Scudetto Inter: Lukaku fa la storia a suon di gol

Protagonista e mattatore, è l'uomo in più dei campioni d'Italia

Antonio Conte aveva visto giusto quando ha puntato su Romelu Lukaku chiamato nel difficile compite di sostituire Mauro Icardi, il bomber capriccioso e chiacchierato che ha fatto le valigie insieme all'ingombrante moglie Wanda Nara, destinazione Parigi. Una scelta azzeccata: Lukaku, belga dalle origini congolesi, è il mattatore di una nuova Inter, esattamente agli antipodi del suo predecessore. A suon di gol, conquista un posto nel cuore dei tifosi, un gigante buono, trascinatore e protagonista di una squadra che all'improvviso si scopre vincente. Intelligente, capace, sempre in prima linea nelle battaglie giuste, soprattutto quella fondamentale contro il razzismo negli stadi.
    Lukaku ha personalità e carattere in campo e fuori. Il popolo nerazzurro trova finalmente un leader degno di questo nome e non solo per il fiuto del gol. Un combattente travolgente, inarrestabile palla al piede, abile nello smarcarsi e seminare gli avversari, dalla fisicità imponente, Lukaku è l'attaccante dei sogni di ogni squadra.
    Una stagione da quasi capocannoniere, con 21 gol, secondo nella classifica solo dopo Cristiano Ronaldo, arriva a Milano nell'afa dell'agosto 2019, grazie a Suning che sborsa al Manchester United 65 milioni più dieci di bonus. Una cifra monstre ma alla fine soldi ottimamente spesi. Umile e generoso, Lukaku ha quell'XFactor che lo rende unico. Esalta il gruppo, pensa ai compagni, gioca non solo per se stesso.
    "È un bel momento per me - dice in una intervista pubblicata sul sito dell'Inter - ho fatto una bellissima scelta venendo qua, farò di tutto per aiutare la squadra perché senza i miei compagni non sono nessuno, abbiamo un obiettivo davanti e dobbiamo proseguire così".
    Insomma, un top player un po' old style, 27 anni, poliglotta, e una carriera già lunghissima e importante alle spalle sempre scandita da gol pesantissimi che ne hanno fatto l'uomo chiave anche della nazionale belga. Ma con il Manchester United qualcosa si incrina e decide di girare pagina. "È stato difficile per me dal punto di vista professionale, perché - dice a Sky - le cose non andavano come volevo. Ho dovuto trovare trovare dentro di me ciò che mancava, quindi ho capito che era il momento di cambiare ambiente". " Conte ha rafforzato la mia fiducia e mi ha svegliato. Lo fa con tutti. Tutti sono uguali: lavori sodo, ti alleni duramente e giochi. Altrimenti non giochi".
    E Lukaku lavora sodo, come vuole Conte, ma gioca anche un'altra partita, quella contro il razzismo che lo colpisce durante Cagliari-Inter dell'1 settembre 2019, non una novità per Lukaku. "Dobbiamo educare le persone, l'istruzione è la chiave.
    Questa - dice a Sky - è una lezione che insegnerò a mio figlio.
    Tutti sono uguali e bisogna rispettarsi. L'Italia è un paese bellissimo ma bisogna tenere gli ignoranti fuori dallo stadio".
    Un tema particolarmente delicato per il belga, tanto da arrivare allo scontro Zlatan Ibrahimovic nel derby di Coppa Italia, dopo le parole dello svedese "vai a fare le tue c... vodoo" con riferimento a voci (smentite) sulla madre e i riti voddo.
    Lukaku è molto di più di una macchina da gol (primo giocatore dal 2004/05 con 20 gol e 10 assist in campionato): fa crescere e maturare l'irruente compagno Lautaro Martinez e con lui forma una formidabile coppia d'attacco. Adesso è campione d'Italia, il sogno è trattenerlo all'Inter e probabilmente questa sarà una delle richieste di Conte al club. L'asta per lui è già partita: il Chelsea potrebbe offrire per lui oltre cento milioni di euro che nell'anno del Covid, delle difficoltà del club e del calcio, fanno di certo gola. Ma tenere Lukaku in nerazzurro sarebbe un investimento a lungo termine, pensando al domani, a una Champions che lo aspetta.  
   

        RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

        Video ANSA




        Modifica consenso Cookie