e il live streaming, il collaudatore in ufficio interagisce con l’operatore presente sul territorio fornendo ogni indicazione. Inoltre è possibile attivare conference call per coinvolgere tutte le persone interessate direttamente o indirettamente dalle operazioni.

"La piattaforma web permette all’esperto in ufficio di vedere, con gli occhi dell’operatore, tutte le attività in tempo reale seguendolo e guidandolo tramite l’utilizzo della mappa interattiva", spiegano Open Fiber e Infratel. "Una soluzione che consente anche di catturare foto, video e note testuali geolocalizzate durante il live streaming".

L'operatore sul campo ha in dotazione non solo Smart Glasses ma anche uno smartphone con app dedicata che abilita la connessione, la localizzazione e gestione dei dati in loco. Da ricordare infatti che gli "occhiali" si collegano in Wi-Fi allo smartphone, che a sua volta sfrutta la rete mobile per le trasmissioni al server. In questo modo si può abilitare lo streaming video su entrambi dispositivi.

L'accelerazione del piano di sviluppo

Open Fiber è convinta che l'impiego di tecnologie di questo tipo possano contribuire a velocizzare i tempi di implementazione dei servizi. "Rendere disponibile il prima possibile una rete performante a tutti i cittadini italiani è la stella polare che seguiamo da quando abbiamo potuto, con mille difficoltà, poggiare la prima pietra di questo grande Progetto-Paese", ha sottolineato l’amministratore delegato di Open Fiber, Elisabetta Ripa. "Lo Smart Collaudo è un esempio concreto di come grazie alla tecnologia e alla collaborazione tra tutti gli attori si possa velocizzare la messa a terra di una grande opera come quella che si sta portando avanti con Infratel nell’ambito del Piano Banda Ultra Larga. Un’infrastruttura interamente in fibra ottica la cui importanza è stata resa ancora più evidente dall’emergenza sanitaria che abbiamo affrontato e che ha obbligato il Paese ad accelerare i processi di digitalizzazione".

Dario d'Elia

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